Riflettiamo Insieme

nella vigna ...

Preghiere a Sant'Anna

Concludiamo la giornata nella Vigna, che ci ha fatto conoscere la figura di Sant'Anna, attraverso una breve raccolta di preghiere per la sua intercessione:

PREGHIERA A SANT'ANNA RIVELATA A SANTA BRIGIDA
 
Nelle Rivelazioni di S. Brigida (l. VI, e. 104)' si legge che la Santa ebbe in dono dall'Abate di S. Paolo fuori mura di Roma una reliquia del Braccio di S. Anna che conservasi colà nella ricca cappella delle Reliquie. Ora mentre essa pensava al modo di collocare tali Reliquie della Santa Avola di Gesù per custodirle ed onorarle nel modo più degno, le apparve S. Anna stessa che le disse: « Io sono Anna, la Patrona di tutti i coniugati che furono prima delle legge di grazia; e sono la Madre di tutti i coniugati cristiani, perchè Dio volle prendere carne dalla mia discendenza, e perciò tu, figlia mia, invocherai il Signore con.questa preghiera: Sii benedetto, o Gesù, Figlio di Dio e della Vergine, che ti degnasti eleggerti per Madre Colei che fu il frutto del sacro coniugio di Anna e Gioacchino; per le preghiere di entrambi abbi pietà di tutti coloro che vivono nello stato coniugale, affinchè si accresca il numero dei glorificatori di Dio. Così sia.

PREGHIERA A SANT’ANNA PER LA PROTEZIONE DEI FIGLI

Gloriosa Sant'Anna, protettrice delle famiglie cristiane, a te a do i miei figli. So che li ho ricevuti da Dio e che a Dio appartengono. Pertanto ti prego di concedermi la grazia di accettare ciò che la Divina Provvidenza ha disposto per loro. Benedicili, o misericordiosa Sant’Anna e mettili sotto la tua protezione. Non ti chiedo per loro privilegi eccezionali. Solamente desidero consacrarti le loro anime e i loro corpi, affinché tu ci possa preservare da ogni male. A te affido le loro necessità temporali e la loro salvezza eterna. Imprimi nei loro cuori, o mia buona Sant'Anna, l'orrore del peccato, allontanali dal vizio, preservali dalla corruzione, conserva nelle loro anime la Fede, la rettitudine e i sentimenti cristiani ed insegna loro ad amare Dio sopra ogni cosa, come lo hai insegnato alla tua purissima Figlia, l'immacolata Vergine Maria. Sant'Anna, tu che sei stata specchio di pazienza, concedimi la virtù di affrontare con pazienza e amore le difficoltà che si presentano nell'educazione dei miei figli. Per loro e per me, chiedo la tua benedizione, o madre celeste piena di bontà. Che ti onoriamo sempre, come Gesù e Maria, che viviamo conformemente alla volontà di Dio e che dopo questa vita incontriamo la beatitudine nell'altra, riunendoci a te nella gloria per tutta l'eternità Così sia. 

PREGHIERA A SANT'ANNA PER OTTENERE QUALUNQUE GRAZIA
 
Prostrato ai piedi del tuo trono o grande e gloriosa S. Anna, vengo ad umiliarti la mia fervida prece, la preghiera del cuore; accoglila benigna rendimi grazie, prega per me.

La terra è veramente la valle del pianto - il cammino della vita è seminato di spine - il cuore in tempesta sente forte i colpi del dolore - aiutami Tu, esaudiscimi Tu. O Madre cara prega per me.

Stanco di piangere, senza una parola di conforto e di speranza; oppresso sotto il peso delle tribolazioni solo in Te, che ben intendi il dolore di un'anima, ripongo dopo Dio e la Vergine la speranza mia. O madre cara prega per me.

I miei peccati furon causa di farmi perdere la pace del cuore - l'incertezza del perdono mi rende più triste la vita - impetrami Tu la misericordia divina, l'amore a Gesù, la protezione della Figlia Tua O madre S. Anna prega per me.

Guarda la casa mia, la famiglia mia - Vedi quante disgrazie mi opprimono quante tribolazioni mi sono d'intorno... O Madre cara Ti chiedo la pace e la provvidenza, la pace dell'anima soprattutto. Prega per me.

Ed ora che ho bisogno di grazie non mi abbandonare Tu che sei potente presso il trono di Dio. Allontana da me la tristezza e la deso­lazione, i pericoli, i flagelli del Signore. Benedici e salva l'anima mia; fa che in vita e in morte io Ti chiami e Ti senta vicina. Prega per me, o dolce consolatrice degli afflitti. Fa che un giorno sia ai Tuoi piedi nel santo Paradiso. Così sia. Pater, Ave, Gloria. 

PREGHIERA A S. ANNA
 
O benedetta fra le madri, gloriosa Sant'Anna,

che aveste per figlia a voi soggetta ed obbediente la Madre di Dio,

ammiro l'altezza della vostra elezione e le grazie di cui vi adornò l'Altissimo!

Mi unisco a Maria Santissima sempre Vergine nell'onorarvi,

nell'amarvi, nell'affidarmi alla vostra tutela.

A Gesù, a Maria e a Voi, consacro tutta la mia vita

come un'umile offerta della mia devozione.

Voi ottenetemi la grazia di essere degno del Paradiso. Così sia. 3 Gloria al Padre...
Sant’Anna prega per noi

Preghiera per i governanti

Nel giorno dei risultati finali dei ballottaggi delle elezioni amministrative, dedichiamo una preghiera a coloro che sono stati chiamati a governare, ricevendo la fiducia degli elettori, affinché sappiano governare secondo morale e onestà:


Signore mio Gesù Cristo, per intercessione della Tua e nostra Madre, ti supplico di convertire i governanti, di forzare la loro mente ai tuoi insegnamenti e voleri.
Fa di loro i Tuoi strumenti per difendere le nostre radici Cattoliche, dando loro coerenza e onestà. Cancella dalle loro menti e dalle loro anime, la ricerca del profitto personale, e colmali della ricerca del bene della nostra Nazione.
Allontana dai posti di potere, tutti coloro che operano contro la Tua Legge d'Amore, di Verità e di Giustizia, rendendoli consapevoli della loro iniquità morale, e dà loro il coraggio, l'onestà e la forza di dimettersi da un incarico che fa loro spargere tanto male.
Pater, Ave, Gloria.


Fonte 

Lo Spirito Santo, Dono consolatore e difensore

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di Mons. Gerardo Rocconi:

Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Parola del Signore.

 

NON VI LASCERO’ ORFANI
Anche in questa VI domenica di Pasqua leggiamo un brano tratto dai Discorsi di Addio. Gesù aveva parlato della sua partenza, ma aveva detto di non rattristarsi: era necessario avere fede e avere fiducia nei progetti di Dio. La sua amicizia con gli apostoli non si sarebbe interrotta. E difatti leggiamo nel vangelo odierno queste parole di Gesù che poi sono state ripetute più volte: “Non vi lascerò orfani, sarò sempre con voi, fino alla fine”.
E Gesù aggiunge: Voi mi vedrete, perchè io vivo e voi vivrete” . E’ l’esperienza della fede! E’ quanto sperimenta la Chiesa ed ogni credente: Gesù è vivo, è il Signore, è il Risorto vincitore di ogni male. E’ così: dove o due sono riuniti nel suo nome, Egli è veramente lì, in mezzo a loro. E ancora: Egli fa ardere il cuore nel petto di chi lo ascolta.

VI MANDERO’ L’AVVOCATO, LO SPIRITO SANTO
Veramente Gesù è vivo, realmente Gesù è in mezzo a noi per essere il vincitore di ogni male e per darci vita. Chi ci aiuterà a credere e a capire? Lo Spirito Santo! Lo Spirito Santo infatti è il dono di Gesù Risorto, quel dono che Gesù aveva più volte promesso quando parlava de’ “L’ altro Paraclito”, cioè l’Avvocato.
E’ lo Spirito Santo che sostiene la fede degli uomini, perchè è luce.
E’ lo Spirito Santo che incoraggia nella tentazione e dà vigore nella prova, perchè è fortezza.
E’ lo Spirito Santo che orienta nelle scelte, perchè è Consiglio.
E’ lo Spirito Santo che aiuta ad amare la Parola di Dio, perchè è intelletto.
E’ lo Spirito Santo che permette di aprire il cuore a Dio perchè è amore.

LO SPIRITO SANTO, CONSOLATORE E DIFENSORE
Gesù lo chiama Consolatore, o, con un termine più vicino al testo originale, lo chiama Paraclito, cioè avvocato, proprio per i motivi appena detti: ci sta a fianco nelle nostre battaglie e nelle nostre difficoltà, nella sfiducia e nella tentazione. E’ Lui, lo Spirito Santo, che ci illumina, per accogliere la Parola di Gesù.
Lo Spirito Santo è il dono che Gesù Risorto fa alla sua Chiesa e ad ogni credente. E’ un dono.... eppure Gesù invita ad attenderlo e a invocarlo. Non per niente gli apostoli in preghiera con Maria lo hanno atteso per nove giorni nel Cenacolo, dal giorno dell’Ascensione alla Pentecoste.
Questo ci insegna che lo Spirito è un dono, ma è anche possibile mettere degli ostacoli fino al punto che Egli, Dio-Amore, non possa agire.
Perchè tanti pur avendo avuto il Dono hanno perso la fede? Perché non hanno permesso allo Spirito di agire! E’ necessario allora invocarlo, supplicarlo, chiederlo, ascoltarlo e ubbidirgli. Ubbidirgli soprattutto, vivendo una vita nuova nel suo abbraccio, vita nuova che consiste nel rifiutare la mentalità di questo mondo per cercare una vita di santità, fatta di preghiera, fiducia, carità, opere buone, armonia, pace.

DOCILI ALLO SPIRITO SANTO
Se si è docili allo Spirito se ne percepirà il frutto e gli occhi del cuore potranno vedere come il Signore è presente, agisce, salva.
 E potrà accadere quanto Pietro ci dice nella seconda lettura: Adorate Gesù nel vostro cuore, Pronti a rendere ragione della speranza che è in voi: il che significa: Tanto più si vive la presenza di Gesù e si è conquistati da lui, altrettanto la nostra vita lo lascia trasparire, per cui nasce l’esigenza della testimonianza, cioè donare Gesù. E sarà una testimonianza gioiosa, rispettosa e mite, ma non sarà mai fermata, nemmeno dalla fatica o dalla persecuzione.

La morte non è la fine

Negli scorsi giorni, io (Angel) ho subito una perdita dolorosa che mi ha addolorato molto. Però il mio cuore è sempre stato sereno perchè consapevole che la morte non avrà mai la parola fine sulla nostra esistenza né sul nostro cammino. Per questo oggi voglio condividere con voi un pensiero di Chiara Lubich che è stata un'orgogliosa testimonianza cattolica nel mondo: il cardinal Angelo Bagnasco l'ha indicata come uno degli "astri lucenti" del XX secolo, accanto a personalità come Madre Teresa di Calcutta. Il pensiero che voglio condividere con voi concerne proprio la morte la quale appunto non rappresenta la fine di tutto:

Gesù pronunciò queste parole in occasione della morte di Lazzaro di Betania, che poi egli al quarto giorno risuscitò.
Lazzaro aveva due sorelle: Marta e Maria.
Marta, appena seppe che arrivava Gesù, gli corse incontro e gli disse: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù le rispose: «Tuo fratello risusciterà». Marta replicò: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». E Gesù dichiara: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno».

«Io sono la risurrezione e la vita».

Gesù vuol fare intendere chi egli è per l’uomo. Gesù possiede il bene più prezioso che si possa desiderare: la Vita, quella Vita che non muore.
Se hai letto il Vangelo di Giovanni, avrai trovato che Gesù ha pure detto: «Come il Padre ha la Vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la Vita in se stesso».
E poiché Gesù ha la Vita, la può comunicare.

«Io sono la risurrezione e la vita».

Anche Marta crede alla risurrezione finale: «So che risusciterà nell’ultimo giorno».
Ma Gesù, con la sua affermazione meravigliosa: «Io sono la risurrezione e la vita», le fa capire che non deve attendere il futuro per sperare nella risurrezione dei morti. Già adesso, nel presente, egli è per tutti i credenti, quella Vita divina, ineffabile, eterna, che non morirà mai.
Se Gesù è in loro, se egli è in te, non morirai. Questa Vita nel credente è della stessa natura di Gesù risorto e quindi ben diversa dalla condizione umana in cui si trova.
E questa straordinaria Vita, che già esiste anche in te, si manifesterà pienamente nell’ultimo giorno, quando parteciperai, con tutto il tuo essere, alla risurrezione futura.


Pubblicata su Città Nuova n. 4/1999.

Riflettiamo con San Filippo Neri

Concludiamo la nostra giornata riflettendo attraverso le parole di San Filippo Neri di cui la Chiesa Cattolica fa memoria quest'oggi:


"Non vi è cosa migliore per l'uomo che l'orazione, e senza di essa non si può durar molto nella vita dello spirito."


"Umiliate voi stessi sempre, e abbassatevi negli occhi vostri e degli altri, acciò possiate diventar grandi negli occhi di Dio."

"Dio sempre ha ricercato nei cuori degli uomini lo spirito d'umiltà, e un sentir basso di sè. Non vi è cosa che più dispiaccia a Dio che l'essere gonfiato della propria stima."

"Le tentazioni del demonio, spirito superbissimo e tenebroso, non si vincono meglio che con l'umiltà del cuore, e col manifestare semplicemente e chiaramente senza coperta i peccati e le tentazioni al confessore."

"La vera custodia della castità è l'umiltà: e però quando si sente la caduta di qualcuno, bisogna muoversi a compassione, e non a sdegno: perché il non aver pietà in simili casi, è segno manifesto di dover prestamente cadere."

"Figliuoli, state allegri, state allegri. Voglio che non facciate peccati, ma che siate allegri."

"L'allegrezza cristiana interiore è un dono di Dio, derivato dalla buona coscienza, mercé il disprezzo delle cose terrene, unito con la contemplazione delle celesti...Si oppone alla nostra allegrezza il peccato; anzi, chi è servo del peccato non può neanche assaporarla: le si oppone principalmente l'ambizione: le è nemico il senso, e molto altresì la vanità e la detrazione. La nostra allegrezza corre gran pericolo e spesso si perde col trattare cose mondane, col consorzio degli ambiziosi, col diletto degli spettacoli."

"L'obbedienza è il vero olocausto che si sacrifica a Dio sull'altare del nostro cuore, e bisogna sforzarci d'obbedire anche nelle cose piccole, e che paiono di niun momento, poiché in questo modo la persona si rende facile ad essere obbediente nelle cose maggiori."

"Chi vuole altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia. Chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che dimanda. Chi opera e non per Cristo, non sa quello che si faccia."

"La grandezza dell'amor di Dio si riconosce dalla grandezza del desiderio che l'uomo ha di patire per amor suo."

"Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi."

"La perfezione non consiste nelle cose esteriori, come in piangere ed altre cose simili, e le lacrime non sono segno che l'uomo sia in grazia di Dio."

"Quando l'anima sta rassegnata nelle mani di Dio, e si contenta del divino beneplacito, sta in buone mani, ed è molto sicura che le abbia ad intervenire bene."

"E' ottimo rimedio, nel tempo delle tribolazioni e aridità di spirito, l'immaginarsi di essere come un mendico, alla presenza di Dio e dei Santi, e come tale andare ora da questo Santo, ora da quell'altro a domandar loro elemosina spirituale, con quell'affetto e verità onde sogliono domandarla i poveri. E ciò si faccia alle volte corporalmente, andando ora alla Chiesa di questo Santo, ed ora alla Chiesa di quell'altro a domandar questa santa elemosina."

"La confessione frequente de' peccati è cagione di gran bene all'anima nostra, perché la purifica, la risana e la ferma nel servizio di Dio."

"Nel confessarsi l'uomo si accusi prima de' peccati più gravi e de' quali ha maggior vergogna: perché così si viene a confondere più il demonio e cavar maggior frutto dalla confessione."

"Per tenere vivo il pensiero della divina presenza ed eccitare la confidenza in Dio sono utilissime alcune orazioni brevi e quelle spesse volte lanciare verso il cielo tra il giorno, alzando la mente a Dio da questo fango del mondo: e chi le usa, ne ricaverà frutto incredibile con poca fatica."

"Figliuoli miei, siate devoti della Madonna: siate devoti a Maria."

"Sappiate, figliuoli, e credete a me, che lo so: non vi è mezzo più potente ad ottenere le grazie da Dio che la Madonna Santissima."

"La Madonna Santissima ama coloro che la chiamano Vergine e Madre di Dio, e che nominano innanzi a Lei il nome santissimo di Gesù, il quale ha forza d'intenerire il cuore."

(San Filippo Neri)

Meditazione sulla morte: Se mi ami non piangere

Oggi la Vigna conclude la sua giornata unendosi al dolore del nostro carissimo fratello Angel per la perdita della sua cara nonna avvenuta nella giornata odierna. Proprio per questi motivi proponiamo una meditazione di Sant'Agostino che ha per titolo "Se mi ami non piangere", perché possa essere di conforto al nostro carissimi amico e fratello. Prima di lasciarvi alla meditazione, vi invitiamo a pregare per l'anima della cara nonna del carissimo nostro amico.


Per te, caro Angel:



Se mi ami non piangere

Non piangere per la mia dipartita. Ascolta questo messaggio. Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire ciò che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine, e in quella luce che tutto investe e penetra, non piangeresti. Sono ormai assorbito dall'incanto di Dio, dalla sua sconfinata bellezza. Le cose di un tempo sono così piccole e meschine al confronto. Mi è rimasto l'affetto per te, una tenerezza che non hai mai conosciuto. Ci siamo visti e amati nel tempo: ma tutto era allora fugace e limitato. Ora vivo nella speranza e nella gioiosa attesa del tuo arrivo fra noi. Tu pensami così. Nelle tue battaglie, orientati a questa meravigliosa casa dove non esiste la morte e dove ci disseteremo insieme, nell'anelito più puro e più intenso, alla fonte inestin­guibile della gioia e dell'amore. Non piangere, se veramente mi ami.


(Sant'Agostino)

Riflettendo sull'esempio di Santa Rita da Cascia

Concludiamo la giornata nella Vigna, che ci ha fatto conoscere la figura di Santa Rita da Cascia, attraverso una riflessione di don Giuseppe Tomaselli sulla vita della Santa:


Tratto da: “Santa Rita (Profilo storico) - don Giuseppe Tomaselli

SOLA!... - Rita amava santamente lo sposo; per lui pregava, all'occasione lo richiamava e lo compativa nei suoi difetti. Così si andò avanti per diversi anni.   Ma il bel tempo non durò a lungo; sopraggiunse la tempesta; scoppiò un fulmine a ciel sereno.

 Lo sposo era andato a Cascia per disbrigo di affari. Verso sera, ritornando a casa, lungo un sentiero fu assalito da malviventi e fu ucciso.  Un contadino, passando per quel sentiero, vide l'uomo assassinato e riconobbe essere Paolo Ferdinando. Corse a darne notizia alla famiglia di lui.

Rita restò fortemente scossa, pensando: Mi hanno assassinato il marito!... Ormai sono vedova! ... I miei bambini sono già orfani! ...

 Nella notte buia, con l'aiuto della lanterna, in compagnia dei figliuoli andò sul posto del delitto. Vide il marito ricoperto di ferite e credeva di sognare; ma era davanti alla triste realtà.   La vera virtù si vede alla prova. Rita a quella scena di sangue sentì spezzarsi il cuore per il dolore e subito si rivolse a Dio per essere sostenuta nella dura prova. Pregò per l'anima del marito e pregò pure per gli uccisori.

 Il cadavere di poi fu portato a casa. Non passò molto e furono individuati gli assassini. Il nobile animo di Rita e più che tutto la sua grande carità verso il prossimo, rifuggivano dalla vendetta.   L'addolorata vedova brigò affinché i colpevoli non fossero puniti dalla giustizia umana e li perdonò pubblicamente.   I due figli, crescendo negli anni e riflettendo sull'uccisione del padre, pensarono di vendicarsi. Si decisero a ciò perché forse eccitati da cattive persone. _
 Rita tremava al pensiero che i suoi figli avrebbero potuto divenire assassini e piangeva li scongiurava in tutti i modi per calmarli. Un giorno s'inginocchiò davanti al Crocifisso e così pregò: O Gesù, piega l'animo dei miei figli oppure chiamali a te con una santa morte! -  E Gesù accettò la supplica. I due figli si ammalarono e morirono nel bacio del Signore.

 Rita rimase sola, perché anche i suoi genitori erano morti. La vita di sposa e di madre fu una semplice parentesi della sua dimora terrena. Dio la preparava ad altre cose.

FORTE DECISIONE - L'anima di Rita tendeva sempre a Dio, tanto nella gioia che nel dolore. Rimasta vedova piuttosto in giovane età, libera da ogni legame,. riprese con novello fervore la vita di giovinetta: preghiera, meditazione, penitenze ed opere di carità.

Nell'adolescenza soleva andare sull'alto scoglio a pregare; da vedova vi si recava pure spesso. Quando da quell'altura spingeva lo sguardo verso Cascia, le si accendeva in cuore la brama di andare nel convento. Ma come riuscirvi? Da vedova sarebbe stata ammessa tra le vergini del chiostro?

 Sapendo che la preghiera è arma potente e può ottenere anche l'impossibile, si rivolse con fede a Dio mettendo l'intercessione di tre grandi Santi: San Giovanni Battista, Santo della penitenza e del deserto, Sant'Agostino, legislatore e maestro della regola dei conventi delle Suore Agostiniane, e San Nicola da Tolentino, fra­ticello Agostiniano, di cui si narravano allora tanti prodigi. Così pregava Rita: Con voi, miei Santi Protettori, spero di raggiungere la meta! Aiutatemi voi ad entrare nel convento!

La sua umile e fiduciosa preghiera toccò il cuore di Dio e fu esaudita; non subito, ma nell'ora segnata dalla Provvidenza.

IL RIFIUTO - Era necessario preparasi al gran passo. Per divenire degna sposa di Gesù Crocifisso, cominciò a mortificarsi con più austerità di prima e raddoppiò il fervore nelle preghiere e nelle elevazioni spirituali.  Quando credette bene, partì a piedi da Rocca Porena, in abito dimesso di colore turchino, e andò a Cascia per esporre la sua decisione all'Abbadessa del convento di Santa Maria Maddalena. Con trepidazione chiese di essere ammessa ad un colloquio.
 A quel tempo l'Abbadessa non era nominata per elezione, ma per anzianità e durava per tutta la vita; avvenuta la morte, entrava in carica la Religiosa più anziana. Rita si trovò davanti ad una vecchia Abbadessa, di cui la storia non registra il nome; costei era buona, ma troppo osservante della Regola Agostiniana; non ammetteva eccezioni. Sentendo che la postulante era vedova, rispose:- Ammiro la vostra buona volontà, ma non posso accettarvi perché la Regola ammette soltanto le vergini. Ci sono nei dintorni di Cascia altri conventi; cercate quello che accetta le vedove.  Rita insistette: - Ma è proprio questo il convento che ho sempre sognato! Per carità, accettatemi come l'ultima serva del convento! - Non fu possibile smuovere la vecchia Abbadessa; Rita ritornò a casa mesta e piangente.
 Cosa fare? ... Intensificare le preghiere. Si prostrò ai piedi del Crocifisso ed a Lui confidava la sua amarezza: - Sino a quando, o Signore, mi farai attendere? Sono una povera peccatrice; ma ti amo ed amo solo te! - Le si aprì il cuore alla speranza; sentiva nell'anima la certezza di essere accettata in quel convento.

VOLO ARCANO - Una notte stava assorta in preghiera e sentì tre tocchi distinti alla finestra della sua cameretta. Ebbe un senso di paura, pensando: Chi sarà mai a quest'ora?

$i affacciò alla finestra e non vide alcuno; all'intorno regnava il silenzio. Credendo trattarsi di scherzo di fantasia, ritornò alla preghiera. Mentre sfogava il cuore con Dio, si ripeterono i tre tocchi alla finestra ed udì una voce forte e soave: - Rita, Rita, fa' presto! -

 Meravigliata corse alla finestra e vide in alto un'aureola luminosa; in mezzo alla luce scorse San Giovanni Battista, Santo Agostino e San Nicola da Tolentino, i quali, avvicinatisi, la invitarono ad andare con loro, dicendo: - Fa' presto, Rita! Il Signore ha esaudita la tua preghiera!
Rita comprese. Pronta a fare la volontà di Dio, lasciò tutto e si uni alla loro comitiva. Tutti e quattro, avvolti in una scia luminosa, in un batter d'occhio si trovarono sull'alto scoglio di Rocca Porena; da qui spiccarono un misterioso volo ed in meno che si dica si trovarono dietro il portone del convento delle Monache agostiniane di Cascia.

Essendo notte, era serrato l'ingresso; ma al passaggio della celeste comitiva si aprì il portone e si aprirono le porte interne, finché i quattro giunsero nel coro della Chiesa.

Rita fu lasciata sugli stalli delle novizie ed i Santi Protettori sparirono.

La povera vedova di Rocca Porena non era stata accettata dalla vecchia Abbadessa tra le vergini del chiostro; Dio però la voleva ed ecco ora Rita dentro le mura del sospirato convento.

DENTRO IL CHIOSTRO - Sola nel coro, davanti a Gesù Sacramentato, la nuova. arrivata trascorse in preghiera parecchie ore notturne. Verso l'alba le Monache coriste solevano adunarsi nel coro per il canto del Mattutino. Grande fu lo stupore di tutte ed in particolare della Abbadessa a vedere Rita dentro il coro.   Ci si domandava: Ma come avrà potuto entrare? ... Che mistero è mai questo? ...

Scrive il Padre Vannutelli:

 - L'antico monastero aveva la sua entrata a tramontana, col grande portone che ora dal cortile conduce all'orto; tutto il recinto era circondato da gigantesche muraglie a guisa di piccola fortezza e non era in alcun modo possibile penetrare dentro il sacro recinto quando il portone era chiuso -.
  L'Abbadessa e le Suore interrogarono Rita come avesse fatto ad entrare a porte chiuse ed essa manifestò candidamente le cose grandi che Dio aveva operato per lei in quella notte avventurata.   Avendo il Signore manifestata la sua volontà con un prodigio, Rita fu accettata nel convento.

IL SACRO SAIO - Dio dà con generosità, ma anche domanda con generosità; essendo stato così benigno e largo con Rita, sino a farla entrare nel convento a porte chiuse, aspettava da lei una corrispondenza eccezionale, sino all'eroismo.

Le Monache prima di emettere i Voti Religiosi per consacrarsi a Dio, devono fare il Postulantato, cioè devono avere un periodo di prova.

 La postulante Rita, quasi trentenne, abituata ai sacrifici, non trovò difficoltà nella vita del monastero; tutto le sembrava facile e bello. Convinta che la carità, la umiltà e l'ubbidienza sono le virtù delle persone consacrate a Dio, intensificò il suo lavoro spirituale.   Era di esempio alle Monache, le quali non trovarono difficoltà ad ammetterla ad indossare l'abito religioso.  La funzione della Vestizione era solenne, per il cerimoniale di quel tempo. Si svolgeva così:  L'Abbadessa radunava le consorelle nell'Oratorio; dovevano essere presenti un pubblico notaio, due testimoni e due parenti intimi della postulante; costoro dovevano firmare l'atto ufficiale.

Rita, inginocchiata davanti alla Superiora, espresse la volontà di consacrarsi a Dio, rispondendo all'interrogatorio del rituale; poi fu vestita del sacro saio. Finita la funzione, ci fu il bacio di fratellanza da parte delle Suore.

UBBIDIENZA PREMIATA - Quantunque postulante e poi novizia, Rita sembrava una Suora matura; faceva grandi passi nella vita spirituale.  Il demonio, geloso di questa bell'anima, cominciò ad assaltarla. Prima tentò abbatterla con lo scoraggiamento; non riuscendo, l'assaltò con forti tentazioni contro la purezza, presentandole a vivi colori i piaceri della vita.  Un giorno il demonio prese le sembianze di un giovane avvenente e si presentò a Rita invitandola al male; ma ricevette uno schiaffo e subito sparì.

 Il nemico delle anime non si diede per vinto ed insinuò dubbi sulla vita religiosa, specialmente sulla pratica dell'ubbidienza. Rita, piena di fede, vedeva negli ordini della Superiora la volontà di Dio; ubbidiva senza discutere, ciecamente. Il demonio non voleva che ubbidisse così, ma ragionando ed anche sofisticando. La Provvidenza permise che l'Abbadessa le impartisse un ordine strano; il fine era di mettere alla prova l'umiltà e l'ubbidienza della novizia. Le fu comandato: - Questo pezzo di legno secco conficcatelo in un angolo del cortile ed innaffiatelo due volte al giorno, mattino e sera.

 Rita vedeva la stranezza dell'ordine ricevuto ed avrebbe potuto farlo rievocare; ma memore delle parole dello Spirito Santo: « L'uomo ubbidiente canterà le vittorie », ubbidì senza discutere.   Mattina e sera attingeva acqua dal vicino pozzo ed innaffiava il legno secco. Dio benedisse quegli atti di ubbidienza ed operò un miracolo; quel legno cominciò a rinverdire, poi spuntarono le gemme ed in seguito i fiori ed. i frutti; si formò una rigogliosa vite.

La vite prodigiosa è ancora lì, nel cortile del convento a testimoniare la grande virtù di Santa Rita.


FONTE

In ricordo di Giovanni Falcone

Concludiamo la nostra giornata sulla Vigna dedicata a Giovanni Falcone nel giorno dell'anniversario della sua morte. Perché i suoi sforzi continuino a dare frutto, ricordando il suo impegno, il suo pensiero, il suo coraggio attraverso le sue parole:


"Perché una società vada bene, si muova nel progresso,
nell'esaltazione dei valori della famiglia,
dello spirito, del bene, dell'amicizia,
perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, 
per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore,
basta che ognuno faccia il suo dovere".


"Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola".

"La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine". 

"A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali,
 continueranno a camminare
sulle gambe di altri uomini."

"L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Ecco, il coraggio è questo,
 altrimenti non è più coraggio ma incoscienza".


Io sono la Via, la Verità, la Vita

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di mons. Antonio Riboldi:


Lo si tocca con mano lo smarrimento, che tanti genitori provano, oggi, di fronte ai figli, che sembrano concepire la vita in modo ben diverso da quella che, forse, si aveva pochi anni fa.
Non è tanto lontana la memoria di quando, nelle nostre famiglie, si viveva con semplicità; non si era travolti dai 'messaggi' che i mass media donano, invitando ad una vita spesso priva della 'via' da seguire, proponendo solo prospettive di 'mille strade', che sono, tante volte, proprio il contrario della 'via della vita'.
Dialogando con i figli ci si rende conto che, spesso, già da adolescenti, prendono le distanze da quanto si credeva il segreto della bellezza della vita, che ha sempre origine da Dio sola fonte della gioia, e quasi impongono mentalità, mode, atteggiamenti, che sembrano uno schiaffo alle nostre radici cristiane.
Un papà, buon testimone di una vita vissuta nella fedeltà, nella bontà e nei valori fondamentali, quelli che nessun uomo può ignorare e cancellare, perché sono le colonne che sostengono la cattedrale della vita, come la dignità, il vero uso della libertà che non è mai licenza o egoismo, ma ben altro, una salda fede in Dio e un sincero e profondo amore alla famiglia, cosi diceva: "Con i miei figli sembra si sia scavato un fosso di incomprensione. Non ci capiamo più. Affermano un loro modo di vedere la vita e tutto il resto, per me inconcepibile. Ed è un'enorme sofferenza. Ma come difendersi da questo mondo, che non ha neppure il rossore della menzogna, e 'a suo modo' si pone a paladino della vita? È come l'aria che respiriamo: penetra nelle ossa. Noi abbiamo respirato l'aria pulita della montagna, senza il pericoloso smog che a volte copre l'ambiente: i nostri figli respirano quest'aria di mondo, che è veleno. È la nostra grande sofferenza e non ci resta che proporre ciò che siamo e viviamo da genitori, almeno come contrasto e speranza che, alla fine, in questo clima entrino anche loro".
Ma a pensarci bene, il mondo è sempre stato un confronto non facile tra la bellezza di Dio vissuta e l'inganno di satana, iniziato nell'Eden. Ed è proprio su questo confronto, a volte drammatico, tra la verità di Dio e la menzogna del mondo, che Pietro invita a confrontarci.
"Carissimi - scrive l'Apostolo - stringendovi a Cristo, pietra viva rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Onore dunque a voi che credete, ma per gli increduli 'la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta pietra angolare, sasso d'inciampo e pietra di scandalo'.
Loro vi inciampano perché non credono alla parola: a questo sono stati destinati. Ma voi siete 'la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato, perché proclami le opere meravigliose' di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce" (1 Pietro 2, 4-9).
Mai come oggi, la proposta della fede - accettare Gesù come sola 'Via, Verità e Vita' - si è fatto duro e necessario confronto.
Forse un tempo, i miei tempi, era più facile trasmettere i valori da parte dei nostri genitori.
Oggi non basta più una fede intimamente profonda: occorre una vita testimoniata, che sia quanto meno confronto per una scelta dei figli.
Tante volte la società si è posta, rubando il posto della famiglia, come 'maestra di strada', 'cattiva maestra' direbbe Paolo; ha sbandierato la libertà da ogni regola, ossia fare quello che più ci piace, senza neppure chiedersi se è bene o male; a volte questi fragili nostri figli si affidano di più alle mode del 'branco', imitandolo in tutto, senza alcun discernimento, e diventano 'merce di gruppo', non soggetti liberi.
Riferendosi ad una mentalità corrente, Paolo VI, nella solennità dell'Immacolata del 1959, così presentava il pensiero e l'operato dei falsi maestri: "Gli uomini sono buoni in se stessi, lasciateli senza difesa, senza dire niente. Vediamo dove vanno a finire. Lasciateli in balia dei propri istinti e tendenze, - vanno a finire veramente fuori strada e arrivano ad aberrazioni che ci fanno piangere e fremere. Non badano (i cattivi maestri) a cosa si profana, che cosa si distrugge, ai dolori che si seminano, ai delitti che si commettono, a tutti i disegni buoni che non possono essere tessuti per questa irruzione lasciata libera, che i nostri divertimenti, la nostra stampa, i nostri costumi vanno assumendo".
La Parola di Gesù, oggi, diventa la divina proposta per tutti della ricerca della 'via' della vita. Gesù questo discorso lo ha fatto in un momento estremamente indicativo della sua missione. L'Apostolo Giovanni lo pone all'interno dell'Ultima Cena, quindi in prossimità della Sua passione, che avrebbe sconcertato i 'Suoi', che in Lui erano certi di avere trovato la Via.
Avevano lasciato tutto per seguirLo e, anche se Gesù più volte aveva preannunciato la sua passione, morte e resurrezione, non lo avevano capito.
Nei loro 'sogni', forse, non era previsto un coinvolgimento nella passione, morte e resurrezione.
Non erano ancora pronti a quel salto di qualità, che solo la Pentecoste avrebbe realizzato.
Finché si hanno - come amiamo dire - solo i piedi per terra, difficile avere occhi e cuore verso il Cielo, soprattutto quando siamo chiamati a vivere momenti difficili: la nostra passione per la resurrezione.
Abbiamo visto che spesso 'tenere saldi i piedi solo a terra', si corre il rischio di farsi coinvolgere dagli inganni della terra.
Gesù, in quella sera di confidenza e amicizia: sera di irrepetibile amore, ieri e oggi, sera della 'consegna di Lui', nell'offerta del proprio corpo e sangue – "Prendete e mangiate questo è il mio corpo; prendete e bevete questo è il mio sangue, sparso per voi" - e nella lavanda dei piedi, in un clima che dovremmo conservare sempre, perché sempre 'quella sera', se vogliamo si ripete per noi, nel servizio e nell'Eucarestia, Gesù fa una confidenza che giunge a noi ora:
"Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto: quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi, dove sono io. E del luogo dove vado, voi non conoscete la via. Gli disse Tommaso: Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via? Gli disse Gesù: Io sono la Via, la Verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto" (Gv 14, 1-12).
Torna l'irrinunciabile domanda, per tutti: Gesù è davvero la nostra 'Via, Verità e Vita' o non abbiamo ancora deciso quale strada dare alla nostra vita?
Quale strada dobbiamo indicare ai nostri carissimi, ma fragili adolescenti e giovani di oggi, che sono generosi quando hanno la fortuna o la grazia di 'vedere la Via', o sono maledettamente sbandati, quando non sanno quale indirizzo dare alla loro esistenza e non trovano almeno chi lo conosca e lo indichi?
Eppure, se osserviamo 'Via, Verità e Vita' sono come tre inseparabili 'sorelle'. L'una chiama l'altra. Trovata l'una, troviamo le altre..
Ma smarrita l'una, la Via, non hanno più posto le altre due. Come avviene a tanti, sempre. Abbiamo di fronte la meravigliosa visione di giovani, uomini e donne, che sono testimonianza di serenità perché, anche se con fatica, hanno trovato la vera Via e camminano senza paura, come è stato per Tommaso, ma anche, dall'altra, una massa che vive senza sapere qual è il vero segreto della vita, porta di accesso alla Verità e alla vera Vita. E fanno tanta compassione.
Così Benedetto XVI esortava i giovani, a Loreto, durante l'Agorà: "Davanti ai tanti messaggi che vi giungono siate critici. Non andate dietro l'onda prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di prendere le vie alternative indicate dall'amore vero. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati perciò che può sembrare perdente o fuori moda; i vostri coetanei, ma anche gli adulti e anche quelli che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità, manifestata da Gesù. quella dell'umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia, ma del coraggio. Non è l'esito di una sconfitta, ma il risultato di una vittoria dell'amore sull'egoismo e della grazia sul peccato" (Loreto, 2 settembre 2007).
Vorremmo davvero vivere in modo tale da sentire detto a noi: 'Vado a prepararvi un posto'. Ai miei cari giovani vorrei dire con amicizia: non abbiate paura di seguire Cristo!
Diffidate di quelli che chiamate amici e tali non sono!
A noi adulti, forse scoraggiati di fronte a tanto abbandono della Via che è Cristo, dico: Siate, per chi vi è vicino, silenziose, ma sicure guide, come lo sono le guide di montagna, sempre davanti a tracciare il sentiero e pronte a darci una mano quando siamo in difficoltà. Prego Maria, 'la Stella del mattino', come la pregava don Tonino Bello:
"Santa Maria, donna della strada, fa' che i nostri sentieri siano come lo furono i tuoi: strumento di comunicazione con la gente.
Donaci, ti preghiamo, il gusto della vita. Facci assaporare r ebbrezza delle cose.
Offri risposte materne alle domande di significato circa il nostro interminabile andare.
 Rimettici in cammino, per scorgere sulle sabbie dell' effimero, le orme dell' eterno. Restituisci la bellezza della ricerca alla nostra inquietudine a volte di turisti senza meta".

Rosarium Virginis Mariae - IV parte

 Continuiamo, nel mese dedicato a Maria, a meditare il Santo Rosario attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste: 

CAPITOLO I

CONTEMPLARE CRISTO CON MARIA 

Un volto splendido come il sole

9. « E apparve trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole » (Mt 17, 2). La scena evangelica della trasfigurazione di Cristo, nella quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni appaiono come rapiti dalla bellezza del Redentore, può essere assunta ad icona della contemplazione cristiana. Fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito nostro. Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente l'amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo. Si realizza così anche per noi la parola di san Paolo: « Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore » (2 Cor 3, 18).

Maria modello di contemplazione

10. La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un'umana somiglianza che evoca un'intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell'Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7).

Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell'episodio dello smarrimento nel tempio: « Figlio, perché ci hai fatto così? » (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell'intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della 'partoriente', giacché Maria non si limiterà a condividere la passione e la morte dell'Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e, infine, uno sguardo ardente per l'effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfr At 1, 14).

L'umile Maria

Ci troviamo nel mese di maggio, il mese mariano e per questi motivi concludiamo la nostra giornata con una meditazione di Sant'Alfonso Maria de' Liguori sull'umiltà di Maria:




L'umile Maria

di Sant'Alfonso Maria de' Liguori

Il primo atto dell’umiltà di cuore è avere un basso concetto di sé. Maria ebbe sempre un così basso concetto di se stessa, come fu ugualmente rivelato a Santa Matilde, che, pur vedendosi arricchita di grazie più degli altri, non si mise mai al di sopra di nessuno. Spiegando quel passo del Cantico dei Cantici: “Mi hai ferito il cuore, sorella mia sposa… con un solo capello del tuo collo” (Ct.4,9 Vulg.), l’abate Ruperto dice che questo capello del collo della sposa fu appunto l’umile concetto che Maria ebbe di sé, con cui ferì il cuore di Dio; “che cosa c’è infatti più sottile di un capello?”. Non già che la santa Vergine si stimasse peccatrice, perché l’umiltà è verità, come dice Santa Teresa, e Maria sapeva di non aver mai offeso Dio. Non che non confessasse di aver ricevuto da Dio maggiori grazie di tutte le altre creature, perché un cuore umile ben riconosce i favori speciali del Signore per umiliarsi ancor più; ma la divina Madre, alla luce più grande che aveva per conoscere l’infinita grandezza e bontà del suo Dio, conosceva meglio la sua piccolezza. Perciò si umiliava più di ogni altro e con la sposa del Cantico dei Cantici diceva: “Non guardate che io sono bruna, perché mi ha abbronzato il sole” (Ct.1,6). San Bernardo commenta: “In confronto al suo splendore, mi trovo nera”. Infatti, dice San Bernardino, “la Vergine aveva sempre un rapporto attuale con la divina maestà e con il proprio niente”. Come una mendicante, se indossa una ricca veste che le è stata donata, non se ne insuperbisce, ma nel vederla tanto più si umilia davanti al suo donatore perché più si ricorda della sua povertà, così Maria, quanto più si vedeva arricchita, tanto più si umiliava, ricordandosi che tutto era dono di Dio. La Vergine stessa disse alla benedettina Santa Elisabetta: “Sappi che io mi ritenevo la creatura più spregevole e indegna della grazia di Dio”. San Bernardino afferma: “Come nessuna creatura, dopo il Figlio di Dio, s’innalzò sulle vette della grazia quanto Maria, così nessuna creatura scese più in basso nell’abisso dell’umiltà”.
Inoltre è atto di umiltà nascondere i doni celesti. Maria volle tacere a San Giuseppe la grazia di essere divenuta Madre di Dio, anche se pareva necessario informarlo, per dissipare i sospetti che lo sposo poteva avere sulla sua onestà vedendola incinta, o almeno per liberarlo dal tur bamento. San Giuseppe infatti, non potendo dubitare della castità di Maria e d’altra parte ignorando il mistero, “decise di rimandarla in segreto” (Mt.1,19); e, se l’angelo non gli avesse rivelato che la sposa aveva concepito per opera dello Spirito Santo, l’avrebbe lasciata.
Inoltre l’umile rifiuta le lodi per sé e le riferisce tutte a Dio. Maria si turbò nel sentirsi lodare dall’angelo Gabriele e quando santa Elisabetta le disse: “Benedetta tu fra le donne… A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?… Beata colei che ha creduto… ” (Lc.1), la Vergine, attribuendo tutte quelle lodi a Dio, rispose con l’umile cantico:“L’anima mia magnifica il Signore”. Come se dicesse: Elisabetta, tu lodi me, ma io lodo il Signore a cui solo è dovuto l’onore. Tu ammiri che io venga a te; io ammiro la divina bontà: “il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”. Tu mi lodi perché ho creduto; io lodo il mio Dio che ha voluto esaltare il mio niente: “perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc.1,46-48). Maria disse a Santa Brigida: “Perché mi umiliavo tanto e ho meritato tanta grazia, se non perché ho saputo e pensavo di non essere e di non avere niente? Perciò non volli la mia lode, ma soltanto quella del donatore e del creatore”. Parlando dell’umiltà di Maria, Sant’Agostino esclama: “O beata umiltà, che donò Dio agli uomini, aprì il paradiso e liberò le anime dagli inferi”.
È proprio degli umili il servire, e Maria non esitò ad andare a servire Elisabetta per tre mesi. Dice dunque San Bernardo: “Elisabetta si meravigliava che Maria fosse venuta, ma ancor più si stupisca che sia venuta non per essere servita, ma per servire”.
Gli umili se ne stanno in disparte e si scelgono il posto peggiore. Perciò Maria, osserva San Bernardo, quella volta che Gesù stava predicando in una casa (Mt.12), desiderava parlargli ma “non volle interrompere il discorso di suo Figlio con la sua autorità di madre e non entrò nella casa in cui egli parlava”. Per la stessa ragione, stando nel cenacolo con gli apostoli, Maria volle mettersi all’ultimo posto. Leggiamo in San Luca: “Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù” (At.1,14). Non che San Luca non conoscesse i meriti della divina Madre, per cui avrebbe dovuto nominarla in primo luogo; ma poiché Maria si era messa all’ultimo posto nel cenacolo, dopo gli apostoli e le altre donne, San Luca menziona tutti i presenti secondo l’ordine in cui stavano collocati. È questo il pensiero di un autore. Dice San Bernardo: “Giustamente l’ultima è diventata la prima perché, pur essendo la prima di tutti, si comportava come se fosse l’ultima”.
Infine gli umili amano le manifestazioni di disprezzo. Perciò non si legge che Maria fosse presente in Gerusalemme quando nella Domenica delle palme il Figlio fu ricevuto dal popolo con tanti onori. Invece al momento della morte di Gesù la Vergine non si astenne dal comparire in pubblico sul Calvario, affrontando il disonore di esse re riconosciuta come madre del condannato, che moriva da infame con una morte infame. Maria disse a santa Brigida: “Che cosa c’è di più spregevole di essere considerata incapace, di avere bisogno di tutto e di credersi la più indegna di tutti? Tale, o figlia, fu la mia umiltà, questa la mia gioia e questa la mia volontà, perché non avevo altro pensiero che di piacere unicamente a mio Figlio”.
Alla venerabile suor Paola da Foligno fu dato in un’estasi di comprendere quanto fu grande l’umiltà della Santa Vergine. Parlandone al suo confessore, la religiosa, piena di stupore, diceva: “Ah padre, l’umiltà della Madonna! Nel mondo non vi è neppure un minimo grado di umiltà in confronto a quella di Maria”. Una volta, il Signore fece vedere a Santa Brigida due dame, una tutta fasto e vanità. “Questa, le disse, è la superbia. L’altra che vedi, con atteggiamento modesto, rispettosa verso tutti, con il pensiero rivolto unicamente a Dio e che si considera come un niente, è l’umiltà e si chiama Maria”. Dio volle in tal modo manifestarci che la sua beata Madre era così umile, che era l’umiltà stessa.
È certo che per la nostra natura corrotta dal peccato non c’è forse, dice San Gregorio Nisseno, nessuna virtù più difficile da praticare che l’umiltà. Ma non c’è altra via: non potremo mai essere veri figli di Maria se non siamo umili. Dice San Bernardo: “Se non puoi imitare la verginità dell’umile, imita l’umiltà della Vergine”. Ella aborrisce i superbi, chiama a sé soltanto gli umili: “Chi è fanciullo venga a me” (Prov.9,4). Riccardo di San Lorenzo afferma: “Maria ci protegge sotto il mantello dell’umiltà”. La Madre di Dio stessa così parlò a Santa Brigida: “Anche tu, figlia mia, vieni e nasconditi sotto il mio mantello; questo mantello è la mia umiltà”. Poi disse che la considerazione della sua umiltà è un buon mantello che riscalda. Ma come il mantello non riscalda se non chi lo porta, non solo con il pensiero, ma anche in opera, così, aggiunse, “la mia umiltà non giova, se non ci si sforza di imitarla. Perciò, figlia mia, rivestiti di questa umiltà”. Quanto sono care a Maria le anime umili! San Bernardo scrive: “La Vergine riconosce e ama quelli che la amano ed è vicina a coloro che la invocano, specialmente a quelli che vede conformi a sé nella castità e nell’umiltà”. Perciò il santo esorta tutti coloro che amano Maria ad essere umili: “Sforzatevi di emulare questa virtù, se amate Maria”. Martino d’Alberto della Compagnia di Gesù per amore della Vergine era solito scopare il convento e raccoglierne le immondizie. Una volta, riferisce il padre Nierembergh, gli apparve la divina Madre e ringraziandolo gli disse: “Quanto mi è cara quest’azione fatta per amor mio!”.
Dunque, mia Regina, non potrò mai essere tuo vero figlio se non sono umile. Ma non vedi che i miei peccati dopo avermi reso ingrato verso il mio Signore mi hanno fatto diventare anche superbo? Madre mia, poni tu rimedio alla mia situazione: per i meriti della tua umiltà ottienimi di essere umile, divenendo così figlio tuo. Amen.

Meditazioni e preghiere sulla vita di Giovanni Paolo II

Concludiamo la nostra giornata con un omaggio al Beato Giovanni Paolo II nel giorno dell'anniversario della sua nascita avvenuta il 18 maggio 1920 a Wadowice, in Polonia. Lo facciamo proprio con un tratto della sua enciclica, Evangelium Vitae - che ricordiamo potete leggere settimanalmente attraverso il nostro appuntamento in Il post del giorno - nella quale il Beato Papa si batte in difesa della vita umana. Al termine pregheremo con una preghiera sempre del nostro amato Beato Papa Giovanni Paolo II.


Questo è il nostro modo per dirgli ancora una volta: Buon compleanno Karol!


Dalla Lettera Enciclica, Evangelium Vitae del Beato Giovanni Paolo II:



Il Vangelo della vita non è esclusivamente per i credenti: è per tutti. La questione della vita e della sua difesa e promozione non è prerogativa dei soli cristiani. Anche se dalla fede riceve luce e forza straordinarie, essa appartiene ad ogni coscienza umana che aspira alla verità ed è attenta e pensosa per le sorti dell'umanità. Nella vita c'è sicuramente un valore sacro e religioso, ma in nessun modo esso interpella solo i credenti: si tratta, infatti, di un valore che ogni essere umano può cogliere anche alla luce della ragione e che perciò riguarda necessariamente tutti.
Per questo, la nostra azione di «popolo della vita e per la vita» domanda di essere interpretata in modo giusto e accolta con simpatia. Quando la Chiesa dichiara che il rispetto incondizionato del diritto alla vita di ogni persona innocente — dal concepimento alla sua morte naturale — è uno dei pilastri su cui si regge ogni società civile, essa «vuole semplicemente promuovere uno Stato umano. Uno Stato che riconosca come suo primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona umana, specialmente di quella più debole».136 
Il Vangelo della vita è per la città degli uomini. Agire a favore della vita è contribuire al rinnovamento della società mediante l'edificazione del bene comune. Non è possibile, infatti, costruire il bene comune senza riconoscere e tutelare il diritto alla vita, su cui si fondano e si sviluppano tutti gli altri diritti inalienabili dell'essere umano. Né può avere solide basi una società che — mentre afferma valori quali la dignità della persona, la giustizia e la pace — si contraddice radicalmente accettando o tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata. Solo il rispetto della vita può fondare e garantire i beni più preziosi e necessari della società, come la democrazia e la pace.
Infatti, non ci può essere vera democrazia, se non si riconosce la dignità di ogni persona e non se ne rispettano i diritti.
Non ci può essere neppure vera pace, se non si difende e promuove la vita, come ricordava Paolo VI: «Ogni delitto contro la vita è un attentato contro la pace, specialmente se esso intacca il costume del popolo..., mentre dove i diritti dell'uomo sono realmente professati e pubblicamente riconosciuti e difesi, la pace diventa l'atmosfera lieta e operosa della convivenza sociale».137 
Il «popolo della vita» gioisce di poter condividere con tanti altri il suo impegno, così che sempre più numeroso sia il «popolo per la vita» e la nuova cultura dell'amore e della solidarietà possa crescere per il vero bene della città degli uomini.


Preghiera per la vita
(del Beato Giovanni Paolo II)

O Maria, 
aurora del mondo nuovo, 
Madre dei viventi, 
affidiamo a Te la causa della vita: 
guarda, o Madre, al numero sconfinato 
di bimbi cui viene impedito di nascere, 
di poveri cui è reso difficile vivere, 
di uomini e donne vittime di disumana violenza, 
di anziani e malati uccisi dall'indifferenza 
o da una presunta pietà. 
Fa' che quanti credono nel tuo Figlio 
sappiano annunciare con franchezza e amore 
agli uomini del nostro tempo 
il Vangelo della vita. 
Ottieni loro la grazia di accoglierlo 
come dono sempre nuovo, 
la gioia di celebrarlo con gratitudine 
in tutta la loro esistenza 
e il coraggio di testimoniarlo 
con tenacia operosa, per costruire, 
insieme con tutti gli uomini di buona volontà, 
la civiltà della verità e dell'amore 
a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.


Riflettendo con Sant'Antonio abate

Concludiamo la giornata nella Vigna, che ci ha fatto conoscere la figura di Sant'Antonio abate, attraverso una lettera scritta dalla sua mano che invita alla riflessione: 

2. Credo che alcuni hanno intrapreso il cammino con tutto il cuore e si sono disposti ad affrontare tutte le lotte del nemico fino a sconfiggerlo; lo Spirito Santo li chiama in precedenza per rendere leggera la battaglia e dolci le fatiche della conversione e impone loro una misura stabilita per la penitenza del corpo e dell’anima fino a insegnare loro la via che porta a Dio creatore. E Dio fa violenza, per così dire, all’anima e al corpo perché entrambi siano puri e degni allo stesso modo di diventare eredi.

Il corpo diventa puro mediante molti digiuni e veglie, l’anima mediante la preghiera e ogni altra cosa che stronca il desiderio della carne. Lo Spirito di conversione guida costoro e li mette alla prova perché il nemico non li faccia retrocedere. Lo Spirito, poi, che guida le anime comincia ad aprire gli occhi dell’anima perché anch’essa si converta e diventi pura. Allora l’intelletto discerne l’anima dal corpo e lo Spirito gli insegna la purificazione dell’anima e del corpo per mezzo della penitenza. L’intelletto è istruito dallo Spirito e guida ogni nostro moto dell’anima e del corpo e lo rende puro. Lo Spirito discerne tutti i frutti della carne, caratteristici di ogni membro, e che furono la causa della prima trasgressione e riporta ogni membro del corpo alla primitiva condizione. Lo Spirito non ha nulla di estraneo che gli derivi dal nemico. E il corpo è sottomesso all’intelletto e istruito dallo Spirito, come afferma l’apostolo Paolo: «Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (1 Cor 9,27). L’intelletto, infatti, si è purificato dai cibi, dalle bevande, dal sonno e per sempre da tutte le passioni e, in virtù della sua purezza, si è liberato da ogni rapporto naturale.

3. Nel corpo, secondo me, ci sono tre tipi di passioni. Vi è quel moto conforme per naturale disposizione al corpo che agisce solo dietro volontà dell’anima ed è ben noto. Vi è poi un altro moto che si ha quando si alimenta il corpo con abbondanti cibi e bevande; il sangue, riscaldato da quanto si è ingerito, eccita il corpo e quel primo moto viene sollecitato dalla concupiscenza.

Per questa ragione l’Apostolo dice: «Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza» (Ef 5,18). E il Signore ordina ai discepoli nel vangelo: «State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni e ubriachezze» (Lc 21,34) soprattutto con la voluttà. A coloro che cercano la misura della purezza dobbiamo dire: «Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (1Cor 9,27). Infine, il terzo moto deriva dagli spiriti malvagi che, invidiosi, tentano di distrarre quanti aspirano alla propria santificazione.

Se l’anima si mantiene salda di fronte a questi tre moti nel testimoniare ciò che lo Spirito insegna all’intelletto, allora sia la stessa anima che il corpo sono esenti dai suddetti tre mali. Ma se l’intelletto indugia nel testimoniare quanto lo Spirito attesta, allora gli spiriti malvagi seminano nel suo corpo e gli muovono guerra finché l’anima sia spossata e si chieda donde verrà l’aiuto, si converta, si sottometta alla testimonianza dello. Spirito e riabbia la vita. Allora l’anima crede che il suo riposo consiste nel dimorare con Dio e che Dio stesso è la sua pace.

4. Vi ho detto queste cose in merito alla conversione dell’anima e del corpo e in che modo occorre purificarli. Quando l’intelletto è così combattuto, allora si rivolge allo Spirito e comincia a discernere le passioni animalesche che gli derivano dalla sua volontà. Allora l’intelletto, osservando i precetti dello Spirito, diviene partecipe dello stesso Spirito e questo gli insegna a sanare ogni malattia dell’anima e a discernere le passioni conformi per naturale disposizione al corpo e le altre che derivano dall’esterno e sono state mescolate con il corpo dalla testa fino ai piedi a causa della propria volontà.

Lo Spirito fissa un limite agli occhi, perché vedano in modo retto e puro, perché non abbiano nulla di estraneo. Lo Spirito indirizza le orecchie ad ascoltare con pace ed esse non vogliono più sentire le maledizioni e le ingiurie degli uomini, ma soltanto parole di bontà e di misericordia per tutte le creature. Una volta, infatti, sia la vista che l’udito erano ammalati.

Poi lo Spirito insegnerà la purezza alla lingua; è infatti per causa sua che l’anima si è gravemente ammalata ed è mediante la lingua che l’anima palesa la sua malattia e ad essa ne attribuisce la colpa. La lingua è un organo dell’anima e questa per essa si è maggiormente ammalata. Dice in proposito l’apostolo Giacomo: «Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana» (Gc 1,26). In un altro passo dice pure: «La lingua è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose e contamina tutto il corpo» (Gc 3,5 6). Ci sono pure molti altri passi ma io non posso ricordarli tutti. Se l’intelletto è illuminato dallo Spirito, prima ne è purificato e allora ricerca e affida alla lingua parole che non hanno alcuna malvagità, né alcuna volontà del cuore. Si compie allora quel che dice Salomone: «Tutte le parole della mia bocca sono giuste; niente vi è in esse di fallace o perverso» (Pro 8,8). E in un altro passo aggiunge: «La lingua dei saggi risana» (Pro 12,18) e non mancano molte altre cose.

Lo Spirito sana anche le mani che un tempo, seguendo la volontà dell’intelletto, compivano cose sconvenienti; ora invece lo Spirito dona loro quel vigore necessario per raggiungere la purezza attraverso le preghiere e le opere di misericordia e le esorta a compiere queste opere. Così in esse si realizza quell’espressione detta a proposito della preghiera: «Le mani alzate come sacrificio della sera» (Sal 140,2), e ancora: «La mano operosa arricchisce» (Pro 10,4).

Lo Spirito purifica il ventre per quanto concerne i cibi e le bevande senza essere mai sazio (una volta la volontà sollecitava tale passione) e i demoni lo avevano vinto. Perciò lo Spirito Santo afferma per bocca di Davide: «Con chi aveva uno sguardo superbo e un cuore insaziabile, io non mangiavo» (Sal 100,5). Ma a coloro che chiedono la purezza anche nel cibo, lo Spirito stabilisce un limite sufficiente, adeguato al corpo, in modo che non si provi più la concupiscenza. Perciò Paolo attesta: «Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1Cor 10,31). A causa del ventre sazio i pensieri sono messi in movimento dalla fornicazione, allora lo Spirito istruisce l’intelletto che discerne tre diversi moti e gioisce di essere purificato.

Lo Spirito col suo aiuto e con la sua potenza spegne le passioni; lo stesso Spirito dà pace a tutto il corpo e frena i moti passionali. E quanto dice Paolo: «Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi» (Col 3,5) e via di seguito. Poi l’intelletto, unificato dalla potenza dello Spirito, costringe i piedi, se non procedevano sulla via della salvezza che porta a Dio, a camminare secondo la volontà dello Spirito perché compiano opere migliori e tutto il corpo sia trasformato e sottomesso alla potenza dello Spirito. E quel corpo, secondo me, ha già ricevuto parzialmente quel corpo spirituale che riceverà nella risurrezione dei giusti. Ho trattato delle malattie dell’anima che, penetrate nel corpo, lo sconvolgono perché l’anima ha fatto da guida agli spiriti maligni facendoli operare nelle membra del corpo.

Ma l’anima, secondo me, ha anche altre passioni che le derivano dall’esterno; quali siano, le esamineremo ora. La superbia, per esempio, trae la sua origine dall’esterno, come la presunzione, l’orgoglio, l’odio, l’invidia, l’ira, la pusillanimità, l’impazienza e altre passioni di minor conto. Chi con tutto il cuore si affida a Dio, riceverà dal Signore, che è bontà, lo Spirito di conversione e lo Spirito, a sua volta, gli farà conoscere i suoi mali perché si possa pentire. I nemici però si adoperano per impedirgli di far penitenza, lo tentano e non gli consentono di pentirsi: ma se egli si mantiene saldo e obbedisce allo Spirito che lo istruisce sul modo di far penitenza, allora il Creatore ha misericordia delle sue fatiche fisiche, dei suoi prolungati digiuni, delle sue lunghe veglie, delle sue meditazioni sulla parola divina, delle sue continue preghiere, della sua rinuncia al mondo e alle opere umane, della sua umiltà, della sua povertà di spirito. Allora il Dio di bontà, vedendo la sua perseveranza in tutte queste cose e la sua pazienza nelle tentazioni, ha pietà di lui e lo aiuta.

La paura

Stasera, riflettiamo sulla paura attraverso la testimonianza di Enza: è una testimonianza molto bella che merita di esser letta interamente:


QUANDO VENIAMO CONCEPITI NEL GREMBO MATERNO TROVIAMO IL CALORE, LA PROTEZIONE E L’AMORE DELLA MAMMA. SENTIAMO I RUMORI E LE VOCI COME OVATTATE E NULLA CI FA PAURA. QUANDO PERO’ ARRIVA IL MOMENTO DELLA NASCITA LA SOFFERENZA SI FA FORTE; PROVIAMO PAURA, PERCHE’ DOBBIAMO PASSARE PER UNO STRETTO TUNNEL, VENIAMO SCARAVENTATI FUORI E SPESSE VOLTE CON VIOLENZA E CON SPINTONI. DA LI’ CI ACCORGIAMO QUANTO E’ GRANDE IL MONDO RISPETTO A PRIMA E DEL FORTE RUMORE DI CUI NON ERAVAMO ABITUATI. ANCHE PER MANGIARE DOBBIAMO TRIBOLARE RISPETTO A QUANDO ERAVAMO NEL GREMBO MATERNO.
LA NASCITA, PER UN BAMBINO E’ ESSERE MOTIVO DI PAURA, LA QUALE SPESSO RIMANE PER TUTTA LA VITA. SE POI CI METTIAMO L’INCAPACITA’ DI MOLTI GENITORI CHE NON SANNO DARE QUELLA GIUSTA SICUREZZA CON L’AMORE, QUEL BIMBO DA ADULTO AVRA’ GROSSI PROBLEMI.
IO PER ESEMPIO, DA PICCOLA HO SEMPRE AVUTO MOLTA PAURA DELLA MORTE, MA NON SOLO DA PICCOLA. QUANDO PENSAVO ALLA NONNA CHE NON HO CONOSCIUTO ERA COME SE L’AVESSI IN CASA, E QUESTO NON MI FACEVA STAR BENE. MI INFILAVO SOTTO LE COPERTE E CERCAVO DI NON PENSARE E DORMIVO. DA GRANDE NATURALMENTE E’ SUBENTRATA LA RAGIONE E DELLA NONNA NON AVEVO PIU’ PAURA, TANTO E’ VERO CHE L’ESPERIENZA CHE HO VISSUTO IL GIORNO SUCCESSIVO IL FUNERALE DI MIO PADRE CHE ERA IL FIGLIO, TESTIMONIA CHE LEI MI E’ STATA SEMPRE VICINA E IL SIGNORE MI HA FATTO VIVERE L’ESPERIENZA SUBLIME DELL’EFFUSIONE DEL SUO AMORE PROPRIO DAVANTI LA TOMBA DELLA NONNA.
DALL’INIZIO DEL 1997 ALLA FINE DEL 2003 MIO PADRE HA VISSUTO IN CASA CON ME, LA GRAVE MALATTIA CHE L’HA RESO INFERMO E SENZA PAROLA, NECESSITAVA DI ASSISTENZA AMOREVOLE. ANCHE NOI DA LUI ABBIAMO RICEVUTO MOLTO, ED E’ PROPRIO GRAZIE A QUESTA ESPERIENZA CHE POSSO DIRE CON CERTEZZA: LA BIBBIA HA RAGIONE. AMARE E RISPETTARE I GENITORI PORTA DIO A VIVERE NELLE NOSTRE CASE.
QUANDO IL 19 NOVEMBRE DI QUELL’ANNO PAPA’ PAOLO  MORI’, RICEVETTI DALLA MIA PARROCCHIA ALTRE RICHIESTE DI AIUTO, E LA MIA RISPOSTA POSITIVA MI HA MOSTRATO ANCOR DI PIU’ L’AMORE E LA PRESENZA DI GESU’ NELLA MIA VITA, CERTA CHE LUI RISIEDEVA NELLA MIA CASA.
I SEGNI SONO STATI MOLTI E L’ANNO SUCCESSIVO MI HA MOSTRATO LA SUA GRANDEZZA COL PELLEGRINAGGIO A GERUSALEMME.
ERA UN PO’ DI TEMPO CHE CULLAVO L’IDEA DI VISITARE GERUSALEMME COSI’ DA CAMMINARE SUI PASSI DI GESU’, MA NON SAPEVO DOVE INFORMARMI. L’IDEA DI ANDARE CON UN’AGENZIA DOVE NON CONOSCEVO NESSUNO NON MI PIACEVA, MI SAREBBE PIACIUTO ANDARE CON UN’AMICA E CON UNA PARROCCHIA. DOMANDAI ALLE TRE SUORE E AL PARROCO MA NESSUNO SAPEVA RISPONDERMI, NESSUNO ERA AL CORRENTE SE QUALCUNO NEI DINTORNI ORGANIZZAVA IL PELLEGRINAGGIO. PASSARONO I MESI FINCHE’ UN GIORNO UNA NOSTRA SUORA MI DISSE CHE IL PARROCO DI UNA CERTA PARROCCHIA STAVA ORGANIZZANDO QUESTO PELLEGRINAGGIO. C’E’ DA SAPERE PERO’, CHE IN VIAGGIO DI NOZZE HO RISCHIATO DI PRECIPITARE E DA ALLORA HO SEMPRE AVUTO TERRORE DELL’AEREO. LA VOGLIA DI ANDARE A GERUSALEMME ERA TANTA MA L’AEREO……..
PERO’ E’ SUCCESSA UNA COSA GRANDE, DA QUANDO LA SUORA MI HA INFORMATA, AL GIORNO CHE TELEFONAI AL SACERDOTE, LA PAURA SEMBRAVA SCOMPARSA, NON PENSAVO ALL’AEREO.
QUANDO POI ANDAI PER PRENOTARMI E PORTAI I SOLDI PER ME E MIA FIGLIA, AVEVO L’IMPRESSIONE DI DOVER FARE UN VIAGGIO IN PULLMAN. TUTTI MI CHIEDEVANO: MA ENZA TU CHE HAI COSI’ PAURA ORA VAI IN AEREO!!!! DAL MIO SORRISO SERENO CAPIVANO CHE LA PAURA ERA SCOMPARSA. INFATTI QUANDO PARTIMMO DALLA MALPENSA, MIA FIGLIA ERA TIRATA COME UNA CORDA, IO INVECE AVEVO L’IMPRESSIONE CHE MENTRE BOEING SI ALZAVA, FOSSE GESU’ A SOLLEVARE L’AEREO FINO A PERCEPIRLO DI FRONTE A ME. PIANSI DI GIOIA!  MIA FIGLIA CREDEVA CHE PIANGESSI PER LA PAURA. LA SUA PRESENZA ERA REALE E LE PROVE ME LE HA DATE IN TUTTI I GIORNI VISSUTI IN TERRA SANTA.

MA TORNIAMO AL VIAGGIO. QUANDO CI CHIAMARONO QUELLI DELL’AGENZIA PER INFORMARCI COME DOVEVAMO COMPORTARCI, CI DISSERO CHE GLI ISRAELIANI AVEVANO MODIFICATO LA PARTENZA E L’ARRIVO. INVECE DEL GIORNO 28 APRILE PARTIVAMO IL 27 E NATURALMENTE RIENTRAVAMO UN GIORNO PRIMA IL GIORNO 4 MAGGIO. QUEL PERIODO OLTRETUTTO E’ STATO UN BUON TEMPO PER ANDARE IN QUEI POSTI PERCHE’ LA PACE REGNAVA DA CIRCA 8 MESI. CHIEDEMMO COME MAI CI AVEVANO SPOSTATO LA DATA MA NESSUNO SAPEVA RISPONDERE A TUTTO CIO’. E GIA QUESTO E’ MOLTO STRANO.
PARTIMMO CON UNO SPLENDIDO SOLE, IL VIAGGIO E’ STATO TROPPO BELLO NON SOLO PER LA MANCANZA DI PAURA E CON LA CERTEZZA CHE GESU’ ERA CON NOI, MA PERCHE’ IL CIELO SERENO MI HA PERMESSO DI FOTOGRAFARE TUTTA LA COSTA JUGOSLAVA E LA GRECIA.
ARRIVAMMO A TEL AVIV, IL MIO RESPIRO ERA RALLENTATO PER L’EMOZIONE. PARTIMMO TUTTI COL PULLMAN ALLA VOLTA DI NAZARETH. IL GIORNO SUCCESSIVO COL TELEFONO PUBBLICO TELEFONAI A CASA A MIO FIGLIO E MI DISSE CHE ERA IN ATTO UNA TROMBA D’ARIA E CHE IL VENTO STAVA CREANDO DANNI NON SOLO ALLA LOMBARDIA MA A TUTTA ITALIA IN GENERE.
NON FINISCE QUI. IL 4 MAGGIO CI IMBARCAMMO PER IL RITORNO E IL VIAGGIO E’ STATO ECCEZIONALE.
LA SERA ARRIVAMMO IN CITTA’ VERSO LE 17 E IL CIELO COMINCIAVA AD ANNERIRSI. NON POTEVO CREDERE AI MIEI OCCHI, PER 48 ORE C’E’ STATO UN FINIMONDO. ALBERI SRADICATI, TEMPORALI A CATENA, NUBI CHE SEMBRAVANO ANNUNCIASSERO LA FINE DEL MONDO.
GESU’ AVEVA OPERATO UN MIRACOLO. PRIMA MI HA TOLTO LA PAURA DELL’AEREO MA NON POTEVA FARMI FARE UN VIAGGIO ALLUCINANTE IN MEZZO ALLA TEMPESTA VIOLENTA. HA PENSATO BENE DI ANTICIPARE LA PARTENZA E L’ARRIVO.
CHI NON HA FEDE RIDERA’ SICURAMENTE DICENDO CHE SONO CASI. IO PERO’ RISPONDO LORO CHE, CONOSCERE GESU’ E STARE INNESTATI A LUI VIVIAMO SEMPRE PROTETTI E AL SICURO DA OGNI TEMPESTA NON SOLO METEOROLOGICA MA SOPRATTUTTO LA TEMPESTA CHE CI RISERVA IL NOSTRO MONDO.
QUESTO E’ SOLO UN ESEMPIO, MA NE AVREI ALTRI CENTO DA RACCONTARE, MAGARI PROSSIAMENTE!
GRAZIE E CIAO A TUTTI
ENZA

Io sono venuto perché abbiano la vita

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di mons. Gianfranco Poma:

Dopo aver rinnovato l'annuncio: "Non cercate tra i morti Colui che è vivo. Non è qui: è risorto", la Liturgia del tempo pasquale continua a farci rivivere l'incontro personale con il Cristo vivo e a presentarci l'esistenza cristiana come l'esperienza di relazione con Lui, all'interno di una comunione di persone che vivono di Lui.
Il Vangelo di Giovanni termina dicendo: "Queste cose sono state scritte perché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome" (Giov.20,31).
Dunque l'autore si rivolge ai suoi lettori, oggi a noi, perché "crediamo": la fede a cui Giovanni invita non è tanto il primo atto di fede, la decisione di credere, quanto piuttosto "l'esperienza della fede", è la percezione di una comprensione nuova della realtà. Credere significa vedere, ascoltare, toccare la carne di Gesù e sperimentare il Figlio di Dio, vedere la croce e percepire la Gloria, vedere il pane e sentire l'Amore della sua vita che si dona. Credere per Giovanni significa sperimentare la Parola di Dio che si è fatta carne perché noi sperimentiamo la Gloria: così tutta la realtà è "simbolica" nel senso che essa ha un senso che si autotrascende. La fede è la percezione divina della realtà: Gesù è la via che ci guida alla esperienza vera della vita. Per questo il Vangelo conclude: "perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome". La fede è la esperienza dell'incontro con Gesù, il Figlio di Dio che ci conduce a percorrere con Lui il cammino della vita e a sperimentare che, pur dentro la fragilità della storia, essa ha una intensità inesauribile tanto da essere già vita "eterna". Il Vangelo di Giovanni è il Vangelo di Cristo risorto: Lui risorto ci incontra e ci introduce nella sua vita divina. La vita del credente è la vita del discepolo che "Gesù ama", ne gusta l'amore, ne percepisce i segni e risponde con il proprio amore all'amore di Gesù. La vita del credente è in realtà la vita dell' "amante": il discepolo è colui che "crede l'amore". Il Vangelo di Giovanni, rivelazione di un Dio che ama fino al dono del proprio Figlio, è allo stesso tempo un Vangelo soffuso di una profonda amarezza: Gesù per tutta la sua vita ha sperimentato l'avversione da parte di coloro che preferiscono la tenebra alla luce, che non credono l'Amore e che lo hanno crocifisso. Ma Gesù è risorto: l'Amore vince l'odio, la fede vince il mondo. E questa è la storia che continua: la fede si fa strada dentro l'incredulità che rimane nel mondo e pure nella comunità dei discepoli che è pur sempre immersa nel mondo e nella storia.
In questo contesto possiamo comprendere il brano del Vangelo di Giovanni (10,1-10) che leggiamo nella Liturgia della domenica IV di Pasqua. Il libro degli Atti degli Apostoli descrive i primi passi della vita della comunità cristiana: una comunità composita ha bisogno di darsi una struttura, la persecuzione spinge gli ellenisti a fuggire da Gerusalemme e a cominciare una missione presso i samaritani. Nella Chiesa primitiva si sono sviluppate progressivamente strutture di autorità: i cristiani ellenisti scelgono amministratori locali mentre Giacomo e gli anziani sono descritti come capi della comunità cristiana degli Ebrei; Paolo per le sue comunità indica diversi tipi di autorità. Leggere Giovanni in questo contesto significa comprendere l'urgenza di porre attenzione
ai pericoli inerenti a queste strutture: coloro ai quali viene attribuita l'autorità nella Chiesa, tendono a prendere importanza eccessiva agli occhi di coloro per i quali dovrebbero essere i "servi". E questo avviene perché la loro presenza è senza mediazioni e spesso si pensa che attraverso ciò che essi fanno si raggiunge Gesù. Il cap.10 di Giovanni è una splendida e forte meditazione sul senso dell'autorità nella comunità ecclesiale. Per Giovanni è di assoluta importanza non dimenticare la
presenza nella Chiesa di Gesù, il risorto, che solo può donare la vita di Dio. Verso la fine del sec.I, quando l'appellativo di "pastori" era largamente diffuso per i responsabili delle Chiese, l'insistenza di Giovanni sul fatto che Gesù è il solo pastore buono e che tutti gli altri sono ladri e mentitori, rappresenta una precisa sfida: le pecore devono ascoltare solo il pastore divino. Certo nel contesto storico di Giovanni queste parole sono rivolte anzitutto ai capi delle sinagoghe, ma inevitabilmente hanno nella comunità cristiana una ricaduta che qualifica il ruolo dell'autorità ecclesiale. E per Giovanni, non si tratta di una questione astratta: la passione che traspare dalle sue parole, rivela
quanto sia forte il rischio di dimenticare la insostituibile presenza di Gesù, vivo, a favore di autorità che invece farebbero scadere la comunità cristiana a livello di qualsiasi altra organizzazione umana.
Comincia dunque a parlare dell' "ingresso" nell'autorità ecclesiale: non si entra attraverso la via di interessi personali ma attraverso "la porta" tipicamente ecclesiale che è la "comunione". L'autorità ecclesiale è esercizio di comunione: proprio la comunione è la fonte che la genera ed è il servizio reso alla comunione di persone che si conoscono, si stimano, si promuovono, che la mantiene nella sua reale efficienza.
Il Vangelo sottolinea che coloro ai quali Gesù parlava "non capirono di che cosa stava parlando", proclamando così, con estrema chiarezza, la radicale novità dell'autorità ecclesiale generata dall'Amore, in rapporto all'autorità normalmente interpretata come "potere" a vantaggio di interessi particolari.
Il Vangelo continua quindi chiarendo la natura dell'autorità ecclesiale: "In verità, in verità io vi dico: Io sono la porta…" Attraverso queste parole solenni, Gesù comincia a rivelare il mistero della sua presenza nella Chiesa: è la presenza inaugurata dalla sua risurrezione, dal suo passaggio da questo mondo al Padre attraverso un Amore che ha raggiunto il suo compimento nella Croce. E' il suo Amore che apre la via per una relazione nuova con il Padre, fatta di libertà filiale, fatta di una impensabile ricchezza di doni: la pace, la gioia, il perdono…L'autorità nella Chiesa ha senso, di conseguenza solo come autorità "sacramentale", trasparenza di Lui e segno della sua prsenza, autorità che nasce dalla gratuità di una grazia che vuole solo essere accolta e continuamente ridonata.
L'ultima frase è ancora una parola appassionata: "Il ladro viene per rubare, uccidere e distruggere: io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" L'autorità ecclesiale è la continua visibilità della presenza di Cristo risorto nella storia: è tale solo se è libera da ogni pretesa di possesso, se è servizio alla libertà di ogni persona che appassionatamente ama la vita.

Sezione dedicata alla nostra amica Patrizia:

Il Dolore solo se è accettato e offerto diviene gioia, altrimenti può diventare disperazione. Il maligno tenta sempre di farci imboccare questa strada, che porta alla distruzione di sè e degli altri.
La domanda, il grido ci salva, perchè, come un bambino quando invoca la mamma è aiutato da lei, a maggior ragione o tanto più la nostra Mamma Celeste viene in nostro soccorso, portandoci lo Spirito Consolatore che ci fa ritornare la speranza.

Questo dolore non è capito dagli uomini, difficilmente ci possono aiutare, di solito LO aumentano!

Solo TU Signore ci comprendi totalmente, perchè siamo opera Tua. Fa' o Signore che possiamo amare anche chi non comprendiamo o non ci comprende, grazie. (Patrizia)

Gesù Cristo

Gesù Cristo
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Riflettiamo

Impariamo a soffermarci sulle parole e meditiamone il loro significato

L'importanza della preghiera

Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell’inferno, l’aversi potuto salvare con tanta facilità, quant’era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle

(Sant'Alfonso Maria De' Liguori)

Accrescere la cultura

«Io voglio vivere per Gesù e per la Chiesa. La scienza che serve a farmi vivere sempre più per il Signore e per la Chiesa è la cultura della mia vita e tutta la mia vita di cultura». Ogni giorno, ogni ora, ogni istante io sento il bisogno di accrescere le mie conoscenze. E la Chiesa è una fonte inesauribile di vita e di cultura per me!».

(San Pio da Pietrelcina)

Il dono della Sapienza

Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni. 
Onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. 
È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. 
È un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.

Archivio blog

Le preghiere dei Santi:

Le preghiere dei Santi:
Noi ci affidiamo a te. Non abbandonarci alla tristezza perché tu, Signore, sei con noi sempre. Tu non ci lascerai un istante. Se non avessi steso la mano, quante volte la nostra fede avrebbe vacillato! Tu, Signore, sei sempre intento ad accogliere le nostre confidenze. Aiutaci a non abbatterci nelle sofferenze fisiche e morali. Non permettere di affliggerci fino a perdere la pace interiore. Fa’ che camminiamo con buona fede, senza inquietudini e sconforti. Noi ci affidiamo a te: prendici la mano e guidaci pur per incogniti sentieri. Insegnaci ad affrontare la prova a mente serena, per amore tuo che la permetti. Donaci di acquistare tesori per la santa eternità. (San Pio da Pietrelcina)

Dio, nostro Padre, tu hai tanto amato gli uomini da mandare a noi il tuo unico Figlio Gesù, nato dalla Vergine Maria, per salvarci e ricondurci a te. Ti preghiamo, Padre buono, dona la tua benedizione anche a noi, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Apri il nostro cuore, affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia, fare sempre ciò che egli ci chiede e vederlo in tutti quelli che hanno bisogno del nostro amore. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo amato Figlio, che viene per dare al mondo la pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.(Venerabile Giovanni Paolo II)

Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti, ed anche perché con un gesto della tua volontà, per l'unico tuo Figlio e nello Spirito Santo, hai creato tutte le cose visibili ed invisibili e noi, fatti a tua immagine e somiglianza, avevi destinato a vivere felici in un paradiso dal quale unicamente per colpa nostra siano stati allontanati. (San Francesco di Assisi)

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te. (Sant'Agostino))

“O Dio di grande Misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze, Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi la Tua Misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell’ora della morte. L’onnipotenza della Tua Misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta...” (Santa Faustina Kowalska))

Affinché coloro che mi guardano non vedano la mia persona, ma Te in me. Rimani con me. Così risplenderò del Tuo splendore e potrò essere luce per gli altri. La mia luce verrà da Te solo, Gesù, non sarà mio nemmeno un piccolo raggio. Sei Tu che illuminerai gli altri attraverso di me. Ispirami la lode che Ti è più gradita, illuminando gli altri attorno a me. Che io Ti annunci non con le parole ma con l'esempio, con la testimonianza dei miei atti, con lo scatto visibile dell'amore che il mio cuore riceve da Te. Amen. (Madre Teresa di Calcutta))

Signore Gesù, tu hai dato la vita per me: io voglio donare la mia a te. Signore Gesù, tu hai detto: «Amore più grande non c'è che dare la vita per gli amici». Il mio supremo amore sei tu. È sera. Il giorno ormai declina. Resta con me Signore. Voglio seguirti portando la mia croce. Signore, vieni in mio aiuto e guidami nel cammino. La tua voce, Signore, ha un'eco profonda nel mio cuore. Gesù, mio Signore e mio Dio, voglio diventare in tutto simile a te, voglio soffrire e morire con te, per raggiungere con te la gioia della risurrezione. Tu, quel gran Dio che l'universo adora, vivi in me giorno e notte. E sempre la tua voce mi implora e mi ripete: «Ho sete, ho sete di amore»! Anch'io voglio ripetere la tua divina preghiera: ho sete d'amore. Io ho sete d'amore! Sazia la mia speranza, accresci in me, o Signore, il tuo ardore divino. Ho sete d'amore! Quale sofferenza, mio Dio, e come grande! Come vorrei volare da te! Il tuo amore, o Gesù, è il mio solo martirio; perché più brucia d'amore, più desidera amarti l'anima mia. Gesù, fa' che io muoia d'amore per te! (Santa Teresa di Gesù Bambino)