Nella Giornata degli stati vegetativi, ci viene spontaneo racchiuderci in preghiera per la vita. Anche la Vigna del Signore vuole pregare per la vita e lo facciamo proponendo l'inno alla vita del Venerabile Giovanni Paolo II:
Inno alla vita di Giovanni Paolo II
Preghiera Semplice
Dove è offesa, ch'io porti il Perdono,
Dove è discordia, ch'io porti l'Unione,
Dove è dubbio, ch'io porti la Fede,
Dove è errore, ch'io porti la Verità,
Dove è disperazione, ch'io porti la Speranza,
Dove è tristezza, ch'io porti la Gioia,
Dove sono le tenebre, ch'io porti la Luce.
Ad esser consolato, quanto a consolare;
Ad essere compreso, quanto a comprendere;
Ad essere amato, quanto ad amare.
Dando, che si riceve;
Perdonando, che si è perdonati;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.
Con timore e trepidazione
Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di mons. Roberto Brunelli
"Voi siete il sale della terra, la luce del mondo" dice Gesù ai suoi discepoli nel passo odierno (Matteo 5,13-16) del discorso della montagna. Con queste parole egli affida a chi vuole porsi al suo seguito un compito grandioso, entusiasmante: dare sapore, cioè un senso, uno scopo alto, alle realtà che invece troppi vivono come avvilenti perché subìte o banali; fare luce allo spirito di chi è disperato, di chi è cieco o semplicemente addormentato, e perciò non vede il bene esistente intorno a sé, né quello che è possibile realizzare. Essere sale, essere luce per il mondo: magnifica prospettiva, ma difficile; anzi, chi ha coscienza dei propri limiti è tentato di ritenerlo impossibile.
Una risposta all'obiezione viene dalla seconda lettura, costituita da un altro passo della lettera di Paolo che la liturgia ci presenta in questo periodo. Anche lui si sentiva inadeguato ad essere sale e luce del mondo; ma non per questo si trattenne dal fare quanto era in suo potere per testimoniare Colui che l'aveva mandato. In proposito, scrisse: "Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (1Corinzi 2,1-5).
Si legge negli Atti degli apostoli (17,16-34) che, prima di giungere a Corinto, Paolo era passato dalla vicina Atene, considerata il principale centro intellettuale del mondo antico. L'ansia apostolica che lo pervadeva indusse Paolo ad annunciare il vangelo anche là, e dinanzi a un'accolta di filosofi tenne un discorso erudito, ricco degli accorgimenti retorici che rientravano allora nel bagaglio degli oratori; ma malgrado ciò, egli fece fiasco: tranne pochissimi, gli ascoltatori se ne andarono con commenti sarcastici. Paolo imparò la lezione: passato a Corinto, abbandonò ogni sapienza umana e annunciò il vangelo, come poi scrisse loro, con un discorso diretto, presentando le realtà della fede nella loro immediata concretezza, pur se poteva apparire sconcertante: invitò a seguire uno che era finito sulla croce, vale a dire uno che gli ascoltatori potevano considerare un fallito.
Umanamente sembra, quella dell'apostolo, una condotta poco accorta, quasi autolesionistica. Ma, come egli stesso spiega nella lettera, così facendo emerge che in realtà la fede non deriva dai bei discorsi di qualcuno: deriva dalla "potenza di Dio". L'apostolo, il missionario, il sacerdote, il catechista, la mamma premurosa che insegna le preghiere al suo bambino, e chiunque altro si renda disponibile a testimoniare il vangelo con le parole e l'esempio, può benissimo avere coscienza di essere debole, può senz'altro affrontare l'impegno "con molto timore e trepidazione". Ma deve procedere, nell'ancor più forte coscienza di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio: chi sa penetrare nelle menti e nei cuori degli uomini è solo Lui. Dunque, essere sale e luce del mondo è possibile ad ogni cristiano, non per virtù sua, per chissà quali doti o meriti o privilegi, ma perché tramite lui ad operare in realtà è Dio. Anche tutte le iniziative (le scuole, i giornali, le reti televisive, i siti internet eccetera) che i cristiani doverosamente mettono in campo per parlare agli uomini di oggi valgono solo se, e fino a quando, sanno essere non strumenti di potere, non megafoni delle opinioni di qualcuno, ma veicoli del vangelo, strumenti della voce di Dio
Preghiamo insieme
Preghiera a Santa Giovanna di Valois
O promotrice di pietà e operatrice di pace, degnissima Santa Giovanna, che accogliesti con eroica umiltà, spirito di sacrificio e distacco da ogni ricchezza e onore regale, il disprezzo e l’ingratitudine, pur di salvare la carità e la tranquillità dell’ordine nella patria terrena, per tale esimia santità nell’ascoltare e praticare i consigli del Santo di Paola, Francesco, impetraci da Dio un fervido e costante amore alle suddette virtù e un fedele servizio, nella coerente corrispondenza alla vita evangelica e minima. Amen.
Preghiera a San Biagio
Oggi ricorre la celebrazione di San Biagio ed ecco una preghiera per la sua intercessione:
Pensieri di San FIlippo Neri
Concludiamo la giornata in cui abbiamo riscoperto la figura di San Filippo Neri, attraverso due suoi pensieri che concernono rispettivamente la preghiera e l'umiltà:
La Preghiera
- L'uomo che non fa orazione è un animale senza ragione.
- Il nemico della nostra salute di nessuna cosa più si contrista, e nessuna cosa cerca più impedire che l'orazione.
- Non vi è cosa migliore per l'uomo che l'orazione, e senza di essa non si può durar molto nella vita dello spirito.
- Per fare buona orazione deve l'anima prima profondissimamente umiliarsi e conoscersi indegna di stare innanzi a tanta maestà, qual è la maestà di Dio, e mostrare a Dio il suo bisogno e la sua impotenza, ed umiliata gettarsi in Dio, che Dio le insegnerà a fare orazione.
- La vera preparazione all'orazione è l'esercitarsi nella mortificazione: perché il volersi dare alla orazione senza questa è come se un uccello avesse voluto incominciar a volare prima di metter le penne.
- Ai giovani diceva: Non vi caricate di troppe devozioni, ma intraprendetene poche, e perseverate in esse. Non tante devozioni, ma tanta devozione.
L'Umiltà
- Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.
- Umiliate voi stessi sempre, e abbassatevi negli occhi vostri e degli altri, acciò possiate diventar grandi negli occhi di Dio.
- Dio sempre ha ricercato nei cuori degli uomini lo spirito d'umiltà, e un sentir basso di sè. Non vi è cosa che più dispiaccia a Dio che l'essere gonfiato della propria stima.
- Non basta solamente onorare i superiori, ma ancora si devono onorare gli eguali e gli inferiori, e cercare di essere il primo ad onorare.
- Per fuggire ogni pericolo di vanagloria voleva il Santo che alcune devozioni particolari si facessero in camera, ed esortava che si fuggisse ogni singolarità. A proposito della vanagloria diceva: Vi sono tre sorta di vanagloria. La prima è Padrona e si ha quando questa va innanzi all'opera e l'opera si fa per il fine della vanagloria. La seconda è la Compagna e si ha quando l'uomo non fa l'opera per fine di vanagloria, ma nel farla sente compiacenza. La terza è Serva e si ha quando nel far l'opera sorge la vanagloria, ma la persona subito la reprime.
- Per acquistare il dono dell'umiltà sono necessarie quattro cose: spernere mundum, spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni: cioè disprezzare il mondo, non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d'essere disprezzato. E soggiungeva, rispetto all'ultimo grado: A questo non sono arrivato: a questo vorrei arrivare.
- Fuggiva con tutta la forza ogni sorta di dignità: Figliuoli miei, prendete in bene le mie parole, piuttosto pregherei Iddio che mi mandasse la morte, anzi una saetta, che il pensiero di simili dignità. Desidero bene lo spirito e la virtù dei Cardinali e dei Papi, ma non già le grandezze loro.
