La scorsa Domenica, la nostra Enza ha vissuto un'esperienza meditativa che ora vuole condividere con tutti noi, partendo dal brano evangelico relativo al cammino di Emmaus per soffermarsi sul valore e il contenuto della lectio divina:
Meditando il valore della lectio divina (di Enza)
Rosarium Virginis Mariae - III parte
Continuiamo, nel mese dedicato a Maria, a meditare il Santo Rosario attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste:
Preghiera per la pace e per la famiglia
6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.
« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)
7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l'incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l'autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11) i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza.
Sulle orme dei testimoni
8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario,(12) e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di santità poggia su un'ispirazione udita nel profondo del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo! ».(13) Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell'antica Città, appena lambita dall'annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall'eruzione del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci e delle ombre della civiltà classica.
Con l'intera sua opera e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo sviluppò l'anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del Rosario ».
Preghiera ai Santi Alfio, Filadelfo e Cirino
Il Vangelo compagno di viaggio nel cammino della vita
Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di don Giovanni Berti:
In questi due discepoli che camminano per la strada da Gerusalemme a Emmaus, e dei quali solo di uno si conosce il nome Cleopa (che Luca abbia lasciato volutamente l'altro senza nome perché chi ascolta questa storia ci metta il proprio di nome?…), possiamo vedere il cammino del cristiano di ogni tempo, anche il nostro oggi.
Questi due discepoli si stanno allontanando da Gerusalemme, carichi di pensieri e avvenimenti che non sanno ancora elaborare. Sono veramente rallentati nel cuore e stolti, come spesso succede a chiunque nella vita è schiacciato da avvenimenti più grandi di lui. Quando Gesù dirà ai due "Stolti e lenti di cuore", non è certo per un rimprovero vuoto e offensivo, ma per segnalare come si sentono, cioè incapaci di capire il senso e le ragioni di quello che accade (stolti) e incapaci di prendere decisioni e di lasciarsi coinvolgere fino in fondo (lenti di cuore). Gesù comprende dalle parole di questi due discepoli che tutto quello che è successo a lui, la portata della sua morte e resurrezione e tutta la vicenda che precede, non è immediatamente comprensibile e sopportabile. I due discepoli mostrano tutta la fragilità degli uomini ad essere discepoli e testimoni. Gesù si fa dunque compagno di viaggio per i due di Emmaus, e Luca ce lo racconta per dire che questo vale anche per noi, che non siamo certo migliori di Cleopa e dell'altro.
Ho visto il film di Nanni Moretti "Habemus papam". Se ne è molto parlato in questo periodo. Penso che l'averlo fatto uscire nei cinema proprio nel periodo della beatificazione di Giovanni Paolo II non sia da vedere solo come una operazione commerciale (lecita comunque… non facciamo lo stesso anche noi, quando mettiamo i banchetti dei souvenirs religiosi proprio di fronte alle porte dei santuari… non venderemmo nulla se fossero a 10 km e aperti di notte).
La vicenda del film narra di questo cardinale che si trova improvvisamente addosso la veste papale. Subito dopo l'elezione accetta, quasi obbligato dalla formalità del momento… Ma alle soglie della proclamazione, esplode in un grido e fugge: non si sente pronto e adatto ad un compito così grande.
Fuggendo letteralmente dal controllo vaticano e del collegio cardinalizio che lo ha eletto, il neo papa inizia a girare per le strade di Roma, in borghese, confondendosi con le storie e le persone della città, mentre i cardinali sono chiusi dentro le mura di San Pietro. Il papa gira con lo sguardo perso in cerca di se stesso e della forza di assumersi questo incarico.
Non ho trovato affatto blasfema questa storia così umana. Certamente manca tutto il riferimento alle ragioni di fede, ma il film ha solo lo scopo di raccontare la storia di un uomo troppo piccolo di fronte a quello che gli succede e che non ha potuto scegliere.
Anche i discepoli di Emmaus, così come gli altri discepoli e amici di Gesù, non hanno scelto quello che Gesù ha proposto loro. Non erano preparati affatto a quello che doveva succedere e alle conseguenze nella loro vita. Se ci pensiamo bene, anche per noi è così. Non sempre siamo all'altezza dei compiti che ci sono affidati o agli avvenimenti che ci succedono nella vita (una morte improvvisa, un incarico di lavoro, un cambiamento improvviso di vita, una nuova nascita…).
Siamo sempre impreparati e a rischio di deprimerci, e con la voglia matta di scappare via, come fanno questi discepoli che si allontanano da Gerusalemme, e come fa il papa di Moretti dal Vaticano.
Ma Gesù si fa compagno di viaggio, perché anche lui, come uomo, ha vissuto la durezza di un compito troppo grande per un essere umano. Gesù conosce la nostra lentezza di comprendere e la nostra lentezza di crederci fino in fondo con il cuore. Conosce il nostro desiderio di fuggire… ma non ci lascia soli, si mette sulla nostra strada, anche se siamo lontani.
Questo è il messaggio che mi arriva dal Vangelo e questo mi scalda il cuore.
Gesù che spiega ai due discepoli con le Scritture tutto quello che lo riguarda, è l'immagine del credente che trova nella Parola di Dio una parola per lui, per le sue paure e fatiche, e in questa Parola trova una direzione. Per un cristiano la Parola di Dio, che concretamente è nelle Scritture, è fondamentale come è fondamentale per i discepoli di Emmaus ascoltare Gesù. Solo dopo che il Maestro Risorto ha loro aperto la mente e il cuore, ritrovano calore interiore e la voglia di rimettersi in gioco. Senza la Parola, la religione che abbiamo ricevuto con il rito del Battesimo, rimane un insignificante serie di riti e tradizioni che non cambiano la nostra vita e nemmeno il mondo che ci sta attorno. Senza ascolto vero della Parola non può nascere anche in noi il desiderio di trattenere Gesù, come quando i due discepoli dissero al viandante "Resta con noi". Senza Parola che ci apre la mente e il cuore rischiamo davvero di lasciare passare oltre Gesù, e lo lasciamo scivolare via, come spesso accade per tante cerimonie religiose (la messa per prima) che viviamo frettolosamente e senza una vera esperienza di incontro che ci cambia la vita.
Sono contento di aver di nuovo incontrato sulla via tra Gerusalemme e Emmaus, questi due discepoli in cui mi riconosco molto. Mi riconosco anche un po' in Gesù che si fa compagno di viaggio e che mi invita, come cristiano, a farmi anch'io compagno di viaggio dei miei fratelli e di tutti coloro che nella vita fanno fatica e sono tristi di cuore.
Supplica alla Madonna di Pompei
In occasione della supplica alla Madonna di Pompei che si terrà domani, pubblichiamo il testo della preghiera:
Rosarium Virginis Mariae - II parte
Continuiamo, nel mese dedicato a Maria, a meditare il Santo Rosario attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste:
Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario
3. Per questo, sull'onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l'esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,(6) ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.
Affido questa indicazione pastorale all'iniziativa delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall'inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7)
Obiezioni al Rosario
4. L'opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni. La prima riguarda l'urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell'attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni. C'è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.
Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l'ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».(8) Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all'ecumenismo!
Via di contemplazione
5. Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria 'pedagogia della santità': « C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera ».(9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche 'scuole' di preghiera ».(10)
Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull'humus dell'Oriente cristiano.
Preghiera per la pace e per la famiglia
6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.
Rosarium Virginis Mariae - I parte
Domenica scorsa, non solo è stata la Domenica della Divina Misericordia in cui è stato proclamato Beato il servo di Dio Giovanni Paolo II: esso è stato anche il giorno in cui siamo entrati nel mese dedicato alla Vergine Maria. Oggi, in onore di questo mese, cominciamo un appuntamento settimanale (ogni mercoledì e venerdì) che ci porterà a riflettere sul Mistero del Santo Rosario, ritenuta arma potente contro satana. Mediteremo attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste:
ROSARIUM VIRGINIS MARIAE
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO
E AI FEDELI
SUL SANTO ROSARIO
INTRODUZIONE
1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s'inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi 'gridare' Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».(1)
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.(2) In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.
I Romani Pontefici e il Rosario
2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l'Enciclica Supremi apostolatus officio,(3) alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII(4) e soprattutto Paolo VI, che nell'Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l'ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.
Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall'elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. [...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell'umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(5)
Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi, all'inizio del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!



