Riflettiamo Insieme

nella vigna ...

Meditando il valore della lectio divina (di Enza)

La scorsa Domenica, la nostra Enza ha vissuto un'esperienza meditativa che ora vuole condividere con tutti noi, partendo dal brano evangelico relativo al cammino di Emmaus per soffermarsi sul valore e il contenuto della lectio divina: 


Il brano dei discepoli di Emmaus ci insegna cos’è la lectio Divina, che è fatta di ascolto, di meditazione, che è sempre Gesù che ci insegna le scritture, è fatta di preghiera. La lectio Divina serve per imparare l’arte della preghiera, serve per imparare a pregare. I due discepoli di Emmaus dopo aver incontrato Gesù, non lo riconoscono, ma alla fine i loro occhi si aprono. Cos’è avvenuto per far aprire gli occhi? 

1° “Hanno aperto le orecchie” accorgendosi che si vede di più con le orecchie che con gli occhi, infatti nonostante l’abbiano conosciuto di persona, qui non l’hanno riconosciuto.

2° “Hanno meditato”. Il meditare voglio specificare che non è il nostro pensare, no. Meditare è capire che discorso mi sta facendo la persona che mi sta parlando, quindi la meditazione è più un’attività accogliente che attiva. E’ sicuramente attiva nella misura in cui la si accoglie. Perciò il cristiano crede che quando legge o ascolta la Parola di Dio,  non fa altro che ascoltare il Risorto che parla.
Con i discepoli di Emmaus siamo anche noi in cammino con Gesù e tutta la nostra vita deve essere un ascolto, interiorizzare per mettere in pratica al meglio il suo insegnamento. Allora possiamo dedurre che leggere ed ascoltare devono coincidere.
Cosa succede quando Gesù viene ascoltato, Lui che ai discepoli spiega cosa avviene con Mosè, poi attraverso Salmi, i profeti e tutto ciò che si riferiva a Lui?

3° “Si apre loro la mente e capiscono le scritture”

4° “arde il loro cuore”, perché finalmente si rendono conto che quello che stanno ascoltando sono le parole che Lui già aveva detto, ma viene loro altresì spontaneo dire: “Resta con noi, Signore!”. Questo non è il Padre nostro, ma è una grande preghiera. E’ la preghiera cristiana che esce dalla bocca dei discepoli di Emmaus che ci accompagna ancor oggi.

*Ascolto, meditazione, apertura della mente e del cuore e preghiera, ci portano ad essere uniti con Gesù

Chi studia soltanto la Bibbia, non fa lectio Divina ma fa una lectio scolastica, arricchisce la mente, ma chi fa lectio Divina, riesce ad avere la capacità di stare insieme a Gesù, per colloquiare, per amarlo ecc.
Mi domando allora, a cosa serve stare insieme ad una persona e non sapere nulla sull’amore? I discepoli quando hanno invitato Gesù in casa, hanno fatto contemplazione. Dopo aver parlato, Gesù entrò, si sedette a tavola con loro, spezzò il pane e loro lo riconobbero. Cosa ci fa capire questo racconto? Ci fa capire che una volta che noi l’abbiamo riconosciuto vivo, non ci serve più vederlo! Sappiamo che c’è, non lo vediamo ma c’è e sappiamo che siamo insieme.
Allora dobbiamo domandarci: ma io queste esperienze le ho fatte? Se la risposta è negativa rischiamo di essere dei battezzati che non servono a nulla.

Insieme a questo passo domenica 8 maggio si è letto Atti capitolo 2, brano che trafigge il cuore, cioè apre alla fede anche se magari non ci accorgiamo. Questo libro è talmente ricco di informazioni, cioè di tutto ciò che accadde a Gerusalemme dopo la morte e resurrezione di Gesù, che è impossibile per chi lo legge non aprire il cuore a nostro Signore. Questo brano mi fa riflettere sullo Spirito Santo. Il rombo che tutti hanno sentito, le lingue di fuoco che hanno purificato gli uomini che Gesù aveva scelto per testimoniarlo; uomini rozzi e ignoranti, ma che dopo l’effusione dello Spirito Santo hanno iniziato a parlare a tutti e in tutte le lingue. Questo mi fa pensare di come noi ragioniamo al contrario di Dio. Crediamo che sia l’istruzione a renderci intelligenti, ma se leggiamo le lettere di Pietro davvero batte il cuore e si viene pervasi dall’amore, quell’amore che lui stesso ha provato per Gesù.

Tornando ai discepoli di Emmaus possiamo capire il loro dolore, la loro delusione per la perdita di colui che credevano fosse il liberatore di Israele. In questo passo la mia mente va anche al cap. 5,34 degli Atti degli Apostoli. Credo che si sentissero come i discepoli di Teuda e Giuda il Galileo che dopo morti loro, tutto si è disperso.
La pagina di Luca è piena di ironia, ironia spirituale: “Ma sei tu l’unico a non sapere cosa è successo in questi giorni qui a Gerusalemme? e raccontano Gesù. Nulla di sbagliato in ciò che dicono i discepoli, ma non la raccontano tutta, si fermano a: “l’hanno fatto crocifiggere”, ma noi speravamo, dicono a Gesù, che fosse Lui a salvare Israele dallo straniero. E’ questa la ragione per cui “vedono ma sono ciechi”.
Non avevano capito che il Cristo non è quello che ammazza il nemico, perché Cristo non ha nemici. Tutti gli uomini sono da Lui amati. Il Cristo è quello che si dona a noi, non toglie la vita agli altri ma dona la sua. Questo è il Cristo della Bibbia dice Gesù ai discepoli di Emmaus, voi invece l’avete trasformato in guerriero, ecco perché guardate ma non vedete, ecco perché vi sto sotto il naso e non mi riconoscete. Sono però bastati 11 Km per aprire loro gli occhi, finalmente col dolore le loro orecchie hanno ascoltato con attenzione, quello che prima probabilmente non facevano quando andavano in Sinagoga a pregare.
Mi piace soffermarmi un istante su questo punto e chiedermi: quante persone anche ai nostri tempi vanno in chiesa, ascoltano la Parola, la spiegazione del sacerdote e non capiscono? Sono purtroppo molti, ma noto anche che le persone se prese una ad una e si spiega loro cosa vuole dire Gesù nel Vangelo, la loro mente e le orecchie un po’ alla volta si aprono alla comprensione.

“Il Messia, il Cristo, l’Unto di Dio”. Anche Teuda si spacciava per Messia e tutti quelli che in Israele hanno voluto difendere il loro popolo hanno preteso il titolo di Messia, ma non hanno capito nulla dalle scritture, perché ciò che connota il Messia non è fare la guerra contro il nemico, ma è dare la vita per togliere l’inimicizia. Il Messia vero è chi ha il potere di dare la propria vita e riprenderla, e di fare entrare in questa esperienza tutti quelli che credono in Lui. Perciò, anche noi oggi se impariamo da Lui a dare la vita non la perdiamo ma la ritroviamo. E se c’è qualcuno che sa sconfiggere la morte, non è colui che scappa, ma chi ci va dentro. I martiri cristiani sono un esempio, ma pure chi si dona per salvare qualche altro fratello, chi rischia la vita per scovare qualche malvagio che porta terrore nel mondo ecc.
Se una persona vuol migliorare questo mondo, è inutile che cerchi di far fuori quelli che crede che lo rovinino, deve vivere la propria vita così come vorrebbe che il mondo girasse e non dire: non me lo permettono le ingiustizie, questa è solo una scusa. Tappare gli occhi e le orecchie davanti alle malefatte della gente è anch’essa una ingiustizia. Dobbiamo essere noi i primi a cambiare, là dove viviamo: la famiglia, il lavoro, nella nostra comunità ecc. portare la Parola che Gesù ci insegna, raccontare Gesù. Naturalmente saremo contestati, perché chi racconta Gesù deve provare la persecuzione, l’ostilità, la contrarietà. E’ proprio qui che capiamo quanto siamo peccatori. Una mamma, un papà che insegnano al proprio figlio che bisogna vivere come Gesù, chissà come mai la risposta è sempre negativa. Ci si sente rispondere che si può vivere anche come Budda, come Allah ma mai come Cristo.
La dimostrazione che siamo peccatori, non è perché siamo adulteri, ladri o assassini, ma è perché non ci piace assomigliare a un uomo così. Allora è bene che qualcuno lo dica questo.

I cristiani che incontrano Gesù e fanno la sua esperienza, riescono a fare le stesse cose che hanno fatto gli apostoli e tutti i discepoli, hanno voglia di condividere questa esperienza, vanno e annunciano Gesù, ma il più delle volte cadono sulla testa vere e proprie mattonate. Ci si sente dire: non me ne frega niente, vai altrove a predicare, ma chi l’ha mai visto Cristo, ma si guarda il mondo com’è e se davvero esistesse si farebbe vivo. E i cristiani……ploff, spesse volte affondano sotto queste idiozie. 

Perché Gesù si è presentato ai suoi e non è andato da Caifa, Ponzio Pilato o dai soldati che l’avevano flagellato? Perché non è andato a prenderli a sberle, così come si suol dire? Perché Gesù capiva che i primi da consolare erano i suoi. Erano loro che non credevano, che avevano creduto male in Lui e cioè, avevano creduto quel che volevano loro. Ma Gesù ha fatto una cosa grande: ha distrutto l’inimicizia, i nemici non esistevano più. Sulla croce i nemici sono diventati amici, vediamo infatti il centurione che gli aveva appena trapassato il costato, è il primo a dire: veramente quest’uomo è il Figlio di Dio. Il muro che separava il Giudeo dal pagano è crollato. Maria che aveva visto il centurione finire suo Figlio, gli dice: sei anche tu della famiglia.
Purtroppo però questo l’uomo non vuol capire, ecco perché Gesù vuole che i suoi capiscano tutto ciò e poi lo vadano a dire agli altri. Chi annuncia Gesù, chi veramente l’ha incontrato, non vede più in chi ascolta un nemico, ma vede una persona che crede di essere ancora mio nemico ma che in realtà è mio fratello e non lo sa! E’ questa la via della vita: “Tu mi indicherai il sentiero della vita”. L’abbattimento dell’inimicizia.
Porto un piccolo esempio. Siamo ancora fermi a rallegrarci per l’uccisione di Bin Laden qui in occidente, e là ci odiano perché gliel’abbiamo ammazzato, e l’impressione è che si vede come il cristiano viva ancora come prima della croce, perché non conosce Cristo. Allora siamo noi cristiani che dobbiamo capire queste cose prima che le capiscano gli altri. Dobbiamo ricercare la sapienza trasmettendola anche ai nostri figli. Loro non vogliono credere? non fa nulla. Cerchiamo noi genitori di viverle queste cose che Gesù ci insegna; testimoniamolo senza timore alcuno con la nostra vita sapendo donarci nel nome di Gesù, perché oggi pochi sanno trasmettere ai figli la giusta fede in Cristo, oggi tutto è relativo l’importante è vivere una spiritualità senza problemi. I ragazzi capiscono che l’adulto qui dimostra tutta la sua fragilità; perché un adulto che crede di risolvere i problemi tipo: l’amore, la sessualità, l’eutanasia, il principio della vita, il testamento biologico, la droga, la legalità, prima di parlare di Gesù, è un adulto fragile. E’ un adulto che non rispetta la libertà di scelta del suo interlocutore, perché se io rispetto la sua libertà di scelta e lo rispetto come essere pensante, prima dico a chi credo, come premessa, fondamento, poi dirò che sul sesso, sulla droga, sui soldi, sugli assetti sociali la penso così perché Lui mi ha insegnato a vivere così. Allora i nostri figli possono avere il giusto diritto di dire: papà, mamma, capisco che voi avete una gran visione delle cose, però io non mi sento di viverle, io non credo. Spesse volte i nostri giovani sfidano i genitori credenti mostrando che sanno fare buone cose, è vero anche questo. Ma la sofferenza di un genitore o di un educatore non deve essere quella di non essere riuscito a far credere, la sofferenza sta nel fatto che, pur sapendo che quel giovane farà qualcosa di apprezzabile nella vita, gli manca il Signore Gesù, e quando lo vedrà passerà oltre, non lo riconoscerà e gli mancherà tutto ciò che Gesù ha da dargli: lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo che dà una forma particolare alla nostra vita, impossibile altrimenti senza di Lui. Perciò sarà sicuramente una brava persona ma non sarà mai un trasfigurato. Non sarà mai un uomo o una donna che quando passa accanto ad altri uomini lasciano vedere il Signore. Questa è la sofferenza di un educatore, non tanto perché quel figliolo non va in chiesa, ma perché è privo di Gesù. Qui c’è anche il rischio di sentirci dire che siamo tutti matti, che siamo dei talebani cattolici, eh si!!!
Quando due genitori vedono che il loro figlio o figlia vanno con uno, e poi con un altro, e un altro ancora, soffrono e molto. Sicuramente tutti sappiamo che chi segue Gesù mai vivrà una simile vita, perchè una vita così è vissuta alla mentalità del mondo: prendi finchè puoi, godi quanto vuoi che tutto ciò che perdi non lo recuperi più. Senza Gesù le persone soffrono dentro e credono di trovare consolazione con l’essere umano, niente di più sbagliato. La consolazione l’uomo la dona solo se è unito a Gesù, perché allora in quel caso è Gesù stesso che consola, che parla, che ama!!
Vediamo come il mondo fa fatica a stare con Dio, Gesù invece patisce, soffre ma non fa fatica a rimanere con Dio, è la sua condizione naturale.

Allora capiamo che Gesù va contemplato, bisogna essere guidati dallo Spirito per entrare in quell’uomo nuovo che ci fa nuovi tutti quanti.
Quando Gesù dice ai discepoli di Emmaus: avete finito di parlare di Gesù? Si rispondono. Questo è quanto è successo. Le donne sono andate al sepolcro, Pietro pure ma non l’hanno visto.
Certo è che l’ironia di Luca è grande. Ce l’hanno sotto il naso e dicono: quelli là non l’hanno visto. E loro?
Allora Gesù pazientemente non li insulta ma fa loro un chek up. “stolti e tardi di cuore nel capire”. E cosa fa Gesù con i due discepoli? Quello che fa anche Pietro. Semplicemente si spiega e dice: ma non sapevate che il Cristo doveva patire? Voi credete ancora al Cristo che fa morire gli altri e non ha la capacità di morire lui e di riprendersi la vita? Ma a cosa credete? Quello che credete voi lo credono tutti, son tutti capaci di credere a quel che vedono, ma lì non c’è una fede che salva, c’è una cronaca inspiegabile, affidata al caso, al destino.
Nella seconda parte del cap. 2 degli Atti degli Apostoli, la cronaca diventa storia, perché nei fatti della crocefissione è successa una cosa che nessuno si aspettava e che fa ricominciare tutto daccapo: “La resurrezione”.
Qualcuno potrebbe dire: ma questa non è una novità, perché Gesù aveva gia resuscitato Lazzaro, il figlio della vedova di Naim…….La sua resurrezione è diversa, era stata preannunciata. Lazzaro o il Figlio della vedova sono poi morti ancora e per sempre, ma Gesù con questi miracoli ha voluto dimostrarci che non è morire il vero problema. Il problema è rimanere morti. Possiamo constatare di rimanere morti quando camminiamo diritti fino a 100 anni ma non serviamo a nessuno, viviamo per noi stessi. Il mondo ne è pieno. La cultura che abbiamo, pensare all’individualismo, al libertismo, quella cultura del liberismo libertario, riempie il mondo di cadaveri: sono gli zombi.
Vediamo quante persone che vivono per star bene solo loro e del prossimo non gliene importa nulla, qui dovremmo tutti sentire odore di morto. Mentre invece chi muore causa persecuzione, per una grave malattia o per donare la vita a un figlio, qui la morte cambia mestiere. Diventa ostetrica: li fa nascere, perché incontrano il risorto. Dio per sconfiggere la morte la quale ci tiene prigionieri con l’ossessione, ha dovuto farsi uomo, perché la morte è una divoratrice di uomini, è come una tigre, mangia tutti senza distinzione. Quando la morte mangiò la vita che era nascosta
In quella umanità nuova di Gesù, la morte mangiò la sua morte. la morte della morte è la vita.  
Amici, termino qui sperando che questo mio scritto possa essere capito da tutti e assimilato. Sarei lieta se dopo averlo letto ci possano essere persone che dicono qualcosa riguardo la propria fede e come Gesù parla a voi. Grazie

Enza

Rosarium Virginis Mariae - III parte

 Continuiamo, nel mese dedicato a Maria, a meditare il Santo Rosario attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste: 

Preghiera per la pace e per la famiglia

6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.

« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)

7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l'incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l'autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11) i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza.

Sulle orme dei testimoni

8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario,(12) e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di santità poggia su un'ispirazione udita nel profondo del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo! ».(13) Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell'antica Città, appena lambita dall'annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall'eruzione del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci e delle ombre della civiltà classica.

Con l'intera sua opera e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo sviluppò l'anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del Rosario ».


Preghiera ai Santi Alfio, Filadelfo e Cirino

Concludiamo la nostra giornata dedicata ai Santi fratelli martiri, Alfio, Filadelfo e Cirino per i quali quest'oggi la Chiesa esulta facendone memoria, con una preghiera a loro rivolta:

O martiri gloriosi della Fede, 
noi esultiamo di santa gioia 
ripensando i vostri immortali trionfi 
che riportaste nei più aspri tormenti.

Ed esultiamo ancora al pensiero 
d'essere Voi i nostri difensori in 
vita, i nostri protettori in morte.

Deh! dal Cielo dove sedete tra 
uno splendore di luce infinita, 
volgete i vostri pietosi sguardi 
sopra di noi e fateci degni della 
vostra protezione.

Voi guariteci da tutte le infermità 
temporali, ma più di ogni altro, 
guariteci dalla lebbra del peccato 
ed infondete nelle nostre anime 
una ardente carità che ci avvii 
al premio della vita eterna.

Cosi sia.

Il Vangelo compagno di viaggio nel cammino della vita

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di don Giovanni Berti:

In questi due discepoli che camminano per la strada da Gerusalemme a Emmaus, e dei quali solo di uno si conosce il nome Cleopa (che Luca abbia lasciato volutamente l'altro senza nome perché chi ascolta questa storia ci metta il proprio di nome?…), possiamo vedere il cammino del cristiano di ogni tempo, anche il nostro oggi.
Questi due discepoli si stanno allontanando da Gerusalemme, carichi di pensieri e avvenimenti che non sanno ancora elaborare. Sono veramente rallentati nel cuore e stolti, come spesso succede a chiunque nella vita è schiacciato da avvenimenti più grandi di lui. Quando Gesù dirà ai due "Stolti e lenti di cuore", non è certo per un rimprovero vuoto e offensivo, ma per segnalare come si sentono, cioè incapaci di capire il senso e le ragioni di quello che accade (stolti) e incapaci di prendere decisioni e di lasciarsi coinvolgere fino in fondo (lenti di cuore). Gesù comprende dalle parole di questi due discepoli che tutto quello che è successo a lui, la portata della sua morte e resurrezione e tutta la vicenda che precede, non è immediatamente comprensibile e sopportabile. I due discepoli mostrano tutta la fragilità degli uomini ad essere discepoli e testimoni. Gesù si fa dunque compagno di viaggio per i due di Emmaus, e Luca ce lo racconta per dire che questo vale anche per noi, che non siamo certo migliori di Cleopa e dell'altro.
Ho visto il film di Nanni Moretti "Habemus papam". Se ne è molto parlato in questo periodo. Penso che l'averlo fatto uscire nei cinema proprio nel periodo della beatificazione di Giovanni Paolo II non sia da vedere solo come una operazione commerciale (lecita comunque… non facciamo lo stesso anche noi, quando mettiamo i banchetti dei souvenirs religiosi proprio di fronte alle porte dei santuari… non venderemmo nulla se fossero a 10 km e aperti di notte).
La vicenda del film narra di questo cardinale che si trova improvvisamente addosso la veste papale. Subito dopo l'elezione accetta, quasi obbligato dalla formalità del momento… Ma alle soglie della proclamazione, esplode in un grido e fugge: non si sente pronto e adatto ad un compito così grande.

Fuggendo letteralmente dal controllo vaticano e del collegio cardinalizio che lo ha eletto, il neo papa inizia a girare per le strade di Roma, in borghese, confondendosi con le storie e le persone della città, mentre i cardinali sono chiusi dentro le mura di San Pietro. Il papa gira con lo sguardo perso in cerca di se stesso e della forza di assumersi questo incarico.
Non ho trovato affatto blasfema questa storia così umana. Certamente manca tutto il riferimento alle ragioni di fede, ma il film ha solo lo scopo di raccontare la storia di un uomo troppo piccolo di fronte a quello che gli succede e che non ha potuto scegliere.
Anche i discepoli di Emmaus, così come gli altri discepoli e amici di Gesù, non hanno scelto quello che Gesù ha proposto loro. Non erano preparati affatto a quello che doveva succedere e alle conseguenze nella loro vita. Se ci pensiamo bene, anche per noi è così. Non sempre siamo all'altezza dei compiti che ci sono affidati o agli avvenimenti che ci succedono nella vita (una morte improvvisa, un incarico di lavoro, un cambiamento improvviso di vita, una nuova nascita…).
Siamo sempre impreparati e a rischio di deprimerci, e con la voglia matta di scappare via, come fanno questi discepoli che si allontanano da Gerusalemme, e come fa il papa di Moretti dal Vaticano.
Ma Gesù si fa compagno di viaggio, perché anche lui, come uomo, ha vissuto la durezza di un compito troppo grande per un essere umano. Gesù conosce la nostra lentezza di comprendere e la nostra lentezza di crederci fino in fondo con il cuore. Conosce il nostro desiderio di fuggire… ma non ci lascia soli, si mette sulla nostra strada, anche se siamo lontani.
Questo è il messaggio che mi arriva dal Vangelo e questo mi scalda il cuore.

Gesù che spiega ai due discepoli con le Scritture tutto quello che lo riguarda, è l'immagine del credente che trova nella Parola di Dio una parola per lui, per le sue paure e fatiche, e in questa Parola trova una direzione. Per un cristiano la Parola di Dio, che concretamente è nelle Scritture, è fondamentale come è fondamentale per i discepoli di Emmaus ascoltare Gesù. Solo dopo che il Maestro Risorto ha loro aperto la mente e il cuore, ritrovano calore interiore e la voglia di rimettersi in gioco. Senza la Parola, la religione che abbiamo ricevuto con il rito del Battesimo, rimane un insignificante serie di riti e tradizioni che non cambiano la nostra vita e nemmeno il mondo che ci sta attorno. Senza ascolto vero della Parola non può nascere anche in noi il desiderio di trattenere Gesù, come quando i due discepoli dissero al viandante "Resta con noi". Senza Parola che ci apre la mente e il cuore rischiamo davvero di lasciare passare oltre Gesù, e lo lasciamo scivolare via, come spesso accade per tante cerimonie religiose (la messa per prima) che viviamo frettolosamente e senza una vera esperienza di incontro che ci cambia la vita.
 Sono contento di aver di nuovo incontrato sulla via tra Gerusalemme e Emmaus, questi due discepoli in cui mi riconosco molto. Mi riconosco anche un po' in Gesù che si fa compagno di viaggio e che mi invita, come cristiano, a farmi anch'io compagno di viaggio dei miei fratelli e di tutti coloro che nella vita fanno fatica e sono tristi di cuore.

Supplica alla Madonna di Pompei

In occasione della supplica alla Madonna di Pompei che si terrà domani, pubblichiamo il testo della preghiera:


O augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo tempio di Pompei (in questo giorno solenne), effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.
Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.
O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.
Ave Maria

È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.
Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: misericordia!
O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il cuore amabile del tuo Figliuolo. Pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di misericordia.
Ave Maria

Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie.
Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i cori degli angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l'onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti. Il bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.
Ave Maria

Un'ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci (in questo giorno solennissimo). Concedi a tutti noi l'amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione.
Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla religione e la pace all'umana società. Benedici i nostri vescovi, i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più.
Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia, a te l'ultimo bacio della vita che si spegne.
E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.
Sii ovunque, benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Amen.

Salve Regina

Rosarium Virginis Mariae - II parte

Continuiamo, nel mese dedicato a Maria, a meditare il Santo Rosario attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste:

Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario

3. Per questo, sull'onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l'esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,(6) ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di quest'anno all'ottobre del 2003 Anno del Rosario.

Affido questa indicazione pastorale all'iniziativa delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un'ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall'inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7)

Obiezioni al Rosario

4. L'opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni. La prima riguarda l'urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell'attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni. C'è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell'importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.

Forse c'è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l'ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».(8) Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all'ecumenismo!

Via di contemplazione

5. Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria 'pedagogia della santità': « C'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera ».(9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche 'scuole' di preghiera ».(10)

Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull'humus dell'Oriente cristiano.

Preghiera per la pace e per la famiglia

6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l'urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All'inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell'attentato dell'11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l'inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.

Rosarium Virginis Mariae - I parte

Domenica scorsa, non solo è stata la Domenica della Divina Misericordia in cui è stato proclamato Beato il servo di Dio Giovanni Paolo II: esso è stato anche il giorno in cui siamo entrati nel mese dedicato alla Vergine Maria. Oggi, in onore di questo mese, cominciamo un appuntamento settimanale (ogni mercoledì e venerdì) che ci porterà a riflettere sul Mistero del Santo Rosario, ritenuta arma potente contro satana. Mediteremo attraverso la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"proprio del Beato Giovanni Paolo II che ha sempre nutrito un amore speciale per la Mamma Celeste:

LETTERA APOSTOLICA
ROSARIUM VIRGINIS MARIAE
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO
E AI FEDELI
SUL SANTO ROSARIO  

INTRODUZIONE

1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s'inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi 'gridare' Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».(1)

Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell'intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.(2) In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.

I Romani Pontefici e il Rosario

2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l'Enciclica Supremi apostolatus officio,(3) alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII(4) e soprattutto Paolo VI, che nell'Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l'ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.

Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall'elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. [...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell'umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(5)

Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi, all'inizio del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!


Sezione dedicata alla nostra amica Patrizia:

Il Dolore solo se è accettato e offerto diviene gioia, altrimenti può diventare disperazione. Il maligno tenta sempre di farci imboccare questa strada, che porta alla distruzione di sè e degli altri.
La domanda, il grido ci salva, perchè, come un bambino quando invoca la mamma è aiutato da lei, a maggior ragione o tanto più la nostra Mamma Celeste viene in nostro soccorso, portandoci lo Spirito Consolatore che ci fa ritornare la speranza.

Questo dolore non è capito dagli uomini, difficilmente ci possono aiutare, di solito LO aumentano!

Solo TU Signore ci comprendi totalmente, perchè siamo opera Tua. Fa' o Signore che possiamo amare anche chi non comprendiamo o non ci comprende, grazie. (Patrizia)

Gesù Cristo

Gesù Cristo
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Riflettiamo

Impariamo a soffermarci sulle parole e meditiamone il loro significato

L'importanza della preghiera

Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell’inferno, l’aversi potuto salvare con tanta facilità, quant’era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle

(Sant'Alfonso Maria De' Liguori)

Accrescere la cultura

«Io voglio vivere per Gesù e per la Chiesa. La scienza che serve a farmi vivere sempre più per il Signore e per la Chiesa è la cultura della mia vita e tutta la mia vita di cultura». Ogni giorno, ogni ora, ogni istante io sento il bisogno di accrescere le mie conoscenze. E la Chiesa è una fonte inesauribile di vita e di cultura per me!».

(San Pio da Pietrelcina)

Il dono della Sapienza

Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni. 
Onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. 
È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. 
È un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.

Le preghiere dei Santi:

Le preghiere dei Santi:
Noi ci affidiamo a te. Non abbandonarci alla tristezza perché tu, Signore, sei con noi sempre. Tu non ci lascerai un istante. Se non avessi steso la mano, quante volte la nostra fede avrebbe vacillato! Tu, Signore, sei sempre intento ad accogliere le nostre confidenze. Aiutaci a non abbatterci nelle sofferenze fisiche e morali. Non permettere di affliggerci fino a perdere la pace interiore. Fa’ che camminiamo con buona fede, senza inquietudini e sconforti. Noi ci affidiamo a te: prendici la mano e guidaci pur per incogniti sentieri. Insegnaci ad affrontare la prova a mente serena, per amore tuo che la permetti. Donaci di acquistare tesori per la santa eternità. (San Pio da Pietrelcina)

Dio, nostro Padre, tu hai tanto amato gli uomini da mandare a noi il tuo unico Figlio Gesù, nato dalla Vergine Maria, per salvarci e ricondurci a te. Ti preghiamo, Padre buono, dona la tua benedizione anche a noi, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Apri il nostro cuore, affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia, fare sempre ciò che egli ci chiede e vederlo in tutti quelli che hanno bisogno del nostro amore. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo amato Figlio, che viene per dare al mondo la pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.(Venerabile Giovanni Paolo II)

Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti, ed anche perché con un gesto della tua volontà, per l'unico tuo Figlio e nello Spirito Santo, hai creato tutte le cose visibili ed invisibili e noi, fatti a tua immagine e somiglianza, avevi destinato a vivere felici in un paradiso dal quale unicamente per colpa nostra siano stati allontanati. (San Francesco di Assisi)

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te. (Sant'Agostino))

“O Dio di grande Misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze, Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi la Tua Misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell’ora della morte. L’onnipotenza della Tua Misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta...” (Santa Faustina Kowalska))

Affinché coloro che mi guardano non vedano la mia persona, ma Te in me. Rimani con me. Così risplenderò del Tuo splendore e potrò essere luce per gli altri. La mia luce verrà da Te solo, Gesù, non sarà mio nemmeno un piccolo raggio. Sei Tu che illuminerai gli altri attraverso di me. Ispirami la lode che Ti è più gradita, illuminando gli altri attorno a me. Che io Ti annunci non con le parole ma con l'esempio, con la testimonianza dei miei atti, con lo scatto visibile dell'amore che il mio cuore riceve da Te. Amen. (Madre Teresa di Calcutta))

Signore Gesù, tu hai dato la vita per me: io voglio donare la mia a te. Signore Gesù, tu hai detto: «Amore più grande non c'è che dare la vita per gli amici». Il mio supremo amore sei tu. È sera. Il giorno ormai declina. Resta con me Signore. Voglio seguirti portando la mia croce. Signore, vieni in mio aiuto e guidami nel cammino. La tua voce, Signore, ha un'eco profonda nel mio cuore. Gesù, mio Signore e mio Dio, voglio diventare in tutto simile a te, voglio soffrire e morire con te, per raggiungere con te la gioia della risurrezione. Tu, quel gran Dio che l'universo adora, vivi in me giorno e notte. E sempre la tua voce mi implora e mi ripete: «Ho sete, ho sete di amore»! Anch'io voglio ripetere la tua divina preghiera: ho sete d'amore. Io ho sete d'amore! Sazia la mia speranza, accresci in me, o Signore, il tuo ardore divino. Ho sete d'amore! Quale sofferenza, mio Dio, e come grande! Come vorrei volare da te! Il tuo amore, o Gesù, è il mio solo martirio; perché più brucia d'amore, più desidera amarti l'anima mia. Gesù, fa' che io muoia d'amore per te! (Santa Teresa di Gesù Bambino)