Riflettiamo Insieme

nella vigna ...

La preghiera semplice per la pace

In momenti duri come quelli attuali, dove da più parti spirano venti di guerra, tutti sentono il bisogno della pace. Anche San Francesco di Assisi sentiva forte il desiderio della pace e per questo compose una semplice preghiera che nasconde una grande potenza per il conseguimento della pace. Uniamoci insieme per questa preghiera e riflettiamone sul suo senso profondo:

Oh, Signore,
fa' di me lo strumento della Tua Pace;
Là, dove è l'odio che io porti l'amore.
Là, dove è l'offesa che io porti il Perdono.
Là, dove è la discordia che io porti l'unione.
Là, dove è il dubbio che io porti la Fede.
Là, dove è l'errore che io porti la Verità.
Là, dove è la disperazione che io porti la speranza.
Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia. Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce.

Oh Maestro,
fa' ch'io non cerchi tanto d'essere consolato, ma di consolare.
Di essere compreso, ma di comprendere.
Di essere amato, ma di amare.

Poiché:
è donando che si riceve,
è perdonando che si ottiene il Perdono,
ed è morendo, che si risuscita alla Vita eterna.

1. "Oh, Signore, fa' di me lo strumento della Tua Pace".

Non risolveremo niente predicando e chiedendo LA PACE agli uomini se prima non ci siamo convertiti in un corpo di PACE.

2. "Là, dove è l'odio che io porti l'amore".

Dobbiamo essere portatori attivi dell'Amore Divino, fermando l'odio con la nostra sola presenza impregnata d'Amore.

3. "Là, dove è l'offesa che io porti il Perdono".

Non dobbiamo offendere né nei pensieri, nei sentimenti o nelle azioni. Facciamolo ora!!! Perdoniamo adesso ed espandiamo questo perdono a tutti i fuochi di odio che incontriamo giornalmente nella nostra vita.

4. "Là, dove è la discordia che io porti l'unione".

Conseguire l'unione in funzione del fatto che tutti siamo Uno nello Spirito di Cristo, deve essere il nostro costante atteggiamento di fronte alla discordia. Quando vediamo discussioni, litigi, disarmonie, non dobbiamo mescolarci a vibrazioni così basse, ma incarnare in quell'istante l'Unione.

5. "Là, dove è il dubbio che io porti la Fede".

Il dubbi è la causa del timore, il timore è insicurezza e questa è la porta aperta attraverso la quale le forze sinistre penetrano. LA FEDE è dentro di noi, perché il nostro CRISTO INTERNO ha tutta la FEDE a noi necessaria e la possiamo manifestare riconoscendola dentro di noi. LA FEDE può essere rappresentata dall'Arcangelo Michele che con la sua spada sconfigge il dubbio che è il demonio.

6. "Là, dove è l'errore che io porti la Verità".

L'errore è l'ignoranza e l'ignoranza è la causa di tutti i mali; l'unico antidoto è la Verità e questa si ottiene solo tramite la Saggezza. Studiamo la Verità, al fine di essere portatori di Luce per l'umanità.

7. "Là, dove è la disperazione che io porti la speranza".

Convertirci in un corpo di Speranza è una necessità che i nostri conterranei richiedono per poter vedere la Luce nell'oscurità della loro disperazione.

8. "Là, dove è la tristezza, che io porti la Gioia".

L'uomo mistico deve essere portatore dell'allegria di Dio, capace di far sorridere le labbra più amareggiate perché colpite dalle creazioni umane imperfette; cantiamo, ridiamo, corriamo allegri spargendo la felicità che ci produce la conoscenza del fatto che il Cristo vive palpitando nei nostri cuori.

9. "Là, dove sono le tenebre che io porti la Luce".

Simo una torcia di Luce Spirituale dall'alto della Collina della mole umana, facendo dissipare le tenebre dell'ignoranza, della volgarità, odio, falsità, ironia e gelosie. "Io Sono la Luce del Mondo".

10. "Oh Maestro, fa' che io non cerchi tanto".

Se desideriamo essere reali servitori di Dio non dobbiamo aspettarci niente di niente diventare dei veri rinuncianti; ma non rinunciando agli oggetti materiali, il che è relativamente facile, ma si tratta di una rinuncia interna che porta al non cercare.

11. "D'essere consolato, ma di consolare".

Ricordiamoci che l'umanità confusa, ricorre ai fuochi spirituali umani in ricerca di consolazione, ed è un dovere Cristiano offrire aiuto senza chiedere in cambio nulla.

12. "Di essere compreso, ma di comprendere".

Cerchiamo tante volte comprensione senza trovarla, perché la cosa migliore è porgere l'altra guancia e dare agli altri la comprensione che non ci possono dare.

13. "Di essere amato, ma di amare".

L'umanità corre disperata da una parte all'altra, di strada in strada, di paese in paese, cercando amore invano; se nessuno è capace di dare amore, nessuno potrà riceverne; allora... FERMATI LÌ DOVE SEI e comincia a dare amore. Amore a tutto ciò che stai guardando; agli animali, ai fiori, alle pietre, ai compagni di lavoro, alla famiglia, all'acqua, al cibo, a coloro che pensi ti odiano. Amore alla città, al paese in cui vivi, ai vissuto o in cui andrai a vivere. Nella misura in cui amiamo, riceviamo Amore!

14. "Poiché: è donando che si riceve".

La Legge della Causa ed Effetto fa che tutto quello che tu dai agli altri, lo riceverai in funzione all'amore ed all'impegno con cui lo hai dato.

15. "E' perdonando che si ottiene il Perdono".

Non possiamo reclamare giustizia se non sappiamo perdonare. Perdonare tutto, assolutamente tutto il male che ci è stato fatto, senza dare importanza all'orgoglio che c'è in noi.

16. "Ed è morendo che si risuscita alla Vita eterna".

Dobbiamo far morire ogni giorno il desiderio personale che abbiamo d'essere amati, compresi e consolati. Facendo morire la vita racchiusa nelle tenebre, nella tristezza, discordia, disperazione, orrore, dubbi, offesa, odio... vivremo per essere SOLO uno strumento della PACE del Signore; risusciteremo così alla Vita Eterna del Perdono, Amore, comprensione e consolazione, essendo Luce, Allegria e Strumento Divino della PACE.

S. FRANCESCO D'ASSISI

Non preoccupatevi del domani

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di mons. Vincenzo Paglia:

Gesù dice ai discepoli: "Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?". Sono parole molto chiare che dovrebbero farci riflettere su come la maggioranza di noi pensa alla propria vita, sulle preoccupazioni che abbiamo sul nostro presente e sul nostro futuro. Non ci lasciamo prendere dall'angoscia dell'oggi e del domani? Il Vangelo ci invita a guardare gli uccelli del cielo e a stupirci di come essi sono aiutati dal Signore. Ebbene, se è così per gli uccelli del cielo, che senza dubbio contano molto meno delle persone, quanto più sarà per noi? Eppure noi viviamo preoccupandoci proprio di ciò che nella nostra vita non mancherebbe comunque, anche se noi non ce ne curassimo. "Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Voi - sembra affermare il Vangelo - siete nati per il Signore. Egli lo sa bene; la vostra vita gli sta molto a cuore, più di quanto stia a cuore a voi stessi. Voi siete fatti per lui e per i fratelli. Eppure noi di questa fondamentale verità, che è il senso stesso della vita, ce ne occupiamo davvero poco (tanto meno ce ne preoccupiamo). E se molti restano senza cibo e vestito è perché altri non cercano il regno di Dio e la sua giustizia, bensì solo il proprio tornaconto.
Gesù, all'inizio di questo brano evangelico, chiarisce che nessuno può fare il servo contemporaneamente a due padroni, con un servizio totale, infatti "o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e trascurerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza". Tornano in mente le parole del Deuteronomio che definiscono il "servizio" all'unico Signore con questi termini: amarlo "con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6,4-5). In nome di questa dedizione totale a Dio si contesta l'idolatria, che è appunto servire altri dei, altri signori. È la pretesa di un diritto assoluto da parte di Dio. Non è difficile che questo ci sembri eccessivo. E in base ai nostri calcolati giudizi, alla nostra misurata e accorta gestione dei sentimenti, certamente lo sentiamo tale. È proprio così: Dio è eccessivo. Ma è l'eccesso di amore che rende ragione della sua pretesa. È già ben chiaro nelle parole del profeta Isaia: "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai" (Is 49,15). Mai una madre dimentica il proprio figlio piccolo. Ebbene, anche se per assurdo una madre operasse così, il Signore non lo farebbe mai. Per questo e solo per questo il salmista dice: "Solo in Dio riposa l'anima mia" (Sal 62,2).
Questo brano evangelico non è, ovviamente, una sorta di manifesto contro la civiltà del lavoro, o un nostalgico appello alla serenità della vita in una romantica cornice naturistica. Gesù si rivolge ai discepoli per invitarli a vivere con radicalità e integrità il loro rapporto con Dio. Il servizio alla ricchezza (un vero idolo) è come donargli l'anima, perché diviene il motivo assorbente della vita. È un idolo effimero, eppure per molti è motivo sufficiente per essere spinti a servirlo con la vita. Servire la ricchezza è dunque perdere la vita dietro l'incanto dell'effimero. L'avvertenza di Gesù è saggia e severa: "Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Occorre anzitutto cercare il regno di Dio, che è bontà, misericordia, giustizia, fraternità, amicizia. Questo è l'essenziale da cui promana con certezza tutto il resto. La ricchezza ci offre qualcosa ma non ci dà l'essenziale. Tuttavia è un idolo esigente, che non risparmia. Se cercheremo anzitutto il regno di Dio, il resto non ci mancherà, ne mancherà a quanti non hanno neppure il necessario.

"Egli asciugherà ogni lagrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte"

  “Udii una gran voce dal trono, che diceva: ‘Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio. Egli asciugherà ogni lagrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte; né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.” Apocalisse 21:3.4


Ogni qualvolta vediamo morire i nostri cari, giovani innocenti e uomini che abbiamo amato pur non conoscendoli, ci sale la tristezza. Ma la Sacra Bibbia ci viene in soccorso, poiché Dio ci rassicura che il dolore e il pianto svaniranno: meditiamo per questo, un passo tratto dal Libro d'Isaia che ci da molto conforto:

 Il deserto, e il luogo asciutto si rallegreranno di queste cose; e la solitudine festeggerà, e fiorirà come una rosa.  Fiorirà largamente, e festeggerà, eziandio con giubilo, e grida di allegrezza; la gloria del Libano, la magnificenza di Carmel, e di Saron, le sarà data; quei luoghi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio.  Confortate le mani fiacche, e fortificate le ginocchia vacillanti.  Dite a quelli che sono smarriti d’animo: Confortatevi, non temiate; ecco l’Iddio vostro; la vendetta verrà, la retribuzione di Dio; egli stesso verrà, e vi salverà.  Allora saranno aperti gli occhi de’ ciechi, e le orecchie de’ sordi saranno disserrate.  Allora lo zoppo salterà come un cervo, e la lingua del mutolo canterà; perciocchè acque scoppieranno nel deserto, e torrenti nella solitudine.  E il luogo arido diventerà uno stagno, e la terra asciutta vene di acque; il ricetto che accoglieva gli sciacalli diventerà un luogo da canne e giunchi.  E quivi sarà una strada, ed una via, che sarà chiamata: La via santa; gl'immondi non vi passeranno; anzi ella sarà per coloro; i viandanti e gli stolti non andranno più errando.  Ivi non sarà leone, ed alcuna delle fiere rapaci non vi salirà, niuna vi se ne troverà; e quelli che saranno stati riscattati cammineranno per essa.  E quelli che dal Signore saranno stati riscattati ritorneranno, e verranno in Sion con canto; ed allegrezza eterna sarà sopra il capo di loro; otterranno gioia e letizia; e il dolore ed i gemiti fuggiranno.

Non separi l’uomo ciò che Dio ha congiunto

Il Vangelo di oggi ci ha mostrato come Gesù consideri il matrimonio come assolutamente monogamo e indissolubile. Mentre noi oggi viviamo in una società che ricorre al divorzio civile con estrema facilità, la Chiesa ci ricorda attraverso il Vangelo di Gesù Cristo, che l'unione coniugale è qualcosa che l'uomo non deve separare poiché da Dio è stata formata. E' interessante meditare su queste cose e oggi lo facciamo con una riflessione di Vincenzo La Gamba, un noto diacono salutato anche dal Venerabile Giovanni Paolo II per una poesia a lui dedicata. Anche Vincenzo La Gamba si sofferma sulla distinzione tra divorzio civile e divorzio religioso e soprattutto si sofferma su cosa si basa l'unione coniugale:


È per la "durezza del cuore" se un matrimonio fallisce. Avviene quando ad uno dei due partners si indurisce il cuore, subentra l' egoismo. In parole povere: non è capace di amare.

Quando passò la legge sul divorzio in Italia (legge Fortuna) si gridava allo scandalo dalle varie correnti della Chiesa.

In verità (e lo si riscontra pure oggi, nel Vangelo domenicale di Marco 10, 2-16) ai tempi di Gesù, il divorzio era ammesso sulla base di un testo del Deuteronomio, 24,1: "Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi, perchè egli ha trovato qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via da casa".
Per non degradare la parola di Dio, ma soprattutto per capire meglio la legge del Deuteronomio, che in realtà è un permesso, bisogna sottolineare che la legge sul divorzio di allora era una legge prettamente restrittiva. All'inizio, l'uomo sposato, in Israele, godeva il diritto quasi assoluto di ripudiare a suo arbitrio la sua sposa. Il Deuteronomio 24, 1, limita appunto questo barbaro arbitrio: è un primo argine per riportare il matrimonio nell' alveo voluto da Dio all'inizio della creazione (Gen 1,24;2,4). Come la legge del taglione sarà superata dal comandamento dell'amore, così la legge del divorzio, per colpa dell'egoismo, sarà superata dal comandamento dell'indissolubilità del matrimonio.

Nell'Antico Testamento viene lodata la fedeltà coniugale ed il divorzio è considerato abominevole, sebbene, in alcuni casi, venisse tollerato "per la durezza di cuore".

Tuttavia, l'insegnamento positivo dell'assoluta indissolubilità del matrimonio lo troviamo nel Nuovo Testamento.
Quando Gesù nel Vangelo odierno risponde ai farisei: "Per la durezza dei vostri cuori Mosè scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre ed i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una carne sola. L'uomo, dunque, non separi ciò che Dio ha congiunto".

Ciò rafforza il fatto che Gesù pone nessuna ambiguità: rifiuta la poligamia, ma allo stesso tempo mette in rilievo l'unione coniugale indissolubile.

Oggigiorno (è bene chiarirlo) un matrimonio religioso può essere annullato dalla Chiesa, senza un ideale ben preciso, perchè "è una concessione alla debolezza umana". Diverso è il matrimonio civile, ove i due coniugi si possono separare o divorziare legalmente, ma ciò non è riconosciuto dalla Chiesa.

In sostanza chi è divorziato e si vuole risposare in Chiesa, deve avere in possesso la dichiarazione di nullità di matrimonio da parte della Chiesa Romana. Altrimenti si può risposare (a suo piacimento) solamente con il rito civile

Ecco perchè essere divorziati con il rito civile è totalmente diverso da essere divorziati dall'annullamento del matrimonio religioso.

Al di là della forma, anche presso di noi il matrimonio è molte volte un possesso, una compravendita di mutue relazioni, una prostituzione reciproca. Il matrimonio, invece di amore e servizio, diventa egoismo e sopraffazione.
Si sta insieme finché dura l'interesse del più forte. Quando cessa l'interesse, l'uso dell'uno o dell'altra, inclusa la strumentalizzazione, cessa tutto.

Sapete perchè? Perché è finito l'amore. È cessato quel "feeling", che è tutto in una unione coniugale e determina il fallimento matrimoniale a tutti i livelli.

Solo con il Cristo, la creazione raggiunge il suo fine: torna ad essere come Dio l'ha concepita fin dall'inizio.
Anche il matrimonio trova il suo significato esclusivamente in Cristo.

Fuori di Lui non esiste nulla e nulla ha senso.

Non abbiate paura di contrastare il male!

Nella giornata odierna, nella sezione "Elementi di politica", abbiamo nuovamente parlato di mafia attraverso le parole di Giovanne Falcone che ha donato sé stesso per combattere questa piaga e per difendere la giustizia. Per questo riproponiamo le parole del Papa Benedetto XVI dello scorso Ottobre (discorso pronunciato durante la visita in terra di Sicilia):


«Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo». Un grandissimo Benedetto XVI, a Palermo, come avevamo anticipato su Italia-News qualche giorno fa, ha usato parole chiare, dirette e ferme contro la Mafia. Diciassette anni dopo lo storico monito alla mafia di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento, ancora una scomunica per i mafiosi. Papa Ratzinger lo ha ribadito parlando, dalle 17, ai giovani in attesa nella "Piazza Politeama" del capoluogo siciliano. In mattinata accenni anche durante l'omelia: «ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l'uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla Comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce! La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo». Ma andiamo con ordine. In questo domenica, 3 ottobre 2010, il Papa è partito da Roma Ciampino per Palermo alle 8,15. Arrivato all'Aeroporto "Falcone e Borsellino" di Punta Raisi a Cinisi (Palermo) circa un'ora dopo, già dalle 10 ha salutato la gente della mia Sicilia presente numerosa al Foro Italico di Palermo ed ha presieduto la celebrazione della Santa Messa a partire dalle ore 11. Durante l'omelia ha ricordato, innanzitutto, che: «la visita avviene in occasione di un importante raduno ecclesiale regionale dei giovani e delle famiglie» ma anche «per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana». Il Papa ha poi aggiunto una curiosa nota storica: «quando gli antichi Greci approdarono in questa zona la chiamarono "Panormo", cioè "tutto porto": un nome che voleva indicare sicurezza, pace e serenità. Venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio è che veramente questa Città, ispirandosi ai valori più autentici della sua storia e della sua tradizione, sappia sempre realizzare per i suoi abitanti, come pure per l'intera Nazione, l'auspicio di serenità e di pace sintetizzato nel suo nome». Ed ha quindi fatto il suo primo accenno alle cose che non vanno in Sicilia: «so che a Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell'incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e a causa della criminalità organizzata. Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza ed il mio ricordo nella preghiera. Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione». Quindi un chiaro riferimento liturgico: «ogni assemblea liturgica è spazio della presenza di Dio. Riuniti per la santa Eucaristia, i discepoli del Signore sono immersi nel sacrificio redentore di Cristo, proclamano che Egli è risorto, è vivo e datore di vita, e testimoniano che la sua presenza è grazia, forza e gioia. Apriamo il cuore alla sua parola ed accogliamo il dono della sua presenza! Tutti i testi della liturgia di questa domenica ci parlano della fede, che è il fondamento di tutta la vita cristiana. Gesù ha educato i suoi discepoli a crescere nella fede, a credere e ad affidarsi sempre di più a Lui, per costruire sulla roccia la propria vita. Per questo essi gli chiedono: «Accresci in noi la fede» (Lc 17,6). E' una bella domanda che rivolgono al Signore, è la domanda fondamentale: i discepoli non chiedono doni materiali, non chiedono privilegi, ma chiedono la grazia della fede, che orienti e illumini tutta la vita; chiedono la grazia di riconoscere Dio e di poter stare in relazione intima con Lui, ricevendo da Lui tutti i suoi doni, anche quelli del coraggio, dell'amore e della speranza. Senza rispondere direttamente alla loro preghiera, Gesù ricorre ad un'immagine paradossale per esprimere l'incredibile vitalità della fede. Come una leva muove molto più del proprio peso, così la fede, anche un pizzico di fede, è in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare. La fede - fidarci di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo fino in fondo - rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realtà. Ne dà testimonianza anche il profeta Abacuc nella prima lettura. Egli implora il Signore a partire da una situazione tremenda di violenza, d'iniquità e di oppressione; e proprio in questa situazione difficile e di insicurezza, il profeta introduce una visione che offre uno spaccato del progetto che Dio sta tracciando e sta attuando nella storia: «Soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede» (Ab 2,4). L'empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realtà fragile e inconsistente, perciò si piegherà, è destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realtà nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avrà la vita». A questo punto il Santo Padre ricorda la storia della Chiesa locale e dice: «nei secoli passati la Chiesa che è in Palermo è stata arricchita ed animata da una fede fervida, che ha trovato la sua più alta e riuscita espressione nei Santi e nelle Sante. Penso a santa Rosalia, che voi venerate e onorate e che, dal monte Pellegrino, veglia sulla vostra Città, di cui è Patrona. E penso anche ad altre due grandi Sante della Sicilia, Agata e Lucia. Né va dimenticato come il vostro senso religioso abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacità di donazione e di solidarietà verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l'innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredità da custodire gelosamente e da rilanciare ancor più ai nostri giorni. Cari amici, conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni!». Continuando a spiegare la seconda parte del Vangelo odierno il Santo Padre presenta l'insegnamento dell'umiltà, «strettamente legato alla fede». «Gesù ci invita ad essere umili e porta l'esempio di un servo che ha lavorato nei campi. Quando torna a casa, il padrone gli chiede ancora di lavorare. Secondo la mentalità del tempo di Gesù, il padrone aveva tutto il diritto di farlo. Il servo doveva al padrone una disponibilità completa; e il padrone non si riteneva obbligato verso di lui perché aveva eseguito gli ordini ricevuti. Gesù ci fa prendere coscienza che, di fronte a Dio, ci troviamo in una situazione simile: siamo servi di Dio; non siamo creditori nei suoi confronti, ma siamo sempre debitori, perché dobbiamo a Lui tutto, perché tutto è suo dono. Accettare e fare la sua volontà è l'atteggiamento da avere ogni giorno, in ogni momento della nostra vita. Davanti a Dio non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande ricompensa. Questa è un'illusione che può nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realtà, non facciamo mai abbastanza per Dio. Dobbiamo dire, come ci suggerisce Gesù: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10). Questo è un atteggiamento di umiltà che ci mette veramente al nostro posto e permette al Signore di essere molto generoso con noi. Infatti, in un altro brano del Vangelo egli ci promette che «si cingerà le sue vesti, ci farà mettere a tavola e passerà a servirci» (cfr Lc 12,37). Cari amici, se faremo ogni giorno la volontà di Dio, con umiltà, senza pretendere nulla da Lui, sarà Gesù stesso a servirci, ad aiutarci, ad incoraggiarci, a donarci forza e serenità». Ricordando l'apostolo Paolo, e la seconda lettura della liturgia domenicale, il Papa ha parlato di fede. «Timoteo è invitato ad avere fede e, per mezzo di essa, ad esercitare la carità. Il discepolo viene esortato a ravvivare nella fede anche il dono di Dio che è in lui per l'imposizione delle mani di Paolo, cioè il dono dell'Ordinazione, ricevuto per svolgere il ministero apostolico come collaboratore di Paolo (2Tm 1,6). Egli non deve lasciar spegnere questo dono, ma deve renderlo sempre più vivo per mezzo della fede». Quindi un primo, forte, messaggio d'amore alla Sicilia: «la vostra bella Isola è stata tra le prime regioni d'Italia ad accogliere la fede degli Apostoli, a ricevere l'annunzio della Parola di Dio, ad aderire alla fede in modo così generoso che, anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni, è sempre germogliato in essa il fiore della santità. La Sicilia è stata ed è terra di santi, appartenenti ad ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicità ed integralità», e un invito ai fedeli laici siciliani: «non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell'esistenza umana, soprattutto in quelle difficili! La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra. E quando incontrate l'opposizione del mondo, sentite le parole dell'Apostolo: "Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro"». Ricordando don Pino Puglisi, e altri santi e beati siciliani, Papa Ratzinger ha detto: «siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l'amore di Cristo. Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro! Fa' emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile! La Madre di Cristo, la Vergine Odigitria da voi tanto venerata, vi assista e vi conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio». Durante la recita dell'Angelus Domini il Papa ha affidato la Sicilia all'Immacolata: «la Sicilia è costellata di Santuari mariani, e da questo luogo, mi sento spiritualmente al centro di questa "rete" di devozione, che congiunge tutte le città e tutti i paesi dell'Isola. Alla Vergine Maria desidero affidare tutto il popolo di Dio che vive in questa amata terra. Sostenga le famiglie nell'amore e nell'impegno educativo; renda fecondi i germi di vocazione che Dio semina largamente tra i giovani; infonda coraggio nelle prove, speranza nelle difficoltà, rinnovato slancio nel compiere il bene. La Madonna conforti i malati e tutti i sofferenti, e aiuti le comunità cristiane affinché nessuno in esse sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i più piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato. Maria è il modello della vita cristiana. A Lei chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santità, sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana». Dopo il pranzo con i Vescovi della Sicilia nel Palazzo Arcivescovile di Palermo, durante il quale ha discusso dei problemi vari che affliggono la Chiesa in Sicilia e durante il quale molti Vescovi siciliani che, solitamente, non seguono le direttive del Papa, «hanno dovuto» ascoltarlo! Alle 17 l'incontro con i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e i Seminaristi nella Cattedrale di Palermo. Nel discorso il Santo Padre ha detto: «come Successore di Pietro, ho la gioia di confermarvi nell'unica fede e nella profonda comunione che il Signore Gesù Cristo ci ha acquistato». Rivolgendosi direttamente ai sacerdoti, con tratto serio, ha detto: «so che lavorate con zelo e intelligenza, senza risparmio di energie. Il Signore Gesù, al quale avete consacrato la vita, è con voi! Siate sempre uomini di preghiera, per essere anche maestri di preghiera. Le vostre giornate siano scandite dai tempi dell'orazione, durante i quali, sul modello di Gesù, vi intrattenete in colloquio rigenerante con il Padre. Non è facile mantenersi fedeli a questi quotidiani appuntamenti con il Signore, soprattutto oggi che il ritmo della vita si è fatto frenetico e le occupazioni assorbono in misura sempre maggiore. Dobbiamo tuttavia convincerci: il momento della preghiera è fondamentale: in essa, agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al ministero. Tante cose ci premono, ma se non siamo interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri. Dobbiamo sempre riservare il tempo necessario per "stare con lui" (cfr Mc 3,14). Poi, parlando di Eucaristia, sorgente e culmine di tutta la vita cristiana, ha provocatoriamente rivolto alcune domande ai sacerdoti: «possiamo dire che l'Eucaristia è al centro, per noi, per la nostra vita sacerdotale?»; «Quale cura poniamo nel prepararci alla santa Messa, nel celebrarla, nel rimanere in adorazione?»; «Le nostre chiese sono veramente "casa di Dio", dove la sua presenza attira la gente, che purtroppo oggi sente spesso l'assenza di Dio?». Poi ha ricordato: «il sacerdote è per i fedeli: li anima e li sostiene nell'esercizio del sacerdozio comune dei battezzati, nel loro cammino di fede, nel coltivare la speranza, nel vivere la carità, l'amore di Cristo. Cari sacerdoti, abbiate sempre una particolare attenzione anche per il mondo giovanile. Come disse in questa terra il Venerabile Giovanni Paolo II, spalancate le porte delle vostre parrocchie ai giovani, perché possano aprire le porte del loro cuore a Cristo! Mai le trovino chiuse!». Ha affondato così il dito nella piaga, perché, purtroppo, molte chiese aprono appena mezz'ora o un'ora per la Santa Messa quotidiana e poi rimangono tristemente chiuse. Per questo il Santo Padre ha ribadito: «il Sacerdote non può restare lontano dalle preoccupazioni quotidiane del Popolo di Dio; anzi, deve essere vicinissimo, ma da sacerdote, sempre nella prospettiva della salvezza e del Regno di Dio. Egli è testimone e dispensatore di una vita diversa da quella terrena. Egli è portatore di una speranza forte, di una "speranza affidabile", quella di Cristo, con la quale affrontare il presente, anche se spesso faticoso. E' essenziale per la Chiesa che l'identità del sacerdote sia salvaguardata, con la sua dimensione "verticale". La vita e la personalità di san Giovanni Maria Vianney, ma anche di tanti Santi della vostra terra, come sant'Annibale Maria di Francia, il beato Giacomo Cusmano o il beato Francesco Spoto, ne sono una dimostrazione particolarmente illuminante e vigorosa». Quindi il suo ricordo commosso «del barbaro assassinio di Don Giuseppe Puglisi, appartenente a questo presbiterio, ucciso dalla mafia. Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all'educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli. Lo stesso popolo affidato alle sue cure pastorali ha potuto abbeverarsi alla ricchezza spirituale di questo buon pastore, del quale è in corso la causa di Beatificazione. Vi esorto a conservare viva memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l'eroico esempio». Poi ha invitato tutti a «seguire Gesù senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, dando così testimonianza della bellezza di essere cristiani in maniera radicale. Spetta in particolare a voi tenere viva nei battezzati la consapevolezza delle esigenze fondamentali del Vangelo. Infatti, la vostra stessa presenza e il vostro stile infondono alla Comunità ecclesiale un prezioso impulso verso la "misura alta" della vita vocazione cristiana; anzi potremmo dire che la vostra esistenza costituisce come una predicazione, assai eloquente, anche se spesso silenziosa. Il vostro, carissimi, è un genere di vita antico e sempre nuovo, nonostante la diminuzione del numero e delle forze. Ma abbiate fiducia: i nostri tempi non sono quelli di Dio e della sua provvidenza. E' necessario pregare e crescere nella santità personale e comunitaria. Il Signore poi provvede!». Ai seminaristi (e, indirettamente anche a vescovi e sacerdoti) ha ricordato con inflessibilità: «siate docili alle direttive dei superiori e dei responsabili della vostra crescita in Cristo, e imparate da Lui l'amore per ogni figlio di Dio e della Chiesa». La straordinaria visita del Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo si è conclusa con l'incontro dei giovani in Piazza Politeama. Qui il Santo Padre ha detto che bisogna prendere sul serio l'accostamento giovani-famiglie perché «questo trovarsi insieme non può essere solamente occasionale, o funzionale. Ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale». Poi il Papa ha invitato i giovani siciliani a conoscere ed imitare la neo-beata Chiara Badano. Quindi ha ricordato ai siciliani: «il rapporto tra i genitori e i figli - lo sapete - è fondamentale; ma non solo per una giusta tradizione - so che questa è molto sentita dai siciliani. E' qualcosa di più, che Gesù stesso ci ha insegnato: è la fiaccola della fede che si trasmette di generazione in generazione; quella fiamma che è presente anche nel rito del Battesimo... la famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell'anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede. Questo è avvenuto in modo esemplare e straordinario nella famiglia della beata Chiara Badano; ma questo avviene in tante famiglie. Anche in Sicilia ci sono splendide testimonianze di giovani cresciuti come piante belle, rigogliose, dopo essere germogliate nella famiglia, con la grazia del Signore e la collaborazione umana. Penso alla Beata Pina Suriano, alle Venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magno, grande educatrice; ai Servi di Dio Rosario Livatino, Mario Giuseppe Restivo, e a tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia, perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia! L'immagine dell'albero è molto significativa per rappresentare l'uomo. La Bibbia la usa, ad esempio, nei Salmi. Il Salmo 1 dice: Beato l'uomo che medita la legge del Signore, "è come albero piantato lungo corsi d'acqua, / che dà frutto a suo tempo" (v. 3). Questi "corsi d'acqua" possono essere il "fiume" della tradizione, il "fiume" della fede da cui si attinge la linfa vitale. Cari giovani di Sicilia, siate alberi che affondano le loro radici nel "fiume" del bene! Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i vostri Vescovi hanno detto e dicono (per la verità assai poco!...). L'apostolo Paolo riprende questa immagine nella Lettera ai Colossesi, dove esorta i cristiani ad essere "radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr Col 2,7). ... L'immagine dell'albero dice che ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l'amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che Lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi. In questo senso la famiglia è "piccola Chiesa", perché trasmette Dio, trasmette l'amore di Cristo, in forza del sacramento del Matrimonio. L'amore divino che ha unito l'uomo e la donna, e che li ha resi genitori, è capace di suscitare nel cuore dei figli il germoglio della fede, cioè la luce del senso profondo della vita». Il Papa, infine, ricorda che «la famiglia, per essere "piccola Chiesa", deve vivere ben inserita nella "grande Chiesa", cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare. ... i movimenti e le associazioni ecclesiali non servono se stessi, ma Cristo e la Chiesa». Quindi l'invito a "studiare" alla scuola di Maria: «mettetevi a piena disposizione di Dio, lasciatevi plasmare dalla sua Parola e dal suo Spirito, e sarete ancora, e sempre più, sale e luce di questa vostra amata terra».

L'autista ... di Dio

Oggi introduciamo un pò di sano umorismo, ispirato dalla nostra Enza, attraverso un'allegra barzelletta con protagonista Papa Benedetto XVI:


Aeroporto di Roma Leonardo Da Vinci, il Papa è tornato da uno dei suoi viaggi in giro per il mondo.
Dopo aver caricato tutti i bagagli del Papa nella limousine per tornare al Vaticano, l'autista nota che Benedetto sta ancora aspettando sul marciapiede.
"Mi scusi, Santità," dice l'autista, "Vorrebbe per favore sedersi in modo che possiamo andare?"
"Beh, per dirti la verità, figliolo" risponde il Papa, "Non mi fanno mai guidare in Vaticano e oggi ne ho davvero voglia."
"Mi dispiace, ma non posso permetterglielo, perderei il posto! E se succedesse qualcosa?" protesta l'autista, desiderando di non essere andato al lavoro quella mattina.
"Ci sarebbero degli extra non indifferenti per te", dice il Papa.
Riluttante, l'autista sale dietro mentre Benedetto si mette al volante.
L'autista si pente della sua decisione appena usciti dall'aeroporto, vedendo il Pontefice spingere l'acceleratore portando la limousine a 170 Km/h.
"La prego, rallenti Santità!!!" Si dispera l'autista.
Ma il Papa continua a tavoletta fino a quando si sentono delle sirene.
"Oh mio Dio, l carabinieri! Mi ritireranno la patente!", piagnucola l'autista.
Il Papa accosta e tira giù il finestrino.
Il carabiniere si avvicina, da un'occhiata, torna alla moto e prende la radio.
"Devo parlare col maresciallo..."
Il maresciallo risponde alla radio e l'appuntato gli dice di aver fermato una limousine che andava a 170.
"Beh, sbattilo dentro!" Dice il maresciallo.
"Non credo che vogliamo davvero farlo, è un tipo molto importante..." Dice il carabiniere."
"Una ragione di più!" Esclama il maresciallo.
"No, intendo DAVVERO importante..." Risponde l'appuntato.
Il maresciallo allora chiede:
"Beh, chi hai lì, il Sindaco?"
"Più in alto!"
"Il Governatore della Banca d'Italia?"
"Di più!"
"Il Cavaliere?"
"Magari!!!"
"Va bene... Allora chi è?"
"Credo sia Dio!"
Pausa di riflessione del maresciallo
"Che cosa ti fa credere che sia Dio???"
"Ha il Papa per autista!!!"

La Cattedra di San Pietro

Oggi festa della cattedra di S.Pietro, riflettiamo attraverso la riflessione della nostra Enza che segue il Vangelo odierno:

Dal Vangelo secondo Matteo: In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesaréa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non
prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

 RIFLETTENDO

Gesù ci ha dato una regola precisa: se uno si presenta e dice di essere cristiano, chiediamo la sua fede da chi è garantita. Se la sua fede è garantita da Pietro e dai Vescovi, allora si, altrimenti è fuori della fede. Simon Pietro è il primo al quale Dio affidi la chiave della fede: ciò che egli farà o disferà sulla terra, ciò che riceverà o rifiuterà, sarà anche in Cielo. Così egli è responsabile della salvezza di molti uomini: perché cresca una comunità sulla quale le potenze degli inferi non abbiano presa. Dobbiamo pregare Gesù perché tutti si riconoscano nell'unica Chiesa, e Cristo ha detto che l'unica sua Chiesa è quella fondata su Pietro. Con umiltà preghiamo perché tutti i cristiani si riconoscano, e saremo una bomba d'amore, di grazia e di gioia.  

San Luigi Orione: Carità e Umiltà

In occasione della visita al Santuario dell'Incoronata legato anche a San Luigi Orione, pubblichiamo delle riflessioni di questo santo sacerdote canonizzato da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004:

“La carità, dalla fiducia nel Signore, dalla pazienza e dal tempo,  sa sperare e aspettare i momenti e le ore di Dio e il buon esito d’ogni santa impresa”


Facciamo regnare la carità con la mitezza del cuore, col compatirci, coll’aiutarci vicendevolmente, col darci la mano e camminare insieme. Seminiamo a larga mano sui nostri passi, opere di bontà e di amore, asciughiamo le lacrime di chi piange.(Lettere II, pp 327 ss)

“Lavorare cercando Dio solo e non in un continuo affanno di qualcuno che mi possa vedere, apprezzare, applaudire… Ogni azione fatta per chiasso e per essere visti è come un fiore passato per più mani”

Non ambite cariche e dignità… sta attento, caro don…, perché il nostro amor proprio ragiona sottilmente e si veste talora di umiltà e giustifica facilmente ai nostri occhi le nostre azioni e uccide l’anima come un sottile e dolce veleno (Scr 44,107 ss.)

Dio si manifesta e si compiace di abitare in quelli che sentono la loro nullità, che diventano come nulla, per l’amore di Dio (Lettere I p 122)

Dio si manifesta e si compiace di abitare in quelli che sentono la loro nullità, che diventano come nulla, per l’amore di Dio (Lettere I p 122)

“ La carità non ha l’occhio nero, non ha spirito di discussione, non conosce i ma né i se: non ha spirito di contraddizione, di censura, di critica, di mormorazione”

“Vorrei stringere nelle mie piccole braccia umane tutte le creature per portarle a Dio. E vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli che hanno fame e sete di verità e di Dio; aprire il cuore alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi” (Scr100, 187)

“La carità ha sempre il volto sereno com’è sereno il suo spirito, è tranquilla e quando parla, non alza mai la voce”

“Dobbiamo perdonare e perdonare tutto a tutti. Dovete coprire con un monte di benedizione non solo quelli che vi fanno del bene, ma anche tutti quelli che vi fanno del male (discorso del 23/VI/1929)

“Cercare e medicare le piaghe del popolo, cercarne le infermità: andargli incontro nel morale e nel materiale… Cristo andò al popolo. Deve starci a cuore il popolo… Evitare le parole: di parolai ne abbiamo piene le tasche”

“Non andate a riferire quel che uno può aver detto di male: non aggiungete esca al fuoco; cercate sempre di spegnere. Sentite una cosa contro una persona? Fatela morire dentro di voi. Guardatevi dalla satira, dalla parola che ferisce. Non dite: l’ho detto per burla! Le burla che offendono la carità lasciatele da parte”

Amare l’uomo quando l’ingiuria degli anni e la degradazione del vizio ne hanno fatto un oggetto di disgusto intollerabile

Abbiate un sorriso e una parola amabile per tutti, senza differenze: fatevi tutti a tutti per portare tutte le anime a Gesù. La carità del Signore nostro crocifisso: …ecco la speranza dell’avvenire. Carità viva, carità grande, carità sempre! E daremo la leva alla società! Con la carità faremo tutto,senza carità faremo niente! (13,II, 1907)

“La nostra vita sia un olocausto, un inno, un cantico sublime di carità e di consumazione totale di noi stessi nell’amore a Dio, alla Chiesa, ai fratelli”.


Testi tratti dal sito: http://www.iso.donorione.org

Pregando per la pace con Giovanni Paolo II

Molti popoli sono in fermento e molte rivolte stanno sfociando in vere e proprie guerre civili, come in Libia. Preghiamo affinché non vi sia più repressione, ma dialogo, ascolto e apertura a nuove forme di governo maggiormente democratiche e attente ai bisogni della collettività. Uniamoci in preghiera con il Venerabile Giovanni Paolo II affinché Dio conceda la pace ai giorni nostri:


Dio dei nostri Padri,

grande e misericordioso,

Signore della pace e della vita,

Padre di tutti.

Tu hai progetti di pace e non di afflizione,

condanni le guerre

e abbatti l' orgoglio dei violenti.

Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù

ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,

a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe

in una sola famiglia.

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli,

supplica accorata di tutta l'umanità:

mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;

minaccia per le tue creature

in cielo, in terra e in mare.

In comunione con Maria, la Madre di Gesù,

ancora ti supplichiamo:

parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli,

ferma la logica della ritorsione e della vendetta,

suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove,

gesti generosi ed onorevoli,

spazi di dialogo e di paziente attesa

più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

Concedi al nostro tempo giorni di pace.

Mai più la guerra.

Un amore che non conosce ostacoli

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di mons. Antonio Riboldi:

Per natura siamo sempre pronti a 'mitigare' la profondità ed ampiezza che Dio ha dato alle virtù, a cominciare dall'amore. Per la nostra natura così debole e limitata, ci lasciamo prendere dagli eventi e seguiamo le inclinazioni della nostra sensibilità o istintività, sempre pronte a cedere. Gesù non fa sconti, e non poteva farli, per la natura stessa delle virtù, che chiedono di 'andare oltre' le nostre passioni.
Il Vangelo di oggi offre alla nostra riflessione una delle pagine certamente più difficili da vivere, ma nello stesso tempo sono valori che distinguono noi, seguaci di Gesù, da chi non lo conosce o non lo segue.
Già nell'Antico Testamento Dio ci avverte tramite Mosè:
"Parla alla comunità degli Israeliti e ordina loro: 'Siate santi, poiché il Signore è Santo. Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore". (Lv. 1, 17-18)
Gesù va oltre questa norma. Scrive l'evangelista Matteo:
"Gesù disse ai suoi discepoli: 'Avete udito ciò che fu detto: 'Occhio per occhio, dente per dente: ma Io vi dico, di non opporvi al malvagio; anzi se uno vi percuote la guancia destra, tu porgigli anche la sinistra; e a chi ti vuole chiamare in giudizio, per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringe a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle
Avete inteso che fu detto: 'Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico: ma Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale merito ne avrete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date un saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli.
Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli". (Mt. 5, 38-48)
Specchiamoci quindi sull'esempio del Padre nostro che è nei cieli. Se c'è Uno che non si è mai sognato di fare del male agli uomini, è proprio Dio, che ci ha creati per farci partecipi della Sua stessa Beatitudine.
E se c'è Uno che avrebbe tutte le ragioni per punire il male che riceve - le disubbidienze, le ribellioni, i rifiuti che continuamente ripetiamo con i peccati, l'indifferenza - sarebbe proprio e solo il Signore. Ma il Padre non si lascia fermare dai nostri rifiuti, resta - per nostra consolazione -fedele al Suo Amore. Non rinnega mai chi ha creato per amore, perché Lui, nella Sua Essenza, è Amore. Neppure ci abbandona quando noi Gli voltiamo le spalle. Anzi, non finisce di colmarci delle Sue tenerezze, come fa un padre - e molto più di un padre - verso un figlio che, con il suo errore, si trova maggiormente in pericolo, ossia indirizza, ogni sforzo d'amore per far capire al figlio che con le sue scelte sbagliate può perdersi e allontanandosi non potrà più godere neppure del Suo stesso Amore.
Tutto questo Gesù lo rivela con la parabola del figlio prodigo, che dovrebbe essere sempre presente e vita al nostro cuore.
Ma sappiamo tutti quanto siamo volubili e fragili, forse perché scambiamo la natura del vero amore con il fluttuante sentimento o con le ambigue emozioni.
Quando si ama veramente - come ci amano le nostre mamme o i nostri veri amici - non ci si lascia mai prendere da altri sentimenti contrari o contrastanti. L'amore vero non conosce confini, limiti o avversità.
Ricordo ancora quella mamma che, abbandonata dai figli, restò fedele all'amore per loro. Soffriva per il male che i figli le causavano ogni giorno, ma questo non la scoraggiava. Venne il giorno in cui stette davvero male. I figli lo seppero e, spinti forse da un senso di colpa, andarono a visitarla. Li accolse con tanta tenerezza e con parole che venivano dalle profondità del cuore: 'Vi ringrazio di essere venuti. Non pensate che io non vì ami, anzi, sapervi contro e indifferenti, anche se non ne comprendo le ragioni, ha fatto aumentare l'amore. Ora siete qui_ É il dono più grande che potevate farmi. Mi avete fatto pregustare il paradiso che spero mi attenda'. Bastò questo a far sciogliere l'indurimento del loro cuore. Grandi cose può fare l'amore.
Pensiamo al grande esempio di Gesù stesso. Aveva coperto di miracoli, guarigioni e verità il popolo d'Israele. Aveva dato tutto di Sé. Quando venne l'ora dell'odio non si sottrasse. Abbiamo tutti davanti agli occhi le terribili ore della Passione e Morte. Ma l'ultimo Suo insegnamento, sublime, sono le parole pronunciate dalla croce: 'Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno',
Davvero Dio ha un Cuore grande e, creandoci, ce lo ha comunicato.
Purtroppo però, tante volte, tra noi pare abbia la meglio il contrario.
Ricordo, negli anni del terrorismo, con Padre Bachelet, che aveva avuto il fratello ucciso dalle Brigate rosse, quasi a volere indicare la via del perdono, fumino invitati a visitare tante carceri, dove erano detenuti i cosiddetti terroristi 'dissociati'. Era un gesto significativo, soprattutto per la presenza di Padre Bachelet, che proclamava come l'amore sa andare oltre il male ricevuto o subito.
E ricordo lo stupore di tanti ex terroristi, che vedevano in questo atteggiamento di perdono, la via del ritorno alla vita, pur continuando, giustamente ma ora con una loro più piena consapevolezza, a scontare la propria pena.
Avevano lasciato alle spalle la triste teoria che per cambiare l'Italia occorresse l'arma della violenza.
Comprendevano che non era quella la via per creare una società più giusta e umana. Riconoscevano il grave errore di 'valutazioné commesso e le ingiustizie perpetrate ai danni di persone giuste e innocenti. Con Padre Bachelet e con la stupenda guida di una suora, diventata celebre per il suo stile di approccio con i detenuti, Suor Theresilla, cercavamo di aprire la via della speranza.
'Eravamo convinti - ci dicevano - che per noi tutto fosse finito e ci consideravamo solo dei 'sepolti vivi', ma la vostra presenza ci fa sperare'. E fu così che ebbe inizio la riconciliazione.
Ma il fatto non piacque all'opinione pubblica e ai massmedia, che vedevano questo nostro atteggiamento come una provocazione inaccettabile, solo un 'passare la spugna' su orrori che dovevano continuare ad indignare senza nessun perdono, tanto che lo chiamavano 'perdonopolì. Ricordo che un giorno, in una pubblica piazza, davanti ad un folto pubblico, cercai di spiegare la bellezza del perdono, proclamando il Vangelo di oggi.
Alla fine del discorso mi si avvicinarono alcuni che espressero tutta la loro contrapposizione. 'Ammiriamo quello che lei ha fatto nel Belice e fa ora contro la camorra, ma non possiamo che condannare questa sua 'politica' del perdono: chi sbaglia deve pagare!'.
'Avete ragione. Il male deve sempre essere riparato, ma questo non vieta di poter dare speranza a chi ha sbagliato'.
Ero talmente bersagliato dalle disapprovazioni, che non riuscivo più a capire se dovevo continuare o lasciar perdere. A farlo apposta... quell'anno la Chiesa celebrava il suo convegno in Italia su 'Riconciliazione e penitenza! Trovandomi a Novara, in compagnia con altri due vescovi, chiesi loro un consiglio. Uno, Mons. Magrassi, vescovo di Bari, ricordo che mi disse: 'Antonio, tu sei come una punta di acciaio che tenta di aprire uno spazio sulla via della riconciliazione e del perdono e sei davvero coraggioso e fai bene. I casi sono due: o ce la fai ad aprire uno spiraglio e allora diventerà, con il tempo, la larga via del perdono, o, se si romperà la punta,... dovrai essere pronto a pagarla!'
Decisi di correre il rischio: la punta non si ruppe e fu aperta la porta della via della riconciliazione. Così come ricordo il grande esempio di Giovanni Paolo II che, colpito e ferito gravemente, mentre era tra la folla, una volta guarito volle incontrare il suo attentatore in carcere, offrendogli il suo perdono. Così sono fatti i veri discepoli del Signore. Non vivono, anzi, rifiutano la mentalità del 'deve pagarmela' o 'me la lego al dito'.
Noi cristiani, in famiglia, nell'ambiente di lavoro, in ogni ambito in cui viviamo, dovremmo essere coraggiosi testimoni del 'saper andare oltre' le offese e il male: questa è la via per 'piegare' i cuori duri. Non è facile, ma è la sola via della pace: una via che è dono della generosità del cuore. Cosi predicava Paolo VI nel Congresso Eucaristico internazionale di Bombay:
"Oggi la fratellanza si impone: l'amicizia è il principio di ogni moderna convivenza umana.
Invece di vedere nel nostro simile l'estraneo, il rivale, l'antipatico, il nemico, dobbiamo abituarci a vedere l'uomo, che vuol dire, un essere pari al nostro, degno di rispetto, di stima, di assistenza, di amore, come a noi stessi. Ritorna a risuonare al nostro spirito la parola stupenda di S_ Agostino: The i confini dell'amore si allarghino'. Bisogna che cadano le barriere dell'egoismo e che l'affermazione di legittimi interessi, particolari interessi, non sia mai offesa per gli altri.
Bisogna che la democrazia, a cui si appella la convivenza umana, si apra ad una concezione universale, che trascenda i limiti e gli ostacoli ad una effettiva fratellanza". (dicembre 1964) Quanto sono attuali, necessari, urgenti, sempre, questi inviti.
Con Madre Teresa leviamo una breve preghiera, perché regni l'amore tra le Nazioni e i popoli:
"Mio Signore, possano le nazioni essere toccate dal Tuo Cuore,
affinché lavorino per l'unità e con amore
come strumenti per diffondere la pace su questa terra_
Concedi ai potenti un cuore pulito, colmo di amore l'uno per l'altro.
Fa' che ascoltino la Tua Parola di amore
in modo da realizzare la tua pace attraverso il loro lavoro,
perché la pace è un bisogno e deve essere un dono per tutti, senza eccezioni: un dono che ogni uomo di buona volontà sa costruire
dove è, dove opera, a cominciare dalla famiglia
"

Celebrando il ricordo del Beato Angelico

«Con tutta la sua vita cantò la gloria di Dio, che egli portava come un tesoro nel profondo del suo cuore ed esprimeva nelle opere d’arte. Fra Angelico è rimasto nella memoria della Chiesa e nella storia della cultura come uno straordinario religioso-artista. Figlio spirituale di san Domenico, col pennello espresse la sua “summa” dei misteri divini, come Tommaso d’Aquino la enunciò col linguaggio teologico. Nelle sue opere i colori e le forme “si prostrano verso il tempio santo di Dio” (Sal 138, 2), e proclamano un particolare rendimento di grazie al suo nome».
(Giovanni Paolo II)

Oggi la Chiesa Cattolica celebra il ricordo del Beato Giovanni di Fiesole: figlio spirituale di San Domenico, fu noto al mondo come Beato Angelico, per la sua straordinaria qualità di pittore capace di esaltare lo spirito nel colore e nella raffigurazione. L’Angelico fu un vero e proprio predicatore “con il pennello” e per questo il Venerabile Giovanni Paolo II l’ha proclamato, nel 1984, patrono universale degli artisti. Oggi, partecipiamo alla sua celebrazione, attraverso una preghiera di Mons. Ennio Francia:
 
O beato padre Angelico,
che dal cielo segui gli artisti di tutto il mondo,
ti preghiamo perché intercedi presso il Padre
affinché ogni artista cresca in santità di vita,
attento ai segni dei tempi e al proprio ingegno creativo.

Ti preghiamo di intervenire perché i pastori della Chiesa,
illuminati dallo Spirito Santo,
annuncino il Vangelo e siano veri testimoni,
così che le arti tornino al servizio del culto,
della catechesi, della cultura e della carità.

Concedi inoltre ai governanti di popoli e nazioni
di operare per la giustizia e la pace,
donando bellezze e bene alla città dell’uomo.

Che tutti vivano, o beato Angelico,
nelle comunità cristiane con lo spirito
del pellegrino, libero da fragilità
e dagli effimeri risvolti della carne.

Ti preghiamo per gli artisti,
perché sappiano crescere nella Chiesa
insieme a Cristo e camminare
incontro a lui con fede, speranza e carità,
esprimendo la sua divina misericordia
nelle forme dell’arte e in attesa
del gusto di incontrarlo nel cielo.

Per tua intercessione,
sappiano gli artisti di ogni arte e cultura contemplare,
nel mistero di Cristo incarnato e redentore,
il modello per testimoniare il Vangelo
e rappresentarlo nelle opere,
dopo aver riscoperto in se stessi
l’intima presenza di Dio.

Intercedi perché ogni artista
impari a ringraziare il Signore
per tutti i doni di grazie e imitare
il tuo mistico raccoglimento,
così da impegnarsi con coraggio
e chiarezza al ministero e al servizio delle arti.

Intercedi anche per gli artisti defunti,
perché nello splendore della gloria di Dio,
di cui tu già godi,
essi vengano ricompensati
di quanto di sacro, durante la vita terrena,
hanno fatto pregustare con le loro opere.

Ti chiediamo, infine,
di aiutarci a illuminare la nostra mente
e di riscaldare il nostro cuore
per mantenere lo stupore
della nostra fedeltà a Cristo
e realizzarlo ogni giorno nella Chiesa,
secondo le indicazioni del papa e dei vescovi.

Sostienici nello sperimentare
i tratti della verità, della bellezza
e della bontà del Signore
nel nostro pellegrinaggio artistico di quaggiù
e contemplare il fascino
dell’appartenenza al Padre,
al Figlio e allo Spirito Santo
nella casa di lassù.

Amen.

(da “Il grande libro delle preghiere ai Santi”, a cura di Centro Studi MAMRE)

Meditazioni di San Giovanni della Croce

Nell'Udienza Generale, Papa Benedetto XVI si è soffermato sulla figura di San Giovanni della Croce: per questo, stasera meditiamo le sue sagge parole:
 

Sentenze 

60 - L'uomo non sa né godere né soffrire bene, non comprendendo la differenza fra il bene e il male.

62 - Non ti rallegrare nelle prosperità temporali, poiché non sai con certezza se esse ti assicurino la vita eterna.

66 - Senza fatica assoggetterai le persone e sarai servito dalle cose, se di esse e di te stesso ti dimenticherai.

67 - Vivi in pace allontanando da te le preoccupazioni senza darti pensiero di quanto accade; servirai cosí a Dio come a Lui piace e ti riposerai in Lui.

68 - Ricordati che Dio regna solo nell'anima pacifica e disinteressata.

69 - Anche se tu compi molte azioni, non profitterai nella perfezione se non imparerai a rinnegare la tua volontà e a sottometterti, lasciando ogni cura di te e delle tue cose.

70 - A che serve che tu dia al Signore una cosa quando da te ne richiede un'altra? Rifletti a quello che Dio vuole e cómpilo; per questa via il tuo cuore sarà soddisfatto piú che con quelle cose alle quali ti porta la tua inclinazione.

72 - Pensa che molti sono i chiamati e pochi gli eletti e che se tu non prendi cura di te stesso, è piú certa la tua dannazione che la tua salvezza, specialmente perché il sentiero che guida alla vita eterna è tanto angusto.

74 - Poiché al momento della resa dei conti ti dovrai pentire di non avere impiegato bene questo tempo nel servizio di Dio, perché ora non lo ordini e non lo impieghi come vorresti aver fatto in punto di morte?

75 - Se desideri che nel tuo spirito nasca la devozione, cresca l'amore di Dio e il desiderio delle cose divine, purifica l'anima da ogni appetito, attaccamento ed esigenza, di maniera che non t'importi nulla di nulla. Infatti come il malato, appena cacciato fuori l'umore cattivo, si sente bene in salute e sente nascere la voglia di mangiare, cosí tu, se ti curi come è stato detto, riacquisterai la salute di Dio: senza di ciò, invece, benché tu faccia molto, non ne trarrai profitto.

Spunti d'amore 


17 - Abbia un interno distacco da tutte le cose e non ponga il gusto in nessuna cosa temporale e l'anima sua raccoglierà beni inaspettati.

18 - L'anima che cammina nell'amore non annoia gli altri né stanca sé stessa.

19 - Il povero che è nudo sarà vestito; cosí l'anima la quale si spoglierà dei suoi appetiti, dei suoi affetti, del suo volere e disvolere, sarà rivestita da Dio della sua purezza, del suo gusto e della sua volontà.

20 - Ci sono delle anime che, come alcuni animali, si rivoltano nel fango, ed altre che volano come gli uccelli i quali nell'aria si purificano e si puliscono.

21 - Il Padre pronunciò una parola, che fu suo Figlio e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall'anima.

22 - Dobbiamo misurare le sofferenze in rapporto a noi, non in rapporto ad esse.

23 - Chi non cerca la Croce di Cristo, non cerca la gloria di Cristo.

24 - Per innamorarsene, Dio non posa lo sguardo sulla grandezza dell'anima, ma sulla grandezza della sua umiltà.

25 - Anch'io, dice il Signore, mi vergognerò di confessare davanti al Padre mio colui il quale si vergognerà di confessarmi davanti agli uomini (Matteo, 10, 32).

26 - I capelli ravviati spesso, diventeranno lisci e non presenteranno difficoltà a pettinarsi quando si vuole. L'anima la quale esamina spesso i suoi pensieri, le sue parole e le sue opere, che sono i suoi capelli, facendo ogni cosa per amore di Dio, avrà i suoi capelli molto lisci. Lo Sposo le guarderà il collo, ne rimarrà rapito e piagato in uno dei suoi occhi, cioè nella purezza di intenzione con cui ella opera in ogni azione. Se vogliamo che i capelli diventino lisci, si deve cominciare a pettinarli dalla sommità della testa; se vuoi che le azioni siano pure e limpide, queste devono prendere inizio dal punto piú alto dell'amore di Dio.

[SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Opere, Sentenze (60-75) e Spunti di amore (17-26), Postulazione Generale dei Carmelitani Scalzi, Roma.]

Il Padre Nostro meditato da San Francesco d'Assisi

Avendo oggi approfondito, nel post del giorno, la conoscenza di San Francesco di Assisi, meditiamo il Padre Nostro così come da lui meditato:
 

Santissimo Padre Nostro: Creatore, Redentore, Consolatore e Salvatore nostro.

Che sei nei cieli: negli Angeli e nei Santi, illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce, infiammandoli ad amare, perché tu, Signore, sei amore; inabitando in essi, pienezza della loro gioia, poiché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi è alcun bene.

Sia santificato il tuo nome: si faccia più chiara in noi la conoscenza di te, per vedere l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, i vertici della tua maestà, le profondità dei tuoi giudizi.

Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per mezzo della grazia e tu ci faccia giungere al tuo regno ove v'è di te una visione senza ombre, un amore perfetto, un'unione felice, un godimento senza fine.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e compatendoli nei mali e non recando offesa a nessuno.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano: il tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi, a ricordo e a riverente comprensione di quell'amore che ebbe per noi, e di tutto ciò che per noi disse, fece e patì.

E rimetti a noi i nostri debiti: per la sua ineffabile misericordia, in virtù della passione del Figlio tuo e per l'intercessione e i meriti della beatissima Vergine Maria e di tutti i tuoi santi.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo, sì che, per amore tuo, si possa veramente amare i nostri nemici e si possa per essi, presso di te, devotamente intercedere, e a nessuno si renda male per male, e si cerchi di giovare a tutti in te.

E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

E liberaci dal male: passato, presente e futuro. Amen.

Santi Cirillo e Metodio

Oggi la Chiesa Cattolica celebra le figure dei santi Cirillo e Metodio. Quanto segue è tratto dalla "Vita" in lingua slava di san Cirillo. A seguire vi è una preghiera del Venerabile Giovanni Paolo II:

Giunta, a causa della malattia, l'ora della fine e di passare al riposo eterno, levate le mani a Dio, Cirillo pregava tra le lacrime, dicendo: "Signore, Dio mio, che hai creato tutti gli ordini angelici e gli spiriti incorporei, che hai steso i cieli e resa ferma la terra e hai formato dal nulla tutte le cose che esistono, tu che ascolti sempre coloro che fanno la tua volontà e ti temono e osservano i tuoi precetti; ascolta la mia preghiera e conserva nella fede il tuo gregge, a capo del quale mettesti me, tuo servo indegno ed inetto.

Liberali dalla malizia empia e pagana di quelli che ti bestemmiano; fa crescere di numero la tua Chiesa e raccogli tutti nell'unità.

Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. t tuo dono infatti l'averci scelti a predicare il Vangelo del tuo Cristo, a incitare i fratelli alle buone opere ed a compiere quanto ti è gradito.

Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all'ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen".

Avendo poi baciato tutti col bacio santo, disse: "Benedetto Dio, che non ci ha dato in pasto ai denti dei nostri invisibili avversari, ma spezzò la loro rete e ci ha salvati dalla loro voglia di mandarci i rovina". E così, all'età di quarantadue anni, si addormentò nel Signore.


***
O Santi Cirillo e Metodio, che con ammirevole dedizione avete portato ai popoli assetati di verità e di luce la fede: fate che la Chiesa tutta proclami sempre il Cristo crocifisso e risorto, Redentore dell’uomo!

O Santi Cirillo e Metodio, che nel vostro difficile e duro apostolato missionario siete rimasti sempre profondamente legati alla Chiesa di Costantinopoli e alla Sede Romana di Pietro: fate che le due Chiese sorelle, la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa, superati nella carità e nella verità gli elementi di divisione, possano raggiungere la piena unione auspicata!

O Santi Cirillo e Metodio, che, con sincero spirito di fraternità, avete avvicinato i popoli diversi per portare a tutti il messaggio di amore universale predicato da Cristo: fate che i popoli del Continente Europeo, consapevoli del loro comune patrimonio cristiano, vivano nel reciproco rispetto dei giusti diritti e nella solidarietà e siano operatori di pace tra tutte le nazioni del mondo!

(Dalla preghiera del papa Giovanni Paolo II)

Da Gesù la radice della vita buona

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di padre Ermes Ronchi:

Avete inteso che fu detto, ma io vi dico... Gesù non annuncia una nuova morale più esigente e impegnativa. Queste, che sono tra le pagine più radicali del Vangelo, sono anche le più umane, perché qui ritroviamo la radice della vita buona. Il discorso della montagna vuole condurci alla radice, lungo una doppia direttrice: la linea del cuore e la linea della persona. Il grande principio di Gesù è il ritorno al cuore, che è il laboratorio dove si forma ciò che poi u­scirà fuori e prenderà figura di parola, gesto, atto. È necessario guarire il cuore per guarire la vita.
Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira, chiunque alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già omicida.
Gesù risale alla radice prima, a ciò che genera la morte o la vita. E che san Giovanni esprimerà in un'affermazione colossale: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1Gv 3,15). Cioè: chi non ama uccide.
Non amare qualcuno è togliergli vita; non amare è un lento morire.
Ma io vi dico: non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no. Dal divieto del giuramento, Gesù arriva al divieto della menzogna. Di' la verità sempre, e non servirà più giurare. Così porta a compimento, sulla linea del cuore, le conseguenze già implicite nella legge antica.
E poi la linea della persona: Se tu guardi una donna per desiderarla sei già adultero...
Non dice: se tu, uomo, desideri una donna; se tu, donna, desideri un uomo. Il desiderio è un servitore indocile, ma importante.
Dice: Chi guarda per desiderare, e vuol dire: se tu guardi solo per il tuo desiderio, se guardi il suo corpo per il tuo piacere, allora tu pecchi contro la sua persona. Tu allora sei un adultero, nel senso originario di adulterare: tu falsifichi, tu inquini, tu impoverisci la persona.
Perché riduci a oggetto per te, a corpo usa e getta la persona, che invece è abisso, oceano, cielo, angelo, profondità, vertigine. Pecchi non tanto contro la legge, ma contro la profondità e la dignità della persona, che è icona di Dio.
Perché la legge è sempre rivelazione dei comportamenti che fanno crescere l'uomo in umanità, o che ne diminuiscono l'umanità e la grandezza, che è come dire rivelazione di ciò che rende felice l'uomo. È un unico salto di qualità quello che Gesù propone, la svolta fondamentale: passare dalla legge alla persona, dall'esterno all'interno, dalla religione del fare a quella dell'essere. Il ritorno al cuore, là dove nascono i grandi «perché» delle azioni. Allora il vangelo è facile, umanissimo, anche quando dice parole come queste, che danno le vertigini.

Messaggio di Papa Benedetto XVI

Ieri abbiamo venerato la Beata Maria Vergine di Lourdes, ma ieri era anche la XIX Giornata Mondiale del malato. Per questo ci sembra opportuno continuare a meditare sulla malattia e lo facciamo riproponendo il Messaggio di Papa Benedetto XVI:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
PER LA XIX GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

 
“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt 2,24)

Cari fratelli e sorelle!

Ogni anno, nella ricorrenza della memoria della Beata Vergine di Lourdes, che si celebra l’11 febbraio, la Chiesa propone la Giornata Mondiale del Malato. Tale circostanza, come ha voluto il venerabile Giovanni Paolo II, diventa occasione propizia per riflettere sul mistero della sofferenza e, soprattutto, per rendere più sensibili le nostre comunità e la società civile verso i fratelli e le sorelle malati. Se ogni uomo è nostro fratello, tanto più il debole, il sofferente e il bisognoso di cura devono essere al centro della nostra attenzione, perché nessuno di loro si senta dimenticato o emarginato; infatti “la misura dell'umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Questo vale per il singolo come per la società. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la compassione a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana” (Lett. enc. Spe salvi, 38). Le iniziative che saranno promosse nelle singole Diocesi in occasione di questa Giornata, siano di stimolo a rendere sempre più efficace la cura verso i sofferenti, nella prospettiva anche della celebrazione in modo solenne, che avrà luogo, nel 2013, al Santuario mariano di Altötting, in Germania.

1. Ho ancora nel cuore il momento in cui, nel corso della visita pastorale a Torino, ho potuto sostare in riflessione e preghiera davanti alla Sacra Sindone, davanti a quel volto sofferente, che ci invita a meditare su Colui che ha portato su di sé la passione dell'uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati. Quanti fedeli, nel corso della storia, sono passati davanti a quel telo sepolcrale, che ha avvolto il corpo di un uomo crocifisso, che in tutto corrisponde a ciò che i Vangeli ci trasmettono sulla passione e morte di Gesù! Contemplarlo è un invito a riflettere su quanto scrive san Pietro: “dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt 2,24). Il Figlio di Dio ha sofferto, è morto, ma è risorto, e proprio per questo quelle piaghe diventano il segno della nostra redenzione, del perdono e della riconciliazione con il Padre; diventano, però, anche un banco di prova per la fede dei discepoli e per la nostra fede: ogni volta che il Signore parla della sua passione e morte, essi non comprendono, rifiutano, si oppongono. Per loro, come per noi, la sofferenza rimane sempre carica di mistero, difficile da accettare e da portare. I due discepoli di Emmaus camminano tristi per gli avvenimenti accaduti in quei giorni a Gerusalemme, e solo quando il Risorto percorre la strada con loro, si aprono ad una visione nuova (cfr Lc 24,13-31). Anche l’apostolo Tommaso mostra la fatica di credere alla via della passione redentrice: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” (Gv 20,25). Ma di fronte a Cristo che mostra le sue piaghe, la sua risposta si trasforma in una commovente professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,28). Ciò che prima era un ostacolo insormontabile, perché segno dell'apparente fallimento di Gesù, diventa, nell'incontro con il Risorto, la prova di un amore vittorioso: “Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede” (Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua 2007).

2. Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l'umanità. Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice. Alla prepotenza del Male ha opposto l'onnipotenza del suo Amore. Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l'Amore: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Cristo, vincitore della morte, è vivo in mezzo a noi. E mentre con san Tommaso diciamo anche noi: “Mio Signore e mio Dio!”, seguiamo il nostro Maestro nella disponibilità a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventando messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione.

San Bernardo afferma: “Dio non può patire, ma può compatire”. Dio, la Verità e l'Amore in persona, ha voluto soffrire per noi e con noi; si è fatto uomo per poter com-patire con l'uomo, in modo reale, in carne e sangue. In ogni sofferenza umana, allora, è entrato Uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; in ogni sofferenza si diffonde la con-solatio, la consolazione dell'amore partecipe di Dio per far sorgere la stella della speranza (cfr Lett. enc. Spe salvi, 39).

A voi, cari fratelli e sorelle, ripeto questo messaggio, perché ne siate testimoni attraverso la vostra sofferenza, la vostra vita e la vostra fede.

3. Guardando all’appuntamento di Madrid, nel prossimo agosto 2011, per la Giornata Mondiale della Gioventù, vorrei rivolgere anche un particolare pensiero ai giovani, specialmente a coloro che vivono l’esperienza della malattia. Spesso la Passione, la Croce di Gesù fanno paura, perché sembrano essere la negazione della vita. In realtà, è esattamente il contrario! La Croce è il “sì” di Dio all'uomo, l’espressione più alta e più intensa del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Dal cuore trafitto di Gesù è sgorgata questa vita divina. Solo Lui è capace di liberare il mondo dal male e di far crescere il suo Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 3). Cari giovani, imparate a “vedere” e a “incontrare” Gesù nell'Eucaristia, dove è presente in modo reale per noi, fino a farsi cibo per il cammino, ma sappiatelo riconoscere e servire anche nei poveri, nei malati, nei fratelli sofferenti e in difficoltà, che hanno bisogno del vostro aiuto (cfr ibid., 4). A tutti voi giovani, malati e sani, ripeto l'invito a creare ponti di amore e solidarietà, perché nessuno si senta solo, ma vicino a Dio e parte della grande famiglia dei suoi figli (cfr Udienza generale, 15 novembre 2006).

4. Contemplando le piaghe di Gesù il nostro sguardo si rivolge al suo Cuore sacratissimo, in cui si manifesta in sommo grado l'amore di Dio. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cfr Gv 19,34), “simbolo dei sacramenti della Chiesa, perché tutti gli uomini, attirati al Cuore del Salvatore, attingano con gioia alla fonte perenne della salvezza" (Messale Romano, Prefazio della Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù). Specialmente voi, cari malati, sentite la vicinanza di questo Cuore carico di amore e attingete con fede e con gioia a tale fonte, pregando: “Acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, fortificami. Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi” (Preghiera di S. Ignazio di Loyola).

5. Al termine di questo mio Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Malato, desidero esprimere il mio affetto a tutti e a ciascuno, sentendomi partecipe delle sofferenze e delle speranze che vivete quotidianamente in unione a Cristo crocifisso e risorto, perché vi doni la pace e la guarigione del cuore. Insieme a Lui vegli accanto a voi la Vergine Maria, che invochiamo con fiducia Salute degli infermi e Consolatrice dei sofferenti. Ai piedi della Croce si realizza per lei la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35). Dall'abisso del suo dolore, partecipazione a quello del Figlio, Maria è resa capace di accogliere la nuova missione: diventare la Madre di Cristo nelle sue membra. Nell’ora della Croce, Gesù le presenta ciascuno dei suoi discepoli dicendole: “Ecco tuo figlio” (cfr Gv 19,26-27). La compassione materna verso il Figlio, diventa compassione materna verso ciascuno di noi nelle nostre quotidiane sofferenze (cfr Omelia a Lourdes, 15 settembre 2008).

Cari fratelli e sorelle, in questa Giornata Mondiale del malato, invito anche le Autorità affinché investano sempre più energie in strutture sanitarie che siano di aiuto e di sostegno ai sofferenti, soprattutto i più poveri e bisognosi, e, rivolgendo il mio pensiero a tutte le Diocesi, invio un affettuoso saluto ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai seminaristi, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amore a curare e alleviare le piaghe di ogni fratello o sorella ammalati, negli ospedali o Case di Cura, nelle famiglie: nei volti dei malati sappiate vedere sempre il Volto dei volti: quello di Cristo.

A tutti assicuro il mio ricordo nella preghiera, mentre imparto a ciascuno una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 21 Novembre 2010, Festa di Cristo Re dell'Universo.

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana

Preghiera alla Madonna di Lourdes

Ricordiamo la Beata Maria Vergine di Lourdes, con una preghiera del Venerabile Giovanni Paolo II:
 
Ave Maria, donna povera e umile, benedetta dall'Altissimo!
Vergine della speranza, profezia dei tempi nuovi,
noi ci associamo al tuo cantico di lode
per celebrare le misericordie del Signore,
per annunciare la venuta del Regno
e la piena liberazione dell'uomo.
Ave Maria, umile serva del Signore,
gloriosa Madre di Cristo!
Vergine fedele, dimora santa del Verbo,
insegnaci a perseverare nell'ascolto della Parola,
a essere docili alla voce dello Spirito,
attenti ai suoi appelli nell'intimità della coscienza
e alle sue manifestazioni negli avvenimenti della storia.
Ave Maria, donna del dolore, Madre dei viventi!
Vergine sposa presso la Croce, Eva novella,
sii nostra guida sulle strade del mondo,
insegnaci a vivere e a diffondere l'amore di Cristo,
a sostare con Te presso le innumerevoli croci
sulle quali tuo Figlio è ancora crocifisso.
Ave Maria, donna della fede, prima dei discepoli!
Vergine Madre della Chiesa,
aiutaci a rendere sempre ragione della speranza che è in noi,
confidando nella bontà dell'uomo
e nell'amore del Padre.
Insegnaci a costruire il mondo dal di dentro:
nella profondità del silenzio e dell'orazione,
nella gioia dell'amore fraterno,
nella fecondità insostituibile della Croce.

Giovanni Paolo II

Sezione dedicata alla nostra amica Patrizia:

Il Dolore solo se è accettato e offerto diviene gioia, altrimenti può diventare disperazione. Il maligno tenta sempre di farci imboccare questa strada, che porta alla distruzione di sè e degli altri.
La domanda, il grido ci salva, perchè, come un bambino quando invoca la mamma è aiutato da lei, a maggior ragione o tanto più la nostra Mamma Celeste viene in nostro soccorso, portandoci lo Spirito Consolatore che ci fa ritornare la speranza.

Questo dolore non è capito dagli uomini, difficilmente ci possono aiutare, di solito LO aumentano!

Solo TU Signore ci comprendi totalmente, perchè siamo opera Tua. Fa' o Signore che possiamo amare anche chi non comprendiamo o non ci comprende, grazie. (Patrizia)

Gesù Cristo

Gesù Cristo
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Riflettiamo

Impariamo a soffermarci sulle parole e meditiamone il loro significato

L'importanza della preghiera

Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell’inferno, l’aversi potuto salvare con tanta facilità, quant’era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle

(Sant'Alfonso Maria De' Liguori)

Accrescere la cultura

«Io voglio vivere per Gesù e per la Chiesa. La scienza che serve a farmi vivere sempre più per il Signore e per la Chiesa è la cultura della mia vita e tutta la mia vita di cultura». Ogni giorno, ogni ora, ogni istante io sento il bisogno di accrescere le mie conoscenze. E la Chiesa è una fonte inesauribile di vita e di cultura per me!».

(San Pio da Pietrelcina)

Il dono della Sapienza

Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni. 
Onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. 
È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. 
È un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.

Le preghiere dei Santi:

Le preghiere dei Santi:
Noi ci affidiamo a te. Non abbandonarci alla tristezza perché tu, Signore, sei con noi sempre. Tu non ci lascerai un istante. Se non avessi steso la mano, quante volte la nostra fede avrebbe vacillato! Tu, Signore, sei sempre intento ad accogliere le nostre confidenze. Aiutaci a non abbatterci nelle sofferenze fisiche e morali. Non permettere di affliggerci fino a perdere la pace interiore. Fa’ che camminiamo con buona fede, senza inquietudini e sconforti. Noi ci affidiamo a te: prendici la mano e guidaci pur per incogniti sentieri. Insegnaci ad affrontare la prova a mente serena, per amore tuo che la permetti. Donaci di acquistare tesori per la santa eternità. (San Pio da Pietrelcina)

Dio, nostro Padre, tu hai tanto amato gli uomini da mandare a noi il tuo unico Figlio Gesù, nato dalla Vergine Maria, per salvarci e ricondurci a te. Ti preghiamo, Padre buono, dona la tua benedizione anche a noi, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Apri il nostro cuore, affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia, fare sempre ciò che egli ci chiede e vederlo in tutti quelli che hanno bisogno del nostro amore. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo amato Figlio, che viene per dare al mondo la pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.(Venerabile Giovanni Paolo II)

Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti, ed anche perché con un gesto della tua volontà, per l'unico tuo Figlio e nello Spirito Santo, hai creato tutte le cose visibili ed invisibili e noi, fatti a tua immagine e somiglianza, avevi destinato a vivere felici in un paradiso dal quale unicamente per colpa nostra siano stati allontanati. (San Francesco di Assisi)

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te. (Sant'Agostino))

“O Dio di grande Misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze, Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi la Tua Misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell’ora della morte. L’onnipotenza della Tua Misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta...” (Santa Faustina Kowalska))

Affinché coloro che mi guardano non vedano la mia persona, ma Te in me. Rimani con me. Così risplenderò del Tuo splendore e potrò essere luce per gli altri. La mia luce verrà da Te solo, Gesù, non sarà mio nemmeno un piccolo raggio. Sei Tu che illuminerai gli altri attraverso di me. Ispirami la lode che Ti è più gradita, illuminando gli altri attorno a me. Che io Ti annunci non con le parole ma con l'esempio, con la testimonianza dei miei atti, con lo scatto visibile dell'amore che il mio cuore riceve da Te. Amen. (Madre Teresa di Calcutta))

Signore Gesù, tu hai dato la vita per me: io voglio donare la mia a te. Signore Gesù, tu hai detto: «Amore più grande non c'è che dare la vita per gli amici». Il mio supremo amore sei tu. È sera. Il giorno ormai declina. Resta con me Signore. Voglio seguirti portando la mia croce. Signore, vieni in mio aiuto e guidami nel cammino. La tua voce, Signore, ha un'eco profonda nel mio cuore. Gesù, mio Signore e mio Dio, voglio diventare in tutto simile a te, voglio soffrire e morire con te, per raggiungere con te la gioia della risurrezione. Tu, quel gran Dio che l'universo adora, vivi in me giorno e notte. E sempre la tua voce mi implora e mi ripete: «Ho sete, ho sete di amore»! Anch'io voglio ripetere la tua divina preghiera: ho sete d'amore. Io ho sete d'amore! Sazia la mia speranza, accresci in me, o Signore, il tuo ardore divino. Ho sete d'amore! Quale sofferenza, mio Dio, e come grande! Come vorrei volare da te! Il tuo amore, o Gesù, è il mio solo martirio; perché più brucia d'amore, più desidera amarti l'anima mia. Gesù, fa' che io muoia d'amore per te! (Santa Teresa di Gesù Bambino)