Riflettiamo Insieme

nella vigna ...

FAMIGLIA, piccola chiesa domestica

Oggi la Chiesa festeggia la Santa Famiglia di Nazareth. Vogliamo riflettere sul valore della famiglia attraverso l'Omelia risalente a qualche anno fa, per la precisione al 2008, di mons. Antonio Riboldi:


Se c'è un immenso bene per tutti noi - genitori e figli - una vera scuola di vita, con la V maiuscola, è il dono della famiglia.
Chi di noi non ha nostalgia della sua famiglia? Del papà, della mamma, dei fratelli?
Nella mia famiglia, con la severità di papà, vera autorità che fa crescere, c'era la dolcezza di mamma (quanta pazienza con noi!) e la gioia turbolenta di essere in sette fratelli.
C'era tanta povertà, che difficilmente oggi si può immaginare, ma compensata da tanto, tanto affetto e tanta fede e rispetto, per cui la famiglia era davvero il bene insostituibile per ciascuno. Quante volte, nelle mie riflessioni, parlo di mamma!
Una famiglia che aveva la sua solidità nel sincero e profondo amore che c'era tra i genitori, anche se provati da tante difficoltà: un amore che non si affidava, come spesso accade oggi, al solo sentimento, che svanisce presto, lasciando quel vuoto che poi uccide l'amore, ma un amore che era decisione ferma di 'amare l'altro, volerlo amare, più di se stessi'.
Ci si svegliava al mattino e tutti, anche se singolarmente, recitavamo subito le preghiere del mattino e terminavamo il giorno con il S. Rosario. Oggi pare che tutto sia divorato dalla TV, dalla corsa al consumismo e Dio trova poco spazio nelle nostre giornate.
Nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, all'articolo 16 si dichiara: ?La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto a essere protetta dalla società e dallo Stato?. Già siamo molto lontani dall'attuazione di questo principio etico, universalmente accettato, o almeno così dovrebbe essere!
Ma, soprattutto, da quando la famiglia ha cessato di essere una 'piccola Chiesa domestica', si è approfondita quella crisi che tutti soffriamo.
Ecco dunque che la Chiesa celebra oggi - e molto opportunamente - la Festa della Sacra Famiglia, ossia di Giuseppe sposo, Maria Mamma e Gesù Figlio.
Così la Chiesa descrive mirabilmente la famiglia - al di là di tutte le pericolose sciocchezze che si scrivono oggi -: ?L'Autore di tutte le cose (Dio) ha costituito il matrimonio quale principio e fondamento della umana società e con la sua grazia l'ha reso grande sacramento, in riferimento a Cristo e alla Chiesa. I coniugi cristiani sono cooperatori della grazia e testimoni della fede reciprocamente e nei confronti dei figli e di tutti gli altri familiari. Sono essi i primi araldi della fede ed educatori dei loro figli; li formano alla vita cristiana e apostolica con la parola e l'esempio, li aiutano con prudenza nella scelta della loro vocazione e favoriscono con diligenza la sacra vocazione eventualmente in essi scoperta" (AA 11).
Non possiamo nasconderci come lo sbando di tanti ragazzi o giovani, che eufemisticamente si definisce 'sballo', abbia la sua radice proprio da quello che si insegna e testimonia nelle famiglie. Ogni figlio che nasce, dono del Padre e, prima ancora Suo figlio, è un preziosissimo 'racconto di bellezza di animo' che, lentamente, con l'età, sarà chiamato, responsabilmente a formare lo stupendo scenario della santità.
Il giorno in cui un bambino viene presentato alla Chiesa, perché, con il Battesimo, divenga figlio di Dio e quindi membro della grande famiglia celeste, che domani si riunirà in cielo, ai genitori si chiede la promessa di un'educazione alla fede.
Compito primario di mamma e papà non delegabile.
La Chiesa, nelle tappe della vita - la Cresima, il Matrimonio - cerca di verificare e colmare i vuoti educativi. Ci si accorge, tante volte, della grande ignoranza, come se negli anni passati non avessero ricevuto nessuna educazione di 'figli di Dio'.
E per quanti sforzi possa fare la Chiesa, nella catechesi, non potrà mai supplire all'educazione della famiglia. Che grande responsabilità dei genitori!
Sono sempre stato del parere che l'educazione religiosa, che i genitori impartiscono, sia l'atto di carità più grande si possa esercitare, perché si dà 'forma divina alla vità.
Cosi come, venir meno a questo grande compito, è il più grande danno alla vita dei figli ed il più grave peccato, di cui si dovrà rendere conto a Dio e ?ai figli stessi!
È davvero sulla sacralità della famiglia, sul suo compito di catechesi e, quindi, di formazione alla vita secondo Dio, che si gioca la bontà e bellezza di ogni famiglia, ripeto, insostituibile e non delegabile ad altri, neppure all'opera dei catechisti che, pur facendo di tutto per dare un senso spirituale alla vita, non basteranno.
È istruttivo, allora, ciò che l'Evangelista Luca racconta oggi: ?Quando venne il tempo della loro purificazione, secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino Gesù a Gerusalemme, per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombe. Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele. Lo Spirito Santo che era sopra di lui gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte prima di avere veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò nel tempio: e mentre i genitori vi portavano il Bambino Gesù, per adempiere alla Legge, lo prese fra le braccia e benedisse Dio dicendo: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Il padre e la madre di Gesù si stupirono delle cose che si dicevano di lui. Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza e la grazia di Dio era sopra di Lui? (Lc 2, 22-40).
Cerchiamo di imitare l'esempio della Sacra Famiglia, come è descritta dal caro Paolo VI:
?Le lezioni che ci dà Nazareth
lezione di silenzio: rinasca in noi la stima del silenzio, ammirabile e indispensabile atmosfera dello spirito; rinasca in noi questa stima, circondati come siamo da tanti frastuoni e voci clamorose nella nostra vita moderna e supersensibilizzata.
O silenzio di Nazareth, insegnaci il raccoglimento interiore, dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni e le parole dei veri maestri. Insegnaci la necessità del lavoro di preparazione, dello studio, della vita interiore personale, della preghiera che Dio solo vede nel segreto.
Lezione di vita di famiglia: Nazareth ci insegni che cos'è la famiglia, la sua comunione di amore, la sua austera e semplice bellezza, il suo carattere sacro ed inviolabile. Impariamo da Nazareth com'è dolce e insostituibile la formazione che essa dà. Impariamo come la sua funzione stia all'origine e alla base della vita sociale.
Lezione di lavoro: o Nazareth, casa del 'figlio del falegname'. Vorremmo qui comprendere e di qui celebrare la legge severa e redentrice della fatica umana. Qui ricomporre la dignità del lavoro, richiamare qui che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che a garantire la sua libertà e dignità, sono, al di sopra dei valori economici, i valori che lo finalizzano? (5/1/1964 a Nazareth).
Con Madre Teresa di Calcutta preghiamo:
?Padre dei Cieli, ci hai dato un modello di vita nella Sacra famiglia di Nazareth.
Aiutaci, Padre d'amore, a fare della nostra famiglia un'altra Nazareth,
dove regnano l'amore, la pace e la gioia.
Che possa essere profondamente contemplativa,
insensatamente 'eucaristica' e vibrante di gioia.
Aiutaci a stare insieme nella gioia e nel dolore, grazie alla preghiera in famiglia.
Insegnaci a vedere Gesù nei membri della nostra famiglia,
soprattutto se vestiti di sofferenza.
Che il Cuore eucaristico di Gesù renda i nostri cuori mansueti e umili come il Suo.
Aiutaci a svolgere santamente i nostri doveri familiari.
Che possiamo amarci come Dio ama ciascuno di noi,
sempre, ogni giorno,
e saperci perdonare i difetti come Tu perdoni i nostri peccati?

Presenza che Crea…

Questa sera riflettiamo con una bellissima meditazione segnalataci dalla nostra carissimi Patrizia, a cui è dedicata questa sezione meditativa ed a cui facciamo i nostri migliori auguri conditi da un forte abbraccio di speranza:
Diario di Bordo 27.11.2011.

Presenza che Crea…

Vieni Signore Gesù, Donaci di Contemplare
nell’Attesa del Natale la Grazia che in Te
Rinnova e Compie la Creazione. Avvento di Grazia.

E’ questione di Esperienza! Lo si può dire un milione di volte!
Ma se la persona non fa esperienza della Presenza di Dio
Neanche Serve parlare di cosa sia in effetti il Natale.
Diviene Memoria e occasione per Essere Buoni.

Vivere il Natale nella Sua Esteriorità e nella Atmosfera magica
che il Tempo di Natale sa Riservarci è comunque un Valore,
ma non va nel profondo dell’Evento che Cambia la Vita
in quanto si Celebra Dio non il Perché Lui Viene!

Allora tiriamo una bella parentesi su tutto quanto stiamo Vivendo
e Celebriamo l’essere buoni per decisione Unanimemente Condivisa.
Tu dai a me e Io do a Te e Noi diamo a tutti promettiamo Amore e Pace
Armistizio di un Giorno speciale in cui far riposare Contese Liti e Rancori.

Altro è il Natale scarno dell’Indigente Povero di chi sa d’essere poca cosa
ma che vuole celebrare in quel giorno una Presenza che Vive e mai Muore.
Tutt’intorno niente è Illuminato, tutto è Freddo e Inospitale una Vita Vuota
eppure il Cuore si Prepara a Divenire Lampada di una Presenza che Illumina.

Forse non avrò molto da Dare a Chi nulla ha… Una Cosa Condividerò con Tutti,
l’Amore di una Presenza che Voglio e Accolgo perché in me Nasca e Resti
Prezioso e Perpetuo Dono che nessuno può strapparmi dal Cuore
e che darò Amando a Poveri e Ricchi, Umili e Presuntuosi.

Rinasci In me mio Dio perché io Rinasca In Te…

          E’ sin troppo chiaro che l’Avvento, così vissuto, non è più la celebrazione della Bontà di Gesù Bambino che per forza è l’immagine della Bontà…. Perché se il Natale è far nascere quel Bambino nella mangiatoia del mio Cuore, allora occorre che io lo Voglia, che voglia la Sua Vita, che lo Desideri, che ne Capisca il Valore, che comprenda quello che sono e quello che posso divenire con Lui, disposto al cambiamento e alla rinuncia di quello che nella mia vita fa a pugni con quel Bambino… Perché a che vale che mi Addobbi nel giorno di Natale di una Santa Bontà se poi io quella Bontà la rinnego tutte le mattine in mille errori perpetrati volontariamente o subiti comunque con il nostro avvallo?
          Quel Bambino stride, forse è meglio Babbo Natale, tanto sotto quella barba si possono mimetizzare i Volti di non vuol mettere a nudo un cuore totalmente povero di interesse altrui… Con Babbo Natale neanche posso compromettermi con una Liturgia che mi richiama alla Similitudine con il Bambino, mi basta preparare Doni che allarghino il sorriso di Tutti… Quanto è triste il Natale per certe anime! E’ solo l’occasione per manifestare platealmente la propria ipocrisia e incoerenza a certi Valori che per lo più si desiderano, ma che poi vengono relegati all’Infanzia, così da fare del Natale il luogo del Ricordo Lontano di quel che fu la Purezza dello Stupore Ingenuo di chi aspettava Gesù Bambino, che nascendo in una Grotta mi scaldava il Cuore e mi faceva ricco di tanti regali e tante attenzioni…
           Quale Augurio possiamo davvero Donarci gli Uni gli Altri in questo Avvento che Oggi ha Inizio? Io chiedo a Dio di Convertirci Tutti all’Innocenza, non quale sede dell’Ingenuinità Umana, ma quale Luogo dei Valori Intramontabili, gli Unici che sono capaci di Iscrivere Pagine Indelebili nel nostro Cuore che neanche le intemperie più nere possono scolorire… Perché la Purezza del Cuore divenga la Condizione Vitale Necessaria per far Sopravvivere in nostro Essere Uomini e Donne Veri.

Michele    michele@beth-or.org   www.beth-or.org   

Una fiaba metafisica per raccontare l'ineluttabile - V

Questa sera pubblichiamo la quinta parte della bellissima fiaba tratta dal libro di Eric-Emmanuel Schmitt "Oscar e la dama in rosa", segnalataci dalla nostra Enza:

Caro Dio,

Peggy Blue è stata operata oggi. Ho trascorso dieci anni terribili. E’ dura la trentina, è l’età delle preoccupazioni e delle responsabilità.
In realtà, Peggy non ha potuto raggiungermi stanotte perché la signora Ducru, l’infermiera di notte, è rimasta nella sua stanza per prepararla all’anestesia. La barella l’ha portata via verso le otto. Ho avuto una stretta al cuore quando ho visto passare Peggy sul letto a rotelle, la si vedeva appena sotto le lenzuola verde smeraldo tanto era piccola ed esile.
Nonna Rosa mi ha tenuto la mano per evitare che m’innervosissi.
“Nonna Rosa, perché il tuo Dio permette che ci siano persone come Peggy e me?”
“E’ una fortuna che sia così, Oscar, perché la vita sarebbe meno bella senza di voi.”
“No. Non capisce. Perché Dio permette che siamo malati? O è cattivo, o non è molto forte.”
“oscar, la malattia è come la morte. e’ un fatto. Non è una punizione.”
“Si vede che lei non è malata!”
“Che cosa ne sai, Oscar?”
Questa non me l’aspettavo. Non avevo mai pensato che Nonna Rosa, che è sempre così disponibile, così attenta, potesse avere dei problemi personali.
“Non deve nascondermi le cose, Nonna Rosa, può dirmi tutto. ho almeno trentadue anni, un cancro, una moglie in sala operatoria: la vita la conosco.
“Ti voglio bene, Oscar.”
“Anch’io. Che cosa posso fare per lei se ha dei guai? Vuole che l’adotti?”
“Adottarmi?”
“Si, ho adottato anche Bernard quando ho visto che era giù di corda.”
“Bernard?”
“Il mio orsachiotto. Là. Nell’armadio. Sul ripiano. E’ il mio vecchio orsacchiotto, non ha più occhi, né bocca, né naso, ha perso la metà della sua imbottitura e ha le cicatrici dappertutto. Le somiglia un po’. L’ho adottato la sera in cui quegli idioti dei miei genitori mi hanno portato un orsacchiotto nuovo. Come se avessi potuto accettare di averne uno nuovo.! Già che c’erano, non avevano che da sostituirmi con un figlioletto nuovo di zecca! Quindi l’ho adottato. Gli lascerò tutto quello che ho, a Bernard. Voglio adottare anche lei, se la cosa le facesse piacere.”
“Si. Lo voglio davvero. Credo che la cosa mi rassicurerebbe, Oscar.”
“Allora qua la mano, Nonna Rosa.”
Poi siamo andati a preparare la camera di Peggy, a portare i cioccolatini, a mettere dei fiori per il suo ritorno.
Dopo ho dormito. E’ pazzesco quanto dormo in questo momento.
Verso la fine del pomeriggio, Nonna Rosa mi ha svegliato dicendomi che Peggy Blue era tornata e che l’operazione era riuscita.
Siamo andati insieme a trovarla. I genitori stavano al suo capezzale. Ignoro chi li avesse avvertiti, Peggy o Nonna Rosa, ma sembravano sapere chi fossi, mi hanno trattato con molto rispetto, mi hanno fatto scendere in mezzo a loro e ho potuto vegliare mia moglie con i miei suoceri.
Ero contento perché Peggy era sempre azzurrognola. Il dottor Dȕsseldorf è passato, si è sfregato le soppraciglia e ha detto che nelle ore seguenti il colore sarebbe cambiato. Ho guardato la madre di Peggy che non è blu ma molto bella lo stesso e mi sono detto che dopotutto Peggy, mia moglie, poteva avere il colore che voleva tanto l’avrei amata ugualmente.
Peggy ha aperto gli occhi, ci ha sorriso, a me e ai suoi genitori, poi si è riaddormentata.
I suoi genitori erano rassicurati ma dovevano andarsene.
“Ti affidiamo nostra figlia” mi hanno detto.
“Sappiamo di poter contare su di te.”
Con nonna Rosa ho resistito finché Peggy ha aperto gli occhi una seconda volta, poi sono andato a riposarmi nella mia stanza.
Finendo la mia lettera, mi rendo conto che oggi, tutto sommato, è stata una buona giornata. Una giornata dedicata alla famiglia. Ho adottato Nonna Rosa, ho simpatizzato con i miei suoceri e mia moglie è in buona salute, anche se, verso le undici, ha cominciato a diventare rosa.

A domani, baci,
Oscar.

P.S. Niente desiderio oggi. Così ti riposerai.


***

Caro Dio,

oggi ho avuto da quaranta a cinquant’anni e ho fatto solo delle fesserie.
Racconto le cose in fretta perché non meritano di più. Peggy Blue sta bene ma la Cinese, mandata da Pop Corn, che non mi può più vedere, è andata a spifferarle che l’avevo baciata sulla bocca.
Perciò Peggy mi ha detto che fra me e lei era finita. Ho protestato, ho detto che con la Cinese è stato un errore di gioventù, che era successo assai prima di lei, e che non poteva farmi pagare il mio passato tutta la vita.
Ma lei ha tenuto duro. E’ addirittura diventata amica della Cinese per farmi arabbiare e le ho sentite che ridevano insieme.
Perciò quando Brigitte, la trisomica, che si appiccica sempre a tutti perché nei Down l’affettuosità è normale, è venuta a salutarmi nella mia stanza, ho lasciato che mi baciasse dappertutto. Era pazza di gioia che glielo permettessi. Sembrava un cane che fa le feste al suo padrone. Il problema è che Einstein si trovava nel corridoio. Ha forse dell’acqua nel cervello ma non delle fette di prosciutto sugli occhi. Ha visto tutto ed è andato a raccontarlo a Peggy e alla Cinese. Tutto il piano adesso mi tratta come uno che corre dietro alle ragazze, mentre non mi sono mosso dalla mia stanza.
“Non so che cosa mi abbia preso con Brigitte, Nonna Rosa…..”
“Il demone meridiano, Oscar. Gli uomini sono così, fra i quarantacinque e i cinquant’anni, vogliono essere rassicurati, verificano di poter piacere ad altre donne oltre che a colei che amano.”
“D’accordo, sono normale ma anche del tutto idiota, no?”
“Si, sei del tutto normale.”
“Che cosa devo fare?”
“Chi ami?”
“Peggy, solo Peggy.”
“Allora vai a dirglielo. Una giovane coppia è fragile, sempre soggetta a scosse, ma bisogna battersi per conservarla, se è quella buona.”
Domani, Dio è Natale. Non mi ero mai reso conto che fosse il tuo compleanno. Fa in modo che mi riconcili con Peggy perché non so se sia per questo, ma sono molto triste stasera e non ho più alcun coraggio.

A domani, baci,
Oscar

P.S. Adesso che siamo amici, che cosa vuoi che ti regali per il tuo compleanno?

Una fiaba metafisica per raccontare l'ineluttabile - IV

Questa sera pubblichiamo la quarte parte della bellissima fiaba tratta dal libro di Eric-Emmanuel Schmitt "Oscar e la dama in rosa", segnalataci dalla nostra Enza:

Caro Dio,

Ecco fatto, sono sposato. E’ il 22 dicembre, mi avvicino ai trent’anni e mi sono sposato. Per i figli, Peggy Blue ed io abbiamo deciso di rimandare a più avanti. In effetti, credo che non sia pronta.
E’ successo stanotte.
Verso l’una del mattino ho sentito i lamenti di Peggy Blue che mi hanno fatto saltare su a sedere sul letto. I fantasmi!! Peggy Blue era tormentata dai fantasmi mentre le avevo promesso di montare di guardia. Si sarebbe resa conto che ero un incapace, non mi avrebbe più rivolto la parola e avrebbe avuto ragione.
Mi sono alzato e ho camminato fino alle urla. Arrivando alla stanza di Peggy, l’ho vista seduta sul letto che mi guardava venire, sorpresa. Anch’io dovevo avere un’aria stupita, poiché all’improvviso avevo Peggy Blue di fronte a me intenta a fissarmi con la bocca chiusa, eppure continuavo a sentire le grida.
Allora ho proseguito fino alla porta seguente e ho capito che era Bacon che si torceva nel letto a causa delle sue ustioni. Per un attimo mi sono sentito la coscienza sporca, ho ripensato al giorno in cui avevo appiccicato il fuoco alla casa, al gatto, al cane, quando avevo persino arrostito i pesci rossi (beh, credo più che altro si siano bolliti). Ho pensato a quello che dovevano aver vissuto e mi sono detto che, dopotutto, era meglio che ci fossero rimasti piuttosto che avere continuamente a che fare con i ricordi e le ustioni, come Bacon, malgrado gli innesti e le creme.
Bacon si è raggomitolato e ha smesso di gemere. Sono ritornato da Peggy Blue.
“Allora non eri tu, Peggy? Ho sempre immaginato che fossi tu a gridare la notte.”
“E io credevo che fossi tu…..”
Stentavo a credere a ciò che succedeva e a ciò che ci dicevamo: in realtà ciascuno pensava all’altro da un pezzo.
Peggy Blue è diventata ancor più blu, il che significa che era molto imbarazzata.
“Che cosa fai, adesso, Oscar?”
“E tu Peggy?”
E’ pazzesco quanti punti in comune abbiamo, le stesse idee, le stesse domande.
“Vuoi dormire con me?”
Le ragazze sono incredibili. Io, una frase così, ci avrei messo delle ore, delle settimane, dei mesi a rimurginarla nella mia testa prima di pronunciarla. Lei, invece, me l’ha detta così, con naturalezza e semplicità.
“O.K.”
E sono salito sul suo letto. Si stava un poco stretti ma abbiamo passato una notte straordinaria. Peggy Blue profuma di nocciola e ha la pelle morbida come la mia all’interno delle braccia, ma lei è morbida dappertutto. Abbiamo dormito molto, sognato molto, ci siamo tenuti stretti, ci siamo raccontati le nostre vite.
Certo che al mattino, quando la signora Gommette, la capoinfermiera, ci ha trovati insieme, è stato uno spettacolo. Si è messa a urlare, anche l’infermiera di notte si è messa a urlare, si sono urlate addosso, poi se la sono presa con Peggy e con me, le porte sbattevano, prendevano gli altri a testimone, ci trattavano da “piccoli sciagurati” mentre noi eravamo molto felici e ci è voluto l’arrivo di Nonna Rosa per mettere fine al concerto.

“Volete lasciare in pace quei bambini? Dovete soddisfare i pazienti o attenervi al regolamento? Non me ne frega niente del vostro regolamento, me lo metto sotto i piedi. Adesso, silenzio. Andate ad accapigliarvi altrove. Non siamo in uno spogliatoio, qui.”
Non era possibile replicare, come sempre con Nonna Rosa. Mi ha riportato nella mia stanza e ho dormito un po’. Al risveglio, abbiamo potuto chiacchierare.
“Allora, Oscar, è una cosa seria con Peggy?”
“Serissima, Nonna Rosa. Sono strafelice. Ci siamo sposati stanotte.
”Sposati?”
“Si. Abbiamo fatto tutto ciò che fanno un uomo e una donna che sono sposati.”
“Ah, davvero?”
“Per chi mi prende? Ho….che ore sono….ho vent’anni passati, conduco la mia vita come voglio, no?”
“Certo”.
“E poi si figuri che tutte le cose che prima mi disgustavano, quando ero giovane, i baci, le carezze, beh, alla fin fine, mi sono piaciute. E’ buffo come si cambia, no?”
“Sono contentissima per te, Oscar. Cresci bene.”C’è solo una cosa che non abbiamo fatto: il bacio lingua in bocca. Peggy Blue aveva paura di restare incinta. Che cosa ne pensa?”
“Penso che abbia ragione.”
“Ah, davvero? E’ possibile avere dei bambini se ci si bacia sulla bocca? Allora ne avrò con la Cinese.”
“Calmati, Oscar, ci sono però scarse probabilità. Scarsissime.”
Sembrava sicura di se, Nonna Rosa, e questo mi ha calmato un po’, perché, devo dirlo a te, Dio, e solo a te, con Peggy Blue, una volta, addirittura due, addirittura di più, ci eravamo messi la lingua in bocca.
Ho dormito un po’. Abbiamo pranzato insieme, Nonna Rosa e io, e ho cominciato a stare meglio.
“com’ero stanco, stamattina!”
“E’ normale, fra i venti e i venticinque anni. Si esce la sera, si gozzoviglia, si fa la bella vita, non ci si risparmia. E questo si paga. Se andassimo a trovare Dio?”
“Ah, ecco, ha il suo indirizzo?”
“Penso che sia nella cappella.”

Nonna Rosa mi ha vestito come se si partisse per il Polo Nord, mi ha preso fra le braccia e mi ha accompagnato alla cappella che si trova in fondo al parco dell’ospedale, oltre i prati gelati. Insomma, non sto a spiegarti dov’è, visto che è casa tua.
E’ stato un colpo quando ho visto la tua statua, insomma, quando ho visto in che stato eri, quasi nudo, magro sulla croce, con delle ferite dappertutto, il cranio sanguinante sotto le spine e la testa che non stava nemmeno più sul collo. Mi ha dato da pensare. Mi sono sentito rivoltare. Se fossi Dio, io, come te, non mi sarei lasciato ridurre in quel modo.
“Nonna Rosa, sia seria: lei che era lottatrice di catch, lei che è stata una grande campionessa, non si fiderà di quell’essere!”
“Perché, Oscar? Daresti più credito a Dio se vedessi un culturista con i muscoli gonfi, la pelle unta d’olio, i capelli corti e il minislip che ne fa risultare la virilità?”
“Beh……”
“Rifletti, Oscar. A chi ti senti più vicino? A un Dio che non prova niente o a un Dio che soffre?”
“A quello che soffre, ovviamente. Ma se fossi lui, se fossi Dio, se, come lui, avessi i mezzi, avrei evitato di soffrire.”
“Nessuno può evitare di soffrire. Né Dio né tu. Né i tuoi genitori né io.”
“Bene. D’accordo. Ma perché soffrire?”
“Per l’appunto. C’è sofferenza e sofferenza. Guarda meglio il suo viso. Osserva. Sembra che soffra?”
“No, è curioso. Non sembra che abbia male.”
“Ecco. Bisogna distinguere due pene, Oscar, la sofferenza fisica e la sofferenza morale. La sofferenza fisica la si subisce. La sofferenza morale la si sceglie.”
“Non capisco.”
“Se ti piantano i chiodi nei polsi o nei piedi, non puoi far altro che avere male. Subisci. Invece, all’idea di morire, non sei obbligato ad avere male. Non sai che cos’è. Dipende dunque da te.”
“Ne conosce, lei, di persone che si rallegrano all’idea di morire?”
“Si, ne conosco. Mia madre era così. Sul suo letto di morte, sorrideva di avidità, era impaziente, aveva fretta di scoprire che cosa sarebbe successo.”
Non potevo più discutere. Dato che mi interessava conoscere il seguito, ho lasciato passare un po’ di tempo riflettendo su quanto mi diceva.
“Ma la maggior parte delle persone sono senza curiosità. Si aggrappano a ciò che hanno, come il pidocchio nell’orecchio di un calvo. Prendi Plum Pudding, per esempio, la mia rivale Irlandese, centocinquanta chili a digiuno e in slip prima della sua Guinnes. Mi diceva sempre: “Spiacente, io non morirò, non sono d’accordo, non ho sottoscritto”. Si sbagliava. Nessuno le aveva detto che la vita doveva essere eterna, nessuno! Si intestardiva a crederlo, si ribellava, rifiutava l’idea di morire, si infuriava, è caduta in depressione, è dimagrita, si è ritirata dall’attività sportiva, non pesava ormai che trentacinque chili, sembrava una lisca di sogliola, ed è finita in pezzi. Vedi, è morta lo stesso, come tutti, ma l’idea di morire le ha rovinato la vita.”
“Era idiota, Plum Pudding, Nonna Rosa.”
“Come tanti.”

Ho assentito con la testa perché ero abbastanza d’accordo.
“Le persone temono di morire perché hanno paura dell’ignoto. Ma per l’appunto, che cos’è l’ignoto? Ti propongo, Oscar, di non aver paura ma fiducia. Guarda il viso di Dio sulla croce: subisce il dolore fisico, ma non prova dolore morale perché ha fiducia. Perciò i chiodi lo fanno soffrire meno. Si ripete: mi fa male ma non può essere un male. Ecco! E’ questo il beneficio della fede. Volevo mostrartelo.”
O.K., Nonna Rosa, quando avrò fifa, mi sforzerò di aver fiducia.”
Mi ha baciato. In fondo si stava bene in quella chiesa deserta con te, Dio, che avevi un’aria così tranquilla.
Al ritorno ho dormito a lungo. Ho sempre più sonno. Come un desiderio irresistibile di dormire. Svegliandomi, ho detto a Nonna Rosa: “In realtà non ho paura dell’ignoto. E’ solo che mi secca perdere quello che conosco”.

“Sono come te, Oscar. Se proponessimo a Pegy Blue di venire a prendere il tè con noi?”
Peggy Blue h preso il tè con noi, si intendeva benissimo con Nonna Rosa, abbiamo riso un sacco quando Nonna Rosa ci ha raccontato il suo combattimento con le Sorelle Giglette, tre sorelle gemelle che si facevano passare per una sola. Dopo ogni ripresa, la Giglette che aveva sfinito l’avversaria saltellando come una cavalletta balzava fuori del ring con il pretesto di andare a fare la pipì, si precipitava al gabinetto ed era la sorella a ritornare in piena forma per il nuovo round. E così via. Tutti credevano che ci fosse una sola Giglette, che fosse una saltatrice instancabile. Nonna Rosa ha scoperto il trucco, ha chiuso le due sostitute nel gabinetto gettando la chiave dalla finestra e ha battuto quella che restava. E’ uno sport astuto, il catch. Poi Nonna Rosa se n’è andata. Le infermiere sorvegliavano Peggy Blue e me, come se fossimo dei petardi pronti ad esplodere. Merda, ho trent’anni, però! Peggy Blue mi ha giurato che stasera sarà lei a raggiungermi non appena potrà; in cambio le ho giurato che stavolta non le infilerò la lingua in bocca.
E’ vero, avere dei bambini non è tutto, bisogna anche avere il tempo di allevarli.
Ecco, Dio. Non so che cosa chiederti stasera perché è stata una bella giornata. Si. Fa che l’operazione di Peggy Blue, domani, vada bene. Non come la mia, se capisci quello che voglio dire.


A domani, baci,
Oscar

P.S. Le operazioni non sono cose dello spirito, forse non ce le hai in magazzino. Allora fa in modo che, qualunque sia il risultato dell’operazione, Peggy Blue lo prenda bene. Conto su di te.

Vivere l'Avvento oggi



Questa sera ci troviamo a riflettere sul tempo di Avvento in cui ci troviamo, grazie alla profonda riflessione della nostra Enza:

Siamo arrivati ormai in tempo di Avvento e dobbiamo in questo periodo metterci al posto giusto per vivere bene questo tempo di grazia, perché tutto quello che dona Dio è sempre grazia.
Vorrei soffermarmi su tre momenti:

Il primo riguarda il futuro
Il secondo guarda al passato
Il terzo guarda al presente

1° MOMENTO. IL FUTURO

Perché l’Avvento ha a che fare con queste tre realtà. E’ chiaro che Avvento vuol dire: “venuta” e perché una “venuta” sia significativa suppone che ci sia l’attesa. Il futuro è da pensare ad un momento nel quale ci sarà la manifestazione piena del mistero, che darà compimento a tutta una storia che noi stiamo vivendo.
Ai giorni nostri si è smarrito il significato dell’attesa, la cultura attuale è una cultura della velocità, dove si vive spesso l’apparenza, l’effimero e non si scopre il senso ultimo dello scorrere della vita e per dove siamo diretti. L’Avvento è invece un tempo che vuole educarci alle relazioni profonde, a pensare ad una meta, a guardare al futuro, a non rimanere schiacciati sul momento che passa……….
Ma cos’è che ci attende? Qual è la meta che abbiamo davanti? Per capire meglio dobbiamo andare allora al Vangelo di Marco 13, 1-37. (essendo troppo lungo per questo spazio, invito a leggerlo con la propria Bibbia)
Queste sono sempre pagine misteriose che parlano degli ultimi tempi e le troviamo pure sia nell’AT che nei Vangeli. C’è poi l’ultimo libro dell’Apocalisse che parla degli ultimi tempi dall’inizio alla fine. Sono parte di un genere letterario chiamato “Escatologico” che è ricco di immagini, di suggestioni e che non vanno letti come fatti di cronaca di quello che dovrà accadere. Certamente c’è un messaggio chiaro: la conclusione di una tappa e l’inizio di una nuova. I dolori e la grande tribolazione sono seguiti dalla manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo. E’ importante dire che tutto ciò che c’è scritto in queste pagine, non deve far pensare che sia riferito a noi prima di tutto, perché questi fatti di cui parla il Vangelo sopra indicato, avvengono prima di tutto nella imminente morte di Gesù dove la violenza si accanisce ed esplode. Perché se è vero che il conflitto tra il bene e il male è sempre, purtroppo attuale, pensiamo allora al mistero dello scontro tra il bene e il male, al sommo grado, che avviene quando Gesù è travolto dalla morte. Perciò i fatti narrati avvengono nell’uccisione di Gesù, però trovano la loro soluzione positiva nell’intervento del Padre che fa risorgere il Figlio.
I prodigi cosmici, soprattutto nell’AT sono segni che descrivono i potenti interventi di Dio nella storia. In breve, nella potenza del male che esplode, Dio sta per rivelare la nuova creazione: “I nuovi cieli e la nuova terra”.
Paolo nel cap. 8 dei Romani, mostra l’immagine più bella, quella del parto. Questi mali sono un travaglio che fanno nascere un mondo nuovo. Allora dobbiamo fidarci di Dio, perché Lui non abbandona mai. Gesù agli Apostoli l’ha detto chiaramente: quando vi porteranno via per consegnarvi ai tribunali, non preoccupatevi prima per quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato, perché non siete voi a parlare ma è lo Spirito Santo. Stiamo certi che nella tribolazione Lui c’è e in qualche modo è già manifesta la sua potenza e la sua gloria nella fiducia dei suoi eletti.
Nel versetto 23 del cap. 13 di Marco, Gesù dice: “Fate attenzione, vi ho predetto tutto”. Vediamo allora che il Signore ha in mano il passato, il presente e il futuro e la tribolazione annuncia il nuovo che sta per arrivare. Questa è una tappa di mezzo ma poi il bene trionfa e la luce risplende con il Figlio dell’Uomo che manifesta sulle nubi la sua potenza e la sua gloria.
Quindi, guardare al futuro è avere questa meta davanti: il Signore manifesterà la sua gloria e noi lo vedremo, perché Egli radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. (13, 27)

2° MOMENTO. UN PASSATO MEMORABILE.

Certamente la tribolazione e i dolori ci fanno trepidare, però fare memoria di un passato memorabile che è quello della venuta del Figlio dell’Uomo fra di noi a Betlemme, ci porta a dire che non dobbiamo avere paura, è Lui che ci aiuta a combattere la paura del futuro. Per capire bene ciò che dico dobbiamo leggere (Gv 1, 1-18)
1-In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2-Egli era in principio presso Dio:
3-tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
4-In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5-la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6-Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7-Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8-Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9-Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10-Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11-Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12-A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13-i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14-E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
15-Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
16-Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
17-Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
18-Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

L’attesa di un futuro è sostenuto da un’attesa memorabile che è Dio che si è fatto uno di noi. Lo leggiamo nel versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
La parola Verbo in latino vuol dire “Parola”, e la parola esprime quello che uno sente, quello che uno è, quello che non si vede in una persona. Infatti noi conosciamo sempre attraverso le parole e anche con Dio è così. Tramite la Bibbia noi veniamo a conoscenza del pensiero di Dio, di ciò che Lui desidera da noi, di come vuole amarci.
Allora vediamo che il Verbo il quale ha creato il mondo rivela il mistero di Dio, quel Dio che noi non possiamo vedere, quel Dio imperscrutabile ma che con Gesù si fa presente.

E IL VERBO SI FECE CARNE. La carne nella Bibbia è qualcosa di fragile, di debole, di limitato, di povero e sembra dire l’esatto opposto della Parola che invece racconta il mistero, l’onnipotenza e l’eternità di Dio. Il mistero di Dio per noi irraggiungibile si è fatto carne, è diventato uno come noi: povero, mortale e ha vissuto anche Lui la sua avventura di bambino, di adolescente, di adulto. Ha conosciuto la sofferenza; ha avuto la famiglia, gli amici. Insomma una vita normale fatta di avvenimenti usuali ma con una particolarità. In tutti i suoi gesti, in tutte le sue parole, in tutti i suoi sentimenti, il Verbo fatto uomo ci ha rivelato l’amore eterno e onnipotente del Padre. Il contemplare la sua gloria sta proprio nel fatto di vedere l’invisibile Dio che si è fatto visibile. Però il vedere non è una questione solo di occhi ma è capire che la Parola rivela l’amore eterno del Padre. Vedere significa in qualche modo, essere capaci anche noi di amare come ama Dio che con lo Spirito Santo, anche noi siamo in grado di fare le stesse cose che fa Dio, cioè amare come Lui.
Infatti “la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (versetto 17) significa che solo con la grazia siamo giustificati davanti a Dio. La legge di Dio ci dà l’indicazione della sua volontà e di quale deve essere il comportamento dell’uomo perché sia giusto, degno di Dio e della sua nobiltà, ma c’è distanza tra quello che sappiamo di dovere fare e quello che siamo in realtà. Solo il dono della Verità e della grazia da parte di Gesù ci porta a comprendere che la radice della nostra vita è l’amore di Dio e che ciascuno può riconoscerlo e accettarlo come amico e benevolo nei suoi confronti. E questo ci giustifica davanti a Lui.

3° MOMENTO. UN PRESENTE DA SCOPRIRE E DA VIVERE.

Noi viviamo “l’Avvento di mezzo” (san Bernardo). Gesù non è lontano da noi e infatti dice: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non manifesta la sua gloria ma opera nei fatti della vita umana, sia personale che sociale. Il male c’è, e i nemici di Dio sono i nemici anche degli uomini.
Ma Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti e in Lui riceveranno la vita. (1Cor 15, 20-28).

Cosa vuol dire “Vegliare nel tempo presente?”. Vuol dire saper cogliere la presenza di Dio nella nostra vita e nei fatti della vita di ogni giorno. Possiamo dire allora che il primo libro della Parola di Dio è la vita.
Non è sempre così facile accogliere Dio e dobbiamo essere sempre curati dalla nostra cecità. Ecco allora che Dio ci viene incontro con la Parola scritta, ma noi non dobbiamo fermarci al libro, dobbiamo invece saper cogliere anche attraverso la Parola scritta l’opera di Dio nella vita.
Il movimento è: la vita letta con la Parola di Dio scritta per tornare alla vita illuminata.
E’ chiaro anche che il vegliare suppone una capacità di corrispondere all’amore di Dio. Quando una persona ama riesce a cogliere molte cose dell’innamorato che un’altra persona non vede. Ecco allora che solo chi tiene col Signore un legame di intimità sa cogliere meglio la sua presenza e sa accorgersi di Lui. allora non ci meraviglieremo vedere che l’opera di Dio e la presenza di Gesù si trova dappertutto, nascosta anche in mezzo alle situazioni più strane. Dove ci sono fatti che sono segnati dai tratti di amore, di bontà, di rispetto, di giustizia, lì c’è presente il signore.
Il Signore è presente nella storia, è presente nel cuore dell’uomo ed è presente nel momento in cui l’uomo lo accetta, quando gli dice di SI manifestando così la vita, a operare per l’amore e non per il male. Dio è sempre all’opera ma opera attraverso di noi, quindi è facile capire che dal momento che lo amiamo e lo accogliamo diveniamo servitori per il bene dei fratelli pur con tutte le difficoltà, le cadute……
Perciò dove c’è il bene lì c’è Dio, dove c’è il male viene da se pensare che Dio è con chi soffre. Noi siamo chiamati a costruire il regno dell’amore, naturalmente non riusciremo mai per le nostre debolezze ma siamo chiamati nel concreto.
Se noi viviamo in un ambiente inquinato che minaccia la salute e la vita, certamente questa non è opera di Dio ma è opera dell’uomo. E siccome abbiamo Dio dentro noi, dobbiamo sempre lavorare per avere intorno a noi l’amore, per donare amore anche se spesso siamo perseguitati per questo. Nulla può fermare l’uomo innamorato di Dio: lo ascolta, gli parla, lo segue, lo adora.

BUON AVVENTO A TUTTI

Una fiaba metafisica per raccontare l'ineluttabile - III

Questa sera pubblichiamo la terza parte della bellissima fiaba tratta dal libro di Eric-Emmanuel Schmitt "Oscar e la dama in rosa", segnalataci dalla nostra Enza:

Caro Dio,
oggi ho vissuto la mia adolescenza e non è andato tutto liscio. Che roba! Ho avuto un sacco di noie con i miei amici, con i miei genitori e tutto a causa delle ragazze. Stasera non sono scontento di avere vent’anni perché mi dico che, uffa, il peggio è alle spalle. La pubertà, grazie tante! Una volta sola può bastare!
In primo luogo, Dio, ti faccio notare che non sei venuto. Oggi ho dormito pochissimo, visti i problemi di pubertà che ho avuto. Dunque mi sarei accorto se ti fossi presentato. E poi, te lo ripeto: se sonnecchio, scuotimi.
Al risveglio Nonna Rosa c’era già. Durante la colazione mi ha raccontato i suoi combattimenti contro Tetta Reale, una lottatrice belga, che ingurgitava tre chili di carne cruda al giorno, annaffiata da ettolitri di birra; sembra che l’arma più potente di Tetta Reale fosse l’alito, a causa della fermentazione carne-birra, e che solo quello mandasse a mandare al tappeto le sue avversarie. Per sconfiggerla, Nonna Rosa aveva dovuto improvvisare una nuova tattica: mettere un passamontagna, impregnarlo di lavanda e farsi chiamare la Giustiziera di Carprentas. Il catch, dice sempre, richiede anche dei muscoli nel cervello.
“Chi ti piace di più Oscar?”
“Qui? All’ospedale?”
“Si.”
“Bacon, Einstein, Pop Corn.”
“e fra le ragazze?”
La domanda mi ha bloccato. Non avevo voglia di rispondere. Ma Nonna Rosa aspettava e, davanti a una lottatrice a livello internazionale, non si può tergiversare più di tanto.
“Peggy Blue.”
Peggy Blu è la bambina blu. Sta nella penultima stanza in fondo al corridoio. Sorride gentilmente ma non parla quasi mai. Si direbbe una fata che riposa un po’ all’ospedale. Ha una malattia complicata, la sindrome del bambino blu, un problema di sangue che dovrebbe andare ai polmoni e che non ci va, rendendo tutta la pelle azzurrognola. E’ in attesa di un’operazione che la renderà rosa. Io trovo che sia un peccato. La trovo bellissima in blu, Peggy Blue. C’è un sacco di luce e di silenzio intorno a lei, si ha l’impressione di entrare in una cappella quando ci si avvicina.
“Glielo hai detto?
“Non mi pianterò davanti a lei per dirle “Peggy Blue, mi piaci tanto”.
“Si. Perché non lo fai?”
“Non so nemmeno se sa che esisto.”
“Ragione di più.”
“Ha visto la testa che ho? Dovrebbe apprezzare gli extraterrestri, e di questo non sono sicuro.”
“Io ti trovo molto bello, Oscar.”
Allora Nonna Rosa ha frenato un po’ la conversazione
E’ piacevole sentire questo genere di cose, fa drizzare i peli, ma non si sa più cosa rispondere esattamente.
“Non voglio sedurre solo con il mio corpo, Nonna Rosa,”
“che cosa provi per lei?”
“Ho voglia di proteggerla dai fantasmi.”
“cosa? Ci sono dei fantasmi, qui?”
“ si tutte le notti. Ci svegliano e non si sa perché. Si ha male perché pizzicano. Si ha paura perché non si vedono. Si fa fatica a riaddormentarsi.”
“Ne percepisci spesso, tu, di fantasmi?”
“No. Io ho un sonno profondo. Ma Peggy Blue la sento spesso gridare la notte. Mi piacerebbe molto proteggerla.”
“Vaglielo a dire.”
“A ogni modo, non potrei farlo veramente perché, la notte, non si ha il permesso di lasciare la propria stanza. E’ il regolamento.”
“I fantasmi conoscono il regolamento? No. Sicuramente no. Sii furbo: se ti sentono annunciare a Peggy Blue che monterai di guardia per proteggerla da loro, non oseranno venire stasera.”
“Ma….ma…..”
“Quanti anni hai, Oscar?”
“Non lo so. Che ore sono?”
“Le dieci. Vai per i quindici anni. Non credi che sia ora di avere il coraggio dei tuoi sentimenti?”
Alle dieci e mezzo mi sono deciso e sono andato fino alla porta della sua stanza, che era aperta.
“Ciao Peggy, sono Oscar.”
Era sdraiata sul suo letto, sembrava Biancaneve quando aspetta il principe, quando quei coglioni di nani credono che sia morta, Biancaneve come le foto di neve in cui la neve è azzurra e non bianca.
Si è girata verso di me e allora mi sono chiesto se mi avrebbe scambiato per il principe o per uno dei nani. Io avrei detto “nano” a causa della mia testa d’uovo, ma lei non ha aperto bocca ed è questo il bello di Peggy Blue, che non dice mai niente e che tutto rimane misterioso.
Sono venuto ad annunciarti che stasera e tutte le sere a venire, se vuoi, monterò di guardia davanti alla tuia stanza per proteggerti dai fantasmi.”
Mi ha guardato, ha battuto le ciglia e ho avuto l’impressione che il film andasse al rallentatore, che l’aria diventasse più rarefatta, il silenzio più silenzioso, che camminassi come nell’acqua e che tutto cambiasse avvicinandomi al suo letto, illuminato da una luce che scendeva da chissà dove.
“Ehi, vacci piano, Testa d’uovo: sarò io a montar di guardia a Peggy!”
Pop Corn stava nel vano della porta, o piuttosto riempiva il vano della porta. Ho tremato. Certo che, se avesse fatto lui la guardia, nessun fantasma sarebbe più riuscito a passare. Pop Corn ha strizzato l’occhio a Peggy.
“Ehi, Peggy? Tu e io siamo amici no?”
Peggy ha guardato il soffitto. Pop Corn ha ritenuto fosse una conferma e mi ha trascinato fuori.
“Se vuoi una ragazza, prendi Sandrine, Peggy è zona proibita.”
“Con quale diritto?”
“Con il diritto che ero qui prima di te. se non sei contento, possiamo batterci.”
“In realtà sono supercontento.”
Ero un po’ stanco e sono andato a sedermi nella sala dei giochi, dove, per l’appunto, c’era Sandrine. E’ leucemica come me, ma la sua cura sembra riuscire. La chiamano la Cinese, perché porta una parrucca nera, lucida, dai capelli diritti, con una frangia, che la fa somigliare ad una cinese. Mi guarda e fa scoppiare una bolla di gomma americana.
“Puoi baciarmi, se vuoi.”
“Perché? La gomma non ti basta?”
“Non sei nemmeno capace, scemo. Sono sicura che non l’hai mai fatto.”
“Questa poi, mi fai proprio ridere a quindici anni l’ho gia fatto parecchie volte, posso assicurartelo.”
“Hai quindici anni?” mi fa lei sorpresa.
Controllo il mio orologio.
“Si. Quindici anni passati.”
“Ho sempre sognato di essere baciata da un grande di quindici anni.”

“Certo, è allettante”
E allora mi fa una smorfia impossibile con le labbra che spinge in avanti, simile ad una ventosa che si schiacci su un vetro e capisco che aspetta un bacio.
Voltandomi, vedo tutti i compagni che mi osservano. Non ho modo di tirarmi indietro. Devo essere un uomo, è il momento.
Mi avvicino e la bacio. Mi afferra con le braccia, non riesco più a staccarmi, sento il bagnato e, tutt’a un tratto, senza avvertimenti, mi infila la sua gomma. Per la sorpresa, l’ho mandata giù. Ero furioso.
E’ in quel momento che una mano mi ha battuto sulla schiena. Le disgrazie non arrivano mai sole: i miei genitori. Era domenica e lo avevo scordato!
“Ci presenti la tua amica, Oscar?”
“Non è mia amica.”
“Ce la presenti lo stesso ?”
“Sandrine. I miei genitori. Sandrine.”
“Sono lietissima di conoscervi” dice la Cinese assumento un’aria sdolcinata.
L’avrei strozzata.
“Vuoi che Sandrine venga con noi nella tua stanza?”
“No. Sandrine resta qui.”
Tornato a letto, mi sono reso conto che ero stanco e ho dormito un po’. A ogni modo, non volevo parlare con loro.
Quando mi sono svegliato, ho visto che naturalmente mi avevano portato dei regali. Da quando sono ricoverato in permanenza all’ospedale, i miei genitori hanno qualche difficoltà con la conversazione; allora mi portano dei regali e trascorrono dei pomeriggi schifosi a leggere le regole del gioco e le istruzioni per l’uso. Mio padre si accanisce nello studio dei fogli illustrativi: anche quando sono in turco o giapponese, non si scoraggia. E’ campione del mondo del pomeriggio domenicale sciupato.
Oggi mi ha portato un lettore di compact. Non l’ho potuto criticare anche se ne avevo voglia.
“Non siete venuti ieri?”
“Ieri? Perché mai? Possiamo solo la domenica. Che cosa te lo fa pensare?”
“Qualcuno ha visto la vostra auto nel parcheggio.”
“Non c’è solo una Jeep rossa al mondo. Le macchine sono intercambiabili.”
“Si. Non sono come i genitori. Peccato.”
Sono rimasti impietriti. Allora ho preso il lettore e ho ascoltato per due volte Lo schiaccianoci, senza fermarmi, davanti a loro. Due ore senza che potessero dire una parola. Sistemati.
“Ti piace?”
“Si. Ho sonno.”
Hanno capito che dovevano andarsene. Erano a disagio in modo evidente. Non riuscivano a decidersi sentivo che volevano dirmi delle cose e che non ce la facevano. Era bello vederli soffrire a loro volta.
Poi mia madre si è precipitata contro di me, mi ha stretto molto forte, e ha detto con voce scossa: “Ti voglio bene, mio piccolo Oscar, ti voglio tanto bene.”
Avrei voluto resistere, ma all’ultimo momento l’ho lasciata fare, mi ricordava il tempo passato, il tempo delle coccole pure e semplici, il tempo in cui non aveva il tono angosciato per dirmi che mi voleva bene.
Dopo credo di essermi addormentato un po’.
Nonna Rosa è la campionessa del risveglio. Arriva sempre al traguardo, nel momento in cui apro gli occhi. E in quel momento ha sempre un sorriso.
“Allora i tuoi genitori?”
“Nulli come al solito. Beh, mi hanno regalato lo schiaccianoci.”
“Lo schiaccianoci? Questa è bella. Avevo un’amica che si chiamava così. Una campionessa formidabile. Spezzava il collo delle sue avversarie fra le cosce. E Peggy Blue, sei andato a trovarla?”
“Non me ne parli. E’ fidanzata con Pop Corn.”
“Te lo ha detto lei?”
“No, è stato lui.”
“Un bluff!”
“Non credo. Sono sicuro che le piace più di me. E’ più forte, più rassicurante.”
“Un bluff, ti dico! Io che sembravo un topo sul ring, ne ho battute tante di lottatrici che somigliavano a balene o a ippopotami. Per esempio, Plum Pudding, l’irlandese, centocinquanta chili a digiuno in slip prima della sua Guinness, avambraccia come cosce, bicipiti come prosciutti, gambe come colonne. Niente vita, impossibili le prese. Imbattibile!”
“Come ha fatto?”
“Quando non è possibile la presa, vuol dire che una è rotonda e che rotola. L’ho fatta correre per stancarla, e poi l’ho atterrata, Plum Pudding. Ci è voluto un argano per rialzarla. Tu, Oscar, hai l’ossatura leggera e poca ciccia, questo è certo, ma la seduzione non dipende solo dall’osso o dalla carne, dipende anche dalla qualità del cuore. e di qualità del cuore tu ne hai in abbondanza.”
“Io?”
“Va’ a trovare Peggy Blur e dille quello che hai sullo stomaco.”
“Sono un po’ stanco.”
“Stanco? Che età hai a quest’ora? Diciott’anni? A diciott’anni non si è mai stanchi.”
Nonna Rosa ha un modo di parlare che da energia.
La notte era scesa, i rumori risuonavano più forti nella penombra, il linoleum del corridoio rifletteva la luna.
Sono entrato da Peggy e le ho allungato il mio lettore di compact.
“Tieni. Ascolta il valzer dei fiocchi di neve. E’ talmente bello che mi fa pensare a te.”
Peggy ha ascoltato il valzer dei fiocchi di neve. Sorrideva come se il valzer fosse un suo vecchio amico che le raccontava cose buffe all’orecchio.
Mi ha restituito l’apparecchio e mi ha detto: “E’ bello”.
Era la sua prima parola. E’ carina, no, come prima parola?
“Peggy Blue, volevo dirti: non voglio che ti faccia operare. Sei bella così. Sei bella in blu.”
Ho visto bene che le mie parole le facevano piacere.
“Voglio che sia tu, Oscar a proteggermi dai fantasmi.”
“Conta su di me, Peggy.”
Ero fiero da matti, alla fine, ero stato io a vincere!
“Baciami.”
E’ veramente una cosa da ragazze il bacio, come se per loro fosse davvero un bisogno, ma Peggy, a differenza della Cinese, non è una viziosa, mi ha teso la guancia e darle un bacio è piaciuto anche a me, per davvero.
“Buonanotte, Peggy.”
“Buonanotte, Oscar.”
Ecco, Dio, questa è stata la mia giornata. Capisco che l’adolescenza venga definita l’età ingrata.
E’ dura. Ma alla fine, a vent’anni suonati, le cose si aggiustano. Allora ti rivolgo la mia richiesta del giorno: vorrei che Peggy e io ci sposassimo. Non sono certo che il matrimonio appartenga alle cose dello spirito, se è questo il tuo settore. Esaudisci questo genere di desiderio, il desiderio da agenzia matrimoniale? Se non è di tua competenza, dimmelo al più presto affinché possa rivolgermi alla persona giusta. Senza voler metterti fretta, ti segnalo che non ho molto tempo. Dunque: matrimonio di Oscar e Peggy Blue. Si o no. Vedi se ce la fai, la cosa mi andrebbe proprio.

A domani, baci,
Oscar

P.S. A proposito: qual è, insomma, il tuo indirizzo?

Preghiera a Santa Elisabetta d'Ungheria

Oggi la Chiesa Cattolica venera Santa Elisabetta d'Ungheria, patrona dell'Ordine Francescano Secolare. Vogliamo rivolgerci a lei in preghiera in questo giorno:



O Elisabetta,     
giovane e santa,  
sposa, madre e regina,
volontariamente povera di beni,
tu sei stata,
sulle orme di Francesco,
primizia dei chiamati
a vivere di Dio nel mondo
per arricchirlo di pace, di giustizia 
e di amore ai diseredati e agli esclusi.
La testimonianza della tua vita
rimane come luce per l’Europa
per seguire le vie del vero bene
di ogni uomo e di tutti gli uomini.
Ti preghiamo di impetrarci
dal Cristo Incarnato e Crocifisso,
al quale ti sei fedelmente conformata,

intelligenza, coraggio,operosità e credibilità,
da veri costruttori
del regno di Dio nel mondo.


Amen


Preghiera tratta dal sito http://www.parrocchiasantamariavetere.it

Una fiaba metafisica per raccontare l'ineluttabile - II

Questa sera pubblichiamo la seconda parte della bellissima fiaba tratta dal libro di Eric-Emmanuel Schmitt "Oscar e la dama in rosa", che abbiamo cominciato a leggere lo scorso venerdì:

UNA PRODIGIOSA FIABA METAFISICA PER RACCONTARE, CON PAROLE SEMPLICI, L’INELUTTABILE.


Caro Dio,
bravo! Sei fortissimo. Addirittura prima che abbia impostato la lettera, mi hai dato la risposta. Come fai?
Stamattina giocavo a scacchi con Einstein nella sala di ricreazione quando Pop Corn è venuto ad avvertirmi: “Ci sono i tuoi genitori”.
“I miei genitori? Non è possibile. Vengono solo la domenica.”
“Ho visto l’auto, la Jeep rossa con il tettuccio bianco.”
“Non è possibile.”
Ho alzato le spalle e ho continuato a giocare con Einstein. Ma siccome ero preoccupato, Einstein mi fregava tutti i miei pezzi e la cosa mi ha innervosito ancora di più. Se lo chiamiamo Einstein non è perché sia più intelligente degli altri, ma perché ha la testa molto più grossa. Sembra che dentro ci sia dell’acqua. Peccato, se ci fosse stato del cervello, avrebbe potuto fare grandi cose, Einstein.
Quando ho visto che stavo per perdere, ho smesso di giocare e ho seguito Pop Corn, la cui camera dà sul parcheggio. Aveva ragione: i miei genitori erano arrivati.
Devo dirti, Dio, che abitiamo lontano, i miei genitori e io. Non me ne rendevo conto quando ci abitavo, ma adesso che non ci abito più trovo che è veramente lontano. Perciò i miei genitori vengono a trovarmi una volta alla settimana, la domenica, perché la domenica non lavorano e io nemmeno.
“vedi che avevo ragione” ha detto Pop Corn.
“Cosa mi dai per averti avvertito?”
“Ho dei cioccolatini alle nocciole.”
“Non hai più delle fragole Tagada?”
“No.”
“O.K., vada per i cioccolatini.”
Ovviamente non si ha il diritto di dar da mangiare a Pop Corn, visto che si trova qui per dimagrire. Novantotto chili a nove anni, un metro e dieci di altezza per un metro e dieci di larghezza! Il solo indumento in cui entri completamente è una tuta sportiva americana, le cui righe sembrano avere il mal di mare. Francamente, siccome siamo convinti che non potrà mai smettere di essere grasso e ci fa pietà tanto la fame lo tormenta, gli diamo sempre i nostri avanzi. Un cioccolatino è minuscolo rispetto a una tale massa di lardo! Se abbiamo torto, allora anche le infermiere la smettano di infilargli delle supposte.
Sono ritornato nella mia stanza ad aspettare i miei genitori. All’inizio non ho visto passare i minuti perché ero senza fiato, poi mi sono reso conto che avevano avuto quindici volte il tempo di arrivare a me.
A un tratto, ho capito dov’erano. Mi sono infilato nel corridoio e, di nascosto, sono sceso dalle scale; poi ho camminato nella penombra fino allo studio del dottor Düsseldorf.
Bingo! Erano là. Le voci mi arrivavano da dietro la porta. Siccome ero sfinito per la discesa, mi sono fermato alcuni secondi per rimettermi il cuore a posto e allora tutto si è guastato. Ho sentito quello che non avrei dovuto sentire. Mi a madre singhiozzava, il dottor Düsseldorf ripeteva: “Abbiamo provato di tutto, credetemi, le abbiamo tentate tutte” e mio padre rispondeva con voce soffocata: “Ne sono sicuro, dottore, ne sono sicuro”. Sono rimasto con l’orecchio incollato alla porta di ferro. Non sapevo più che cosa fosse più freddo, se il metallo o io.
Poi il dottor Düsseldorf ha detto: “Volete abbracciarlo?”.
“Non ne avrò mai il coraggio” ha detto mia madre.
“Non deve vederci in questo stato” ha aggiunto mio padre.
Ed è stato allora che ho capito che i miei genitori erano due vigliacchi. Peggio: due vigliacchi che mi prendevano per un vigliacco!
Siccome dallo studio arrivava il rumore di sedie che si spostavano, ho intuito che stavano per uscire e ho aperto la prima porta che mi sono trovato davanti.
E’ così che mi sono ritrovato nel ripostiglio delle scope dove ho passato il resto della mattinata perché, forse non lo sai, Dio, ma i ripostigli delle scope si aprono dall’esterno, non dall’interno….. come se avessero paura che di notte le scope, i secchi e gli strofinacci tagliassero la corda!
A ogni modo, non mi dava fastidio trovarmi rinchiuso al buio, perché non avevo più voglia di vedere nessuno e perché le gambe e le braccia non mi rispondevano più tanto bene, dopo il colpo che avevo ricevuto sentendo quello che avevo sentito.
Verso mezzogiorno, ho udito un gran trambusto al piano di sopra. Ascoltavo i passi, le corse. Poi si sono messi a gridare il mio nome dappertutto: “Oscar! Oscar!”.
Mi faceva bene sentirmi chiamare e non rispondere. Avevo voglia di scocciare il mondo intero. Dopo, credo di aver dormito un po’, poi ho percepito il ciabattare della signore N’da, la donna delle pulizie. Ha aperto la porta e ci siamo fatti paura l’un l’altra e abbiamo urlato fortissimo: lei perché non si aspettava di trovarmi là dentro, io perché non mi ricordavo che fosse così nera. Né che gridasse così forte.
Dopo c’è stata una bella confusione. Sono venuti tutti: il dottor Düsseldorf, la capoinfermiera, le infermiere di servizio, le altre donne delle pulizie. Invece di sgridarmi, come avrei creduto, sembravano sentirsi tutti in colpa e ho capito che bisognava approfittare in fretta della situazione.
“Voglio vedere Nonna Rosa.”
“Ma dove ti eri cacciato, Oscar? Come ti senti?”
“Voglio vedere Nonna Rosa.”
“Come sei finito in quel ripostiglio? Hai sentito qualcuno? Hai sentito qualcosa?”
“Voglio vedere Nonna Rosa.”
“Bevi un bicchiere d’acqua.”
“No. Voglio vedere Nonna Rosa.”
“Prendi una boccata di…..”
“No. Voglio vedere Nonna Rosa.”
Un pezzo di granito. Una roccia, una lastra di cemento. Niente da fare. Non ascoltavo più nemmeno quello che mi dicevano. Volevo vedere Nonna Rosa.
Davanti ai suoi colleghi, il dottor Düsseldorf appariva piuttosto seccato di non aver alcuna autorità su di me. Ha finito col cedere.
“Chiamate quella signora!”
Allora ho acconsentito a riposarmi e ho dormito un po’ nella mia stanza.
Quando mi son svegliato, Nonna Rosa era lì. Sorrideva
“Bravo, Oscar, ce l’hai fatta. E’ stato un bello schiaffo per loro. Ma il risultato è che adesso mi invidiano.”
“Ce ne freghiamo.”
“Sono brave persone, Oscar. Bravissime.”
“Me ne sbatto.”
“Che cosa c’è che non va?”
“Il dottor Düsseldorf ha detto ai miei genitori che sarei morto e loro sono scappati. Li detesto.”
Le ho raccontato tutto nei particolari, come a te, Dio.
“Mmm” ha fatto Nonna Rosa “Mi ricorda il mio torneo a Béthune contro Sarah Youp La Boum, la lottatrice dal corpo unto d’olio, l’anguilla del ring, un’acrobata che si batteva quasi nuda e che ti sgusciava tra le mani quando cercavi di farle una presa. Combatteva solo a Béthune dove vinceva ogni anno la coppa di Béthune. Beh, io la volevo, la coppa di Béthune!”
“Che cos’ha fatto Nonna Rosa?”
“Dei miei amici le hanno gettato addosso della farina quando è salita sul ring. Olio più farina, era pronta da friggere. In tre croci e due movimenti, l’ho spedita al tappeto, Sarah Youp La Boum. Dopo di me, non la chiamavano più l’anguilla dei ring, ma il merluzzo impanato!”
Mi scuserà, Nonna Rosa, ma non riesco proprio a capire il paragone.”
“Ma è lampante! C’è sempre una soluzione, Oscar c’è sempre un sacco di farina da qualche parte. Dovresti scrivere a Dio. e’ più forte di me.”
“Anche per il catch?”
“Si, anche per il catch, Dio sa il fatto suo. Prova, Oscar. Che cos’è che ti fa più male?”
“Detesto i miei genitori.”
“Allora detestali moltissimo.”
“E’ lei a dirmelo, Nonna Rosa?”
“Si, detestali moltissimo. Quando ti sarai sfogato, ti accorgerai che non era il caso. Racconta tutto a Dio e, nella tua lettera, chiedigli di venirti a trovare.”
“Lui si sposta?”
“A modo suo. Non spesso. Addirittura di rado.”
“Perché? E’ malato anche lui?”
Allora ho capito dal sospiro di Nonna Rosa che non voleva confessarmi che anche tu, Dio,
sei messo male.
“I tuoi genitori non ti hanno mai parlato di Dio, Oscar?”
“Lasci perdere. I miei genitori sono dei cretini.”
“Certo. Ma non ti hanno mai parlato di Dio?”
“Si. Solo una volta. Per dire che non ci credevano. Loro credono giusto a Babbo Natale.”
“Sono proprio così cretini, Oscar?”
“Non se lo immagina! Il giorno in cui sono tornato da scuola dicendo che dovevano finirla di raccontare fesserie, che sapevo, come tutti i miei compagni, che Babbo Natale non esisteva, avevano l’aria di cadere dalle nuvole. Siccome ero piuttosto furioso di essere passato per un idiota nel cortile della ricreazione, mi hanno giurato che non avevano mai voluto ingannarmi e che avevano creduto sinceramente che Babbo Natale esistesse, e che erano molto delusi, ma davvero molto delusi nell’apprendere che non era vero!
Due autentici deficienti, le dico, Nonna Rosa!”
“Dunque non credon o in Dio?”
“No.”
“E la cosa non ti ha incuriosito?”
“Se mi interesso a quello che pensano i cretini, non avrò più tempo per quello che pensano le persone intelligenti.”
“Hai ragione. Ma il fatto che i tuoi genitori che, secondo te, sono dei cretini….”
“Si. Dei veri cretini, Nonna Rosa!”
“Dunque, se i tuoi genitori che si sbagliano non ci credono, perché non dovresti crederci tu e chiedergli una visita?”
“D’accordo. Ma non mi ha detto che è infermo?”
“No. Ha un modo molto speciale di far visita. Ti viene a trovare con il pensiero. Nel tuo spirito.”
Questo mi è piaciuto. L’ho trovato fortissimo.
Nonna Rosa ha aggiunto: “Vedrai: le sue visite fanno un gran bene”.
“O.K., gliene parlerò. Per il momento, le visite che mi fanno più bene sono le sue.”
Nonna Rosa ha sorriso e, quasi timidamente, si è chinata per darmi un bacio sulla guancia. Non osava andare fino in fondo. Chiedeva il permesso con lo sguardo.
“Su. Mi baci. Non lo dirò agli altri. Non voglio rovinarle la reputazione di ex lottatrice.”
Le sue labbra si sono posate sulla mia guancia e la cosa mi ha fatto piacere, ho sentito un calore, un solletico, un profumo di cipria e di sapone.
“Quando torna?”
“Ho il diritto di venire solo due volte alla settimana.”
“Non è possibile, Nonna Rosa! Non aspetterò tre giorni!”
“E’ il regolamento.”
“Il dottor Düsseldorf.”
“Il dottor Düsseldorf, in questo momento, se la fa addosso quando mi vede. Vada a chiedergli il permesso, Nonna Rosa, non scherzo.”
Mi ha guardato esitante.
“Non scherzo. Se non viene a trovarmi tutti i giorni, io non scrivo a Dio.”

“Proverò.”
Nonna Rosa è uscita e mi sono messo a piangere. Prima non mi ero reso conto di quanto avessi bisogno di aiuto. Non mi ero reso conto, prima, di quanto fossi veramente malato. All’idea di non vedere più Nonna Rosa, capivo tutto e mi scioglievo in lacrime che mi bruciavano le guance. Per fortuna ho avuto un po’ di tempo per riprendermi prima che rientrasse.
“E’ tutto sistemato: ho il permesso. Per dodici giorni posso venire a trovarti ogni giorno.”
“Me e me soltanto?”
“Te e te soltanto, Oscar. Dodici giorni.”
Allora non so che cosa mi ha preso, ho ricominciato a singhiozzare. Eppure so che i ragazzi non devono piangere, soprattutto io, con la mia testa d’uovo, che non somiglio né a un ragazzo né a una ragazza, ma piuttosto a un marziano. Niente da fare, non riuscivo a fermarmi.
“Dodici giorni? Va davvero così male, Nonna Rosa?”
Anche lei aveva voglia di piangere. Si tratteneva a fatica. L’ex lottatrice impediva alla ragazza di un tempo di lasciarsi andare. Era bello da vedere e mi ha distratto un po’.
“Che giorno è oggi, Oscar?”
“Diamine! Non vede il mio calendario? E’ il 20 dicembre.”
“Nel mio paese, Oscar, c’è una leggenda che sostiene che, durante gli ultimi dodici giorni dell’anno, si può indovinare che tempo farà nei dodici mesi dell’anno seguente. Basta osservare ogni giornata per avere, in miniatura, il quadro del mese. Il 20 dicembre rappresenta gennaio, il 21 dicembre febbraio, e così via, fino al 31 dicembre che prefigura il dicembre seguente.”
“E’ vero?”
“E’ una leggenda. La leggenda dei dodici giorni divinatori. Vorrei che ci giocassimo, tu e io. Soprattutto tu. A partire da oggi, osserverai ogni giorno come se ciascuno contasse per dieci anni.”
“Dieci anni?”
“Si. Un giorno: dieci anni.”
“Allora, fra dodici giorni, avrò centovent’anni!”
“Si, te ne rendi conto?”
Nonna Rosa mi ha baciato, ci prendo gusto, lo sento, e poi se n’è andata.
Allora ecco, Dio: stamattina sono nato e non me ne sono reso conto bene; è diventato più chiaro verso mezzogiorno, quando avevo cinque anni, ho guadagnato in coscienza ma non è stato per apprendere delle buone notizie; stasera ho dieci anni ed è l’età della ragione. Ne approfitto per chiederti una cosa: quando hai qualcosa da annunciarmi, come a mezzogiorno per i miei cinque anni, sii meno brutale. Grazie.

A domani, baci,
Oscar.

P. S. ho una cosa da chiederti. So che ho diritto a un solo desiderio, ma il mio desiderio di un attimo fa più che un desiderio era un consiglio.
Sarei d’accordo per una visitina. Una visita in spirito. Trovo la cosa fortissima. Mi piacerebbe molto che me ne facessi una. Sono disponibile dalle otto del mattino alle nove di sera. Il resto del tempo dormo. Talvolta schiaccio dei pisolini anche durante la giornata, a causa delle cure. Ma se mi trovi così, non esitare a svegliarmi. Sarebbe stupido mancare all’appuntamento per così poco, no?

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Sezione dedicata alla nostra amica Patrizia:

Il Dolore solo se è accettato e offerto diviene gioia, altrimenti può diventare disperazione. Il maligno tenta sempre di farci imboccare questa strada, che porta alla distruzione di sè e degli altri.
La domanda, il grido ci salva, perchè, come un bambino quando invoca la mamma è aiutato da lei, a maggior ragione o tanto più la nostra Mamma Celeste viene in nostro soccorso, portandoci lo Spirito Consolatore che ci fa ritornare la speranza.

Questo dolore non è capito dagli uomini, difficilmente ci possono aiutare, di solito LO aumentano!

Solo TU Signore ci comprendi totalmente, perchè siamo opera Tua. Fa' o Signore che possiamo amare anche chi non comprendiamo o non ci comprende, grazie. (Patrizia)

Gesù Cristo

Gesù Cristo
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Riflettiamo

Impariamo a soffermarci sulle parole e meditiamone il loro significato

L'importanza della preghiera

Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell’inferno, l’aversi potuto salvare con tanta facilità, quant’era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle

(Sant'Alfonso Maria De' Liguori)

Accrescere la cultura

«Io voglio vivere per Gesù e per la Chiesa. La scienza che serve a farmi vivere sempre più per il Signore e per la Chiesa è la cultura della mia vita e tutta la mia vita di cultura». Ogni giorno, ogni ora, ogni istante io sento il bisogno di accrescere le mie conoscenze. E la Chiesa è una fonte inesauribile di vita e di cultura per me!».

(San Pio da Pietrelcina)

Il dono della Sapienza

Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni. 
Onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. 
È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. 
È un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.

Le preghiere dei Santi:

Le preghiere dei Santi:
Noi ci affidiamo a te. Non abbandonarci alla tristezza perché tu, Signore, sei con noi sempre. Tu non ci lascerai un istante. Se non avessi steso la mano, quante volte la nostra fede avrebbe vacillato! Tu, Signore, sei sempre intento ad accogliere le nostre confidenze. Aiutaci a non abbatterci nelle sofferenze fisiche e morali. Non permettere di affliggerci fino a perdere la pace interiore. Fa’ che camminiamo con buona fede, senza inquietudini e sconforti. Noi ci affidiamo a te: prendici la mano e guidaci pur per incogniti sentieri. Insegnaci ad affrontare la prova a mente serena, per amore tuo che la permetti. Donaci di acquistare tesori per la santa eternità. (San Pio da Pietrelcina)

Dio, nostro Padre, tu hai tanto amato gli uomini da mandare a noi il tuo unico Figlio Gesù, nato dalla Vergine Maria, per salvarci e ricondurci a te. Ti preghiamo, Padre buono, dona la tua benedizione anche a noi, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Apri il nostro cuore, affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia, fare sempre ciò che egli ci chiede e vederlo in tutti quelli che hanno bisogno del nostro amore. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo amato Figlio, che viene per dare al mondo la pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.(Venerabile Giovanni Paolo II)

Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti, ed anche perché con un gesto della tua volontà, per l'unico tuo Figlio e nello Spirito Santo, hai creato tutte le cose visibili ed invisibili e noi, fatti a tua immagine e somiglianza, avevi destinato a vivere felici in un paradiso dal quale unicamente per colpa nostra siano stati allontanati. (San Francesco di Assisi)

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te. (Sant'Agostino))

“O Dio di grande Misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze, Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi la Tua Misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell’ora della morte. L’onnipotenza della Tua Misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta...” (Santa Faustina Kowalska))

Affinché coloro che mi guardano non vedano la mia persona, ma Te in me. Rimani con me. Così risplenderò del Tuo splendore e potrò essere luce per gli altri. La mia luce verrà da Te solo, Gesù, non sarà mio nemmeno un piccolo raggio. Sei Tu che illuminerai gli altri attraverso di me. Ispirami la lode che Ti è più gradita, illuminando gli altri attorno a me. Che io Ti annunci non con le parole ma con l'esempio, con la testimonianza dei miei atti, con lo scatto visibile dell'amore che il mio cuore riceve da Te. Amen. (Madre Teresa di Calcutta))

Signore Gesù, tu hai dato la vita per me: io voglio donare la mia a te. Signore Gesù, tu hai detto: «Amore più grande non c'è che dare la vita per gli amici». Il mio supremo amore sei tu. È sera. Il giorno ormai declina. Resta con me Signore. Voglio seguirti portando la mia croce. Signore, vieni in mio aiuto e guidami nel cammino. La tua voce, Signore, ha un'eco profonda nel mio cuore. Gesù, mio Signore e mio Dio, voglio diventare in tutto simile a te, voglio soffrire e morire con te, per raggiungere con te la gioia della risurrezione. Tu, quel gran Dio che l'universo adora, vivi in me giorno e notte. E sempre la tua voce mi implora e mi ripete: «Ho sete, ho sete di amore»! Anch'io voglio ripetere la tua divina preghiera: ho sete d'amore. Io ho sete d'amore! Sazia la mia speranza, accresci in me, o Signore, il tuo ardore divino. Ho sete d'amore! Quale sofferenza, mio Dio, e come grande! Come vorrei volare da te! Il tuo amore, o Gesù, è il mio solo martirio; perché più brucia d'amore, più desidera amarti l'anima mia. Gesù, fa' che io muoia d'amore per te! (Santa Teresa di Gesù Bambino)