Riflettiamo Insieme

nella vigna ...

Perché mi hai dato questa Chiesa, Signore?

Chiesa chi sei? Questa è la domanda che dovremmo porre per comprendere che cosa la Chiesa rappresenta e perchè Gesù l'ha concepita così come è. La nostra cara Enza, oggi, ci porta a riflettere proprio su questo:


Se volessimo fare un sondaggio chiedendo: “Cos’è la Chiesa?”, certo nessuno dovrebbe stupirsi se trovassimo al primo posto fra le risposte una Chiesa identificata con preti, Papa, e gerarchie. Al secondo posto probabilmente ci troveremmo indicato un luogo geografico. Non ci dovremmo stupire, appunto, perché se così non fosse non riusciremmo a spiegarci come molti, che si definiscono religiosi, ci tengono rapidamente a precisare: “Dio si, ma la Chiesa…..!”. ma non basta, perché alla medesima domanda qualcuno ha anche risposto: “Chiesa si, ma Dio…..in fondo non so!”. Ma allora, forse la domanda dovrebbe essere: “Chiesa chi sei?”.
Signore, quando la voce di chi urla sembra più forte……
Quando la confusione delle lingue ci smarrisce…..
Quando non sappiamo riconoscere la tua voce…..
Sostieni la nostra fragilità.
 

*** *** ***

Perché mi hai dato questa Chiesa, Signore, la cui ricchezza mi scandalizza, la cui ipocrisia mi turba, la cui ambiguità mi confonde?
Perché mi hai dato questa comunità, Signore, perché proprio queste persone, di cui conosco i difetti, di cui mi irritano i limiti, di cui le scelte talvolta mi confondono?
Perché non mi hai dato una Chiesa perfetta, una Chiesa entusiasmante, dei compagni di strada da ammirare ed infallibili…..?
Prego e sorrido, Signore, la Tua sapiente delicatezza mi affascina. In una Chiesa perfetta, senza rughe, quale posto per me, così imperfetto? In una comunità di puri e santi, con quale solitudine vivrei la mia povertà, con che vergogna la mia fragilità!
Signore, tu ci ami nonostante la nostra povertà.
Signore, tu ci ami per la nostra povertà.
Signore, tu ci ami attraverso la nostra povertà.
Signore, per questo noi ti ringraziamo!

Ritrovare il centro

Concludiamo la giornata liturgica attraverso l'ormai consueto appuntamento di meditazione con le riflessioni di noti sacerdoti e movimenti religiosi. Oggi riflettiamo attraverso le parole di don Roberto Seregni:

Mi commuove trovare nella prima domenica di quaresima il Vangelo delle tentazioni.
Mi commuove sapere che Gesù ha scelto la nostra umanità, solidale fino in fondo alle nostre fragilità, persino nell'esperienza delle tentazioni.
Mi commuove, mi fa bene ricordare che anche Gesù è stato tentato, che anche la vita del Rabbì di Nazareth è stata segnata dalla lotta contro il male. Niente da stupirmi, allora, se anche oggi lotterò contro la tentazione, contro il male che vuole strapparmi dal cuore il desiderio di Dio, che vuole inquinare la Parola e ubriacarmi di aceto facendolo passare per vino buono.
Questa quaresima che si apre davanti a noi ci porta nel deserto, in compagnia di Gesù, per lottare contro le tentazioni, per dire delle parole di autenticità sulla nostra vita.
Condotti dallo Spirito nel deserto lotteremo per quaranta giorni contro le nostre miopie, impareremo a dare nome alle povertà che ci abitano, a riprenderci dalle anestesie che ci rendono insensibili a tutto, ci metteremo in cammino - agili e leggeri - per correre con Maria incontro al Risorto.

In questo cammino sono tre le parole che ci aiutano ad orientarci.

Primo: il digiuno. Digiuno per sentire la fame, per scoprire che non basto a me stesso e che il mio egoismo non può nutrirmi. Digiuno per imparare a dire dei "no" che mi aprono a dei "sì" che allargano il cuore, che mi introducono in nuove relazioni, che mi sottraggono alle mie abitudini pigre e insaziabili. Oltre al digiuno dal cibo - necessario e insostituibile - ci sono molte altri terreni in cui sperimentarsi, ognuno si scelga quello più urgente nel suo cammino spirituale. Mi permetto solo di consigliare un po' a tutti il digiuno dal pettegolezzo, per imparare a guardare l'altro così come lo guarda Dio.

Secondo: la preghiera. Pregare per trovare uno spazio quotidiano di deserto e riconoscere la nostra totale appartenenza a Dio. Spegnere il cellulare, cercare un po' di silenzio abitato dallo Spirito e aprire la Bibbia per provare a leggere un Vangelo dall'inizio alla fine o gustare la bellezza dei Salmi. L'importante è non aver fretta, leggere con calma e lasciare che le parole scendano nel cuore.

Terzo: la carità. Carità per ricordarci che la fede deve cambiare anche le nostre mani e i nostri piedi. Carità non significa dare quello che avanza o che non serve più, ma stare attenti ai bisogni dell'altro, condividere i doni che ho ricevuto, non chiudermi nel possesso che ammuffisce le ricchezze del cuore. Di certo non mancano le proposte per vivere esperienze concrete di carità, scegliamone una e rimaniamone fedeli. Ma non dimentichiamoci che la carità più urgente e capace di contagio, è quella della quotidianità, tra le mura domestiche, nella scuola, nel lavoro e pure nel tempo libero…

Coraggio, cari amici! Questi quaranta giorni siano una lotta contro le menzogne e le piccolezze delle nostra vita, un ricentramento della nostra esistenza su ciò che davvero conta e ha valore, un balzo energico e discreto per sfuggire alle sepolcrali e inconsistenti nuove divinità d'Occidente.


Buona cammino di Quaresima

Riflettendo su noi stessi

Questa sera, grazie alla nostra cara Enza, riflettiamo su noi stessi e lo facciamo attraverso un pensiero ed un aneddoto che ci portano a riflettere molto su ciò che conta e su ciò che noi possiamo fare per la Chiesa:

Le sei parole più importanti:
“Riconosco di aver commesso un errore”

Le cinque parole più importanti: "Hai fatto un buon lavoro".
Le quattro parole più importanti: "Che cosa ne pensi?"
Le tre parole più importanti: "Se tu potessi".
Le due parole più importanti: "Grazie tante".
La parola più importante: "Noi".
La parola meno importante: "Io"
Aiutaci, Signore, a benedire: Il lavoro dei nostri fratelli....
La fatica di chi ha responsabilità.....
La gioia di chi è nella serenità....

***

 La Morte della Parrocchia

Sui muri e sul giornale della città comparve uno strano annuncio funebre: "Con profondo dolore annunciamo la morte della parrocchia di Santa Eufrosia. I funerali avranno luogo domenica alle ore 11". La domenica la chiesa era affollatissima. Davanti all'altare c'era una bara di legno scuro. Il parroco pronunciò un semplice discorso: "Siamo tutti qui a salutare il morto. Non credo che la nostra parrocchia possa rianimarsi e risorgere, ma vorrei che passaste tutti qui, davanti alla bara, a dare un'ultima occhiata alla defunta. dopo chi vorrà, potrà rientrare dal portone per la messa".
Il parroco aprì la cassa. Tutti si chiedevano: "Chi ci sarà mai dentro? Chi è veramente morto?" E cominciarono a sfilare lentamente. Ognuno si affacciava alla bara e guardava dentro, poi usciva dalla chiesa, silenzioso un po' confuso. Perché tutti, guardando dentro la bara, vedevano, in uno specchio appoggiato sul fondo della cassa, il proprio volto.
"Signore, quando ci lamentiamo della nostra Chiesa, aiutaci a capire che il volto della Chiesa ha il nostro volto.

La Via Crucis - I - II stazione

Anche quest'anno, per vivere appieno il tempo di Quaresima,  meditiamo le stazioni della Via Crucis. Cominciando da oggi, ogni venerdì presenteremo due stazioni della Via Crucis commentate da don Tonino Bello (che sebbene ci abbia lasciato, continua a farci riflettere con la sua saggezza) e dalla nostra Patrizia, per meditare e ricordare il momento più doloroso della storia di Gesù:

 


I Stazione

Gesù è condannato a morte

C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo. 

Dal Vangelo secondo Luca (23, 20-25)

"Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà" 

Riflessione

A voi che non contate nulla agli occhi degli uomini, ma che davanti agli occhi di Dio siete grandi, coraggio! Dio non fa graduatorie. Non sempre si lascia incantare da chi sa parlare meglio. Non sempre, rispetto al sospiri dignitosi dei povero, dà la precedenza al canto gregoriano che risuona nelle chiese. Non sempre si fa sedurre dal profumo dell'incenso, più di quanto non si accorga del tanfo che sale dai sotterranei della storia.

Pensiero di Patrizia 

1) TU l'Onnipotente, L' Infinito "Per mezzo del quale tutto è stato fatto e senza del quale nulla esiste", sei stato condannato a morte! Agnello immolato per la salvezza di tutti noi, aiutaci a seguirti senza ribellioni! 

[pausa di silenzio]

C. Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l'opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero del tuo amore ci consacri per sempre al tuo servizio. Per Cristo nostro Signore. Amen.



  II Stazione

Gesù è caricato della croce

Dal Vangelo secondo (Giovanni 19, 17-18)

C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

"Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo

Riflessione

La croce l'abbiamo inquadrata nella cornice della sapienza umana e nel telaio della sublimità di parola. L'abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica. L'abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita.

Pensiero di Patrizia

Non bastava ucciderti, dovevi anche percorrere un dolorosissimo cammino con la Croce sulle spalle! Dopo la tremenda lotta avvenuta nell'Orto degli Ulivi, dove hai sudato sangue! Signore, ogni stazione di questa via, non ha un significato solo per TE, ma lo DEVE avere anche per la nostra vita. Non basta contemplarTi e magari piangere, dobbiamo essere disposti a seguirti!  

[pausa di silenzio]

C. Signore, tu che hai detto: "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero", aiutaci ad accoglierlo nella nostra storia.

Consigli per conservare la castità secondo San Francesco di Sales

Lo scorso Giovedì abbiamo meditato le parole di San Francesco di Sales che evidenziavano la necessità della castità. Oggi (considerando che ancora nell'Angolo di Angel ricorre l'appuntamento con la spiegazione della sessualità umana che richiama alla castità e al dominio di sé), continuiamo a riflettere sulla castità con San Francesco di Sales che ci presenta i consigli utili per poter conservare la virtù della castità:

Filotea, tienti lontana dagli inganni e dagli allettamenti della sensualità. E’ un cancro che corrode impercettibilmente; e da inizi invisibili ti porta in breve a situazioni incontrollabili; è più facile evitarlo che guarirlo.

I corpi umani assomigliano a vasi di vetro che non possono essere trasportati insieme senza porre qualche cosa tra l’uno e l’altro; senza tale precauzione, il rischio di mandarli in pezzi è molto grande. Anche la frutta ci può insegnare qualcosa: infatti anche se la frutta che trasporti è sana e matura al punto giusto, rischi di ammaccarla tutta sballottandola, se non metti qualcosa tra un frutto e l’altro. Anche l’acqua, per limpida che sia, quando la versi in un vaso, se ci mette il muso un animale sporco la sua limpidezza è svanita. Non permettere mai, Filotea, che qualcuno ti tocchi in modo screanzato, né per leggerezza, né per amicizia; è vero che, volendo, la castità può essere conservata anche in simili situazioni, che sanno più di leggerezza che di malizia; ma la freschezza del fiore della castità ne soffre sempre e ci perde qualche cosa. Se poi uno si lascia toccare in modo disonesto, è la fine totale della castità.

La castità ha la sua radice nel cuore, ma è il corpo la sua abitazione; ecco perché si perde a causa dei sensi esteriori del corpo e per i pensieri e i desideri del cuore. Guardare, ascoltare, parlare, odorare, toccare cose disoneste è impudicizia se il cuore vi si immerge e ci prende piacere. S. Paolo taglia corto: La fornicazione non deve nemmeno essere nominata tra di voi.

Le api evitano nel modo più assoluto di toccare le carogne, ma non basta: fuggono e non riescono nemmeno a sopportare il lezzo che ne emana. Nel Cantico dei Cantici, la Sposa dalle mani distilla mirra, profumo che preserva dalla corruzione; le sue labbra sono coperte di un nastro rosso, segno del pudore delle sue parole; i suoi occhi assomigliano a quelli di una colomba per la loro purezza; il suo naso è incorruttibile come i cedri del Libano. E’ così l’anima devota deve essere: casta, pura, onesta di mani, di labbra, di orecchie, di occhi e di corpo.

A questo proposito ti riporto quello che dice il padre [del deserto] Cassiano, come uscito dalla bocca del grande S. Basilio, che disse un giorno, parlando di se stesso: Non ho mai conosciuto donne eppure non sono vergine. La castità si può perdere in tanti modi quanti sono i generi di impudicizie e di lascivie, che poi, secondo che sono grandi o piccole, l’indeboliscono, la feriscono, o la fanno morire del tutto. Certe familiarità, certe passioncelle leggere e un po’ sensitive, a voler essere nel giusto, non ledono gravemente la castità; tuttavia la indeboliscono, la rendono malaticcia e offuscano il suo splendore. Ci sono poi altre familiarità e passioni, che non sono soltanto indiscrete, ma viziose; non soltanto leggere, ma disoneste; non soltanto sensitive, ma carnali; la castità da queste ne rimarrà sempre almeno ferita e paralizzata. Ho detto almeno, perché abitualmente muore e scompare del tutto quando le leggerezze e le lascivie danno alla carne il massimo del piacere voluttuoso, perché in tal caso, la castità perisce nel modo più indegno, perverso e infelice che si possa immaginare. E’ peggio di quando si perde per fornicazione, adulterio e incesto, perché questi ultimi sono soltanto peccati, ma gli altri, dice Tertulliano, nel libro dell’Impudicizia, sono ‘mostri’ di iniquità e di peccato.

Cassiano non crede, e io nemmeno, che S. Basilio si riferisca a queste sregolatezze, quando dice di non essere più vergine; penso che si riferisse soltanto ai cattivi pensieri di sensualità che, pur non avendo contaminato il corpo, avevano contaminato il cuore, della cui castità, abitualmente, le anime riservate sono molto gelose.

Nel modo più assoluto, Filotea, non frequentare le persone licenziose, soprattutto se in più, sono anche svergognate, il che avviene quasi sempre; sai perché? Sono come i caproni che, leccando i mandorli dolci, li rendono amari.

Quelle anime maleodoranti e quei cuori infetti non riescono a conversare con alcuno, poco importa di quale sesso, senza trascinarlo in qualche modo nell’impudicizia. Hanno il veleno negli occhi e nell’alito come i basilischi.

Frequenta piuttosto le persone caste e virtuose, pensa e leggi spesso cose sante, perché la Parola di Dio è casta e rende casti coloro che vi si compiacciono; sicché Davide la paragona al topazio, pietra preziosa, che ha la proprietà di calmare l’ardore della concupiscenza.

Tienti sempre vicino a Gesù Cristo crocifisso; fallo spiritualmente con la meditazione e realmente con la santa Comunione: perché allo stesso modo che coloro i quali si coricano sull’erba detta "agnus castus" diventano casti e puri, se tu riposi il cuore su Nostro Signore, che è il vero Agnello casto e immacolato, scoprirai presto che la tua anima e il tuo corpo sono mondati da tutte le sozzure e le sensualità.

 (tratto da "Filotea: Introduzione alla vita devota") 

Le ali della tua preghiera

Oggi, inizio del tempo Quaresimale, ci immergiamo in profonda riflessione attraverso le parole sagge di Sant'Agostino d'Ippona:


"Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
Non consiste nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire chi è nudo,
senza distogliere gli occhi da quelli della tua gente?
"
(Is 58, 6-7)

DALLE "ESPOSIZIONI SUI SALMI" DI SANT’AGOSTINO VESCOVO (En. in ps. 42, 7-8)

Le ali della tua preghiera

In un salmo è detto: Io dissi: Signore, abbi pietà di me, risana l'anima mia, perché ho peccato contro di te (Ps 4, 5). Questa supplica, fratelli, è sicura; ma vigilate nelle opere buone. Toccate il salterio obbedendo ai comandamenti, toccate la cetra, sopportando le passioni. Spezza il tuo pane per chi ha fame (Is 58, 7), ha detto Isaia; non credere che sia sufficiente il digiuno. Il digiuno ti mortifica, non soccorre gli altri. Saranno fruttuose le tue privazioni se donerai ad altri con larghezza. Ecco, hai defraudato la tua anima; a chi darai ciò che ti sei tolto? dove porrai ciò che hai negato a te stesso? Quanti poveri potrebbe saziare il pranzo che noi oggi abbiamo interrotto! Il tuo digiuno deve essere questo: mentre un altro prende cibo, godi di nutrirti della preghiera per la quale sarai esaudito. Continua infatti Isaia: Mentre ancora tu parli, io ti dirò: ecco son qui; se spezzerai di buon animo il pane a chi ha fame (Is 58, 9-10); perché di solito ciò vien fatto con tristezza e brontolando, per evitare il fastidio di colui che chiede, non per ristorare le viscere di chi ha bisogno. Ma Dio ama chi dona con letizia (2 Cor 9, 7). Se avrai dato il pane con tristezza, hai perduto il pane e il merito. Fa' dunque questo di buon animo, affinché colui che vede dentro mentre ancora stai parlando ti dica: Ecco son qui. Con quanta celerità sono accolte le preghiere di coloro che operano il bene! Questa è la giustizia dell’uomo in questa vita, il digiuno, l’elemosina, la preghiera. Vuoi che la tua preghiera voli fino a Dio? Donale due ali: il digiuno e l'elemosina. Così ci trovi, così tranquilli ci scopra la luce di Dio e la verità di Dio, quando verrà a liberarci dalla morte Colui che già è venuto a subire la morte per noi. Amen.

La benedizione di Santa Chiara d'Assisi

Concludiamo la giornata nella Vigna, dedicata alle donne, che ci ha fatto conoscere la figura di Santa Chiara d'Assisi, attraverso la sua benedizione:


Nel nome del Padre del Figlio
e dello Spirito Santo.

Il Signore vi benedica e vi custodisca.
Vi mostri la sua faccia e abbia misericordia
di voi. Volga verso di voi il suo volto
e vi dia pace, sorelle e figlie mie,
e a tutte le altre che verranno
e rimarranno nella vostra comunità,
e alle altre ancora, tanto presenti che venture,
che persevereranno fino alla fine negli altri
monasteri delle povere dame.

Io Chiara, ancella di Cristo,
pianticella del beatissimo padre nostro
san Francesco, sorella e madre vostra
e delle altre sorelle povere, benché indegna,
prego il Signore nostro Gesù Cristo,
per la sua misericordia e per l'intercessione
della santissima sua genitrice, santa Maria,
e del beato Michele arcangelo e di tutti
i santi angeli di Dio, del beato Francesco
padre nostro e di tutti i santi e le sante, che
lo stesso Padre celeste vi dia e vi confermi
questa santissima benedizione sua in cielo
e in terra, in terra, moltiplicandovi nella grazia
e nelle sue virtù fra i servi e le ancelle sue nella
Chiesa sua militante; e in cielo, esaltandovi
e glorificandovi nella Chiesa trionfante
fra i santi e le sante sue.

Vi benedico nella mia vita e dopo la mia
morte, come posso, con tutte le benedizioni,
con le quali il Padre delle misericordie
ha benedetto e benedirà i suoi figli
e le sue figlie in cielo e sulla terra,
e con le quali il padre e la madre spirituale
ha benedetto e benedirà i figli suoi
e le figlie spirituali. Amen.

Siate sempre amanti delle anime vostre
e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre
sollecite nell'osservare quelle cose
che avete promesso al Signore.

Il Signore sia sempre con voi e voglia
il Cielo che voi siate semper con lui.

Amen.

(Santa Chiara d'Assisi)

Sezione dedicata alla nostra amica Patrizia:

Il Dolore solo se è accettato e offerto diviene gioia, altrimenti può diventare disperazione. Il maligno tenta sempre di farci imboccare questa strada, che porta alla distruzione di sè e degli altri.
La domanda, il grido ci salva, perchè, come un bambino quando invoca la mamma è aiutato da lei, a maggior ragione o tanto più la nostra Mamma Celeste viene in nostro soccorso, portandoci lo Spirito Consolatore che ci fa ritornare la speranza.

Questo dolore non è capito dagli uomini, difficilmente ci possono aiutare, di solito LO aumentano!

Solo TU Signore ci comprendi totalmente, perchè siamo opera Tua. Fa' o Signore che possiamo amare anche chi non comprendiamo o non ci comprende, grazie. (Patrizia)

Gesù Cristo

Gesù Cristo
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Riflettiamo

Impariamo a soffermarci sulle parole e meditiamone il loro significato

L'importanza della preghiera

Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna. Tutti i beati, eccettuati i bambini, si sono salvati col pregare. Tutti i dannati si sono perduti per non pregare; se pregavano non si sarebbero perduti. E questa è, e sarà la loro maggiore disperazione nell’inferno, l’aversi potuto salvare con tanta facilità, quant’era il domandare a Dio le di lui grazie, ed ora non essere i miseri più a tempo di domandarle

(Sant'Alfonso Maria De' Liguori)

Accrescere la cultura

«Io voglio vivere per Gesù e per la Chiesa. La scienza che serve a farmi vivere sempre più per il Signore e per la Chiesa è la cultura della mia vita e tutta la mia vita di cultura». Ogni giorno, ogni ora, ogni istante io sento il bisogno di accrescere le mie conoscenze. E la Chiesa è una fonte inesauribile di vita e di cultura per me!».

(San Pio da Pietrelcina)

Il dono della Sapienza

Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni. 
Onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. 
È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. 
È un riflesso della Luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.

Le preghiere dei Santi:

Le preghiere dei Santi:
Noi ci affidiamo a te. Non abbandonarci alla tristezza perché tu, Signore, sei con noi sempre. Tu non ci lascerai un istante. Se non avessi steso la mano, quante volte la nostra fede avrebbe vacillato! Tu, Signore, sei sempre intento ad accogliere le nostre confidenze. Aiutaci a non abbatterci nelle sofferenze fisiche e morali. Non permettere di affliggerci fino a perdere la pace interiore. Fa’ che camminiamo con buona fede, senza inquietudini e sconforti. Noi ci affidiamo a te: prendici la mano e guidaci pur per incogniti sentieri. Insegnaci ad affrontare la prova a mente serena, per amore tuo che la permetti. Donaci di acquistare tesori per la santa eternità. (San Pio da Pietrelcina)

Dio, nostro Padre, tu hai tanto amato gli uomini da mandare a noi il tuo unico Figlio Gesù, nato dalla Vergine Maria, per salvarci e ricondurci a te. Ti preghiamo, Padre buono, dona la tua benedizione anche a noi, ai nostri genitori, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Apri il nostro cuore, affinché sappiamo ricevere Gesù nella gioia, fare sempre ciò che egli ci chiede e vederlo in tutti quelli che hanno bisogno del nostro amore. Te lo chiediamo nel nome di Gesù, tuo amato Figlio, che viene per dare al mondo la pace. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.(Venerabile Giovanni Paolo II)

Padre santo e giusto, Signore Re del cielo e della terra, ti rendiamo grazie per il fatto stesso che tu esisti, ed anche perché con un gesto della tua volontà, per l'unico tuo Figlio e nello Spirito Santo, hai creato tutte le cose visibili ed invisibili e noi, fatti a tua immagine e somiglianza, avevi destinato a vivere felici in un paradiso dal quale unicamente per colpa nostra siano stati allontanati. (San Francesco di Assisi)

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile. E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta attorno il suo destino mortale, che si porta attorno la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi. Eppure l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te. (Sant'Agostino))

“O Dio di grande Misericordia, bontà infinita, ecco che oggi tutta l’umanità grida dall’abisso della sua miseria alla Tua Misericordia, alla Tua compassione, o Dio, e grida con la voce potente della propria miseria. O Dio benigno, non respingere la preghiera degli esuli di questa terra. O Signore, bontà inconcepibile, che conosci perfettamente la nostra miseria e sai che non siamo in grado di innalzarci fino a Te con le nostre forze, Ti supplichiamo, previenici con la Tua grazia e moltiplica incessantemente su di noi la Tua Misericordia, in modo che possiamo adempiere fedelmente la Tua santa volontà durante tutta la vita e nell’ora della morte. L’onnipotenza della Tua Misericordia ci difenda dagli assalti dei nemici della nostra salvezza, in modo che possiamo attendere con fiducia, come figli Tuoi, la Tua ultima venuta...” (Santa Faustina Kowalska))

Affinché coloro che mi guardano non vedano la mia persona, ma Te in me. Rimani con me. Così risplenderò del Tuo splendore e potrò essere luce per gli altri. La mia luce verrà da Te solo, Gesù, non sarà mio nemmeno un piccolo raggio. Sei Tu che illuminerai gli altri attraverso di me. Ispirami la lode che Ti è più gradita, illuminando gli altri attorno a me. Che io Ti annunci non con le parole ma con l'esempio, con la testimonianza dei miei atti, con lo scatto visibile dell'amore che il mio cuore riceve da Te. Amen. (Madre Teresa di Calcutta))

Signore Gesù, tu hai dato la vita per me: io voglio donare la mia a te. Signore Gesù, tu hai detto: «Amore più grande non c'è che dare la vita per gli amici». Il mio supremo amore sei tu. È sera. Il giorno ormai declina. Resta con me Signore. Voglio seguirti portando la mia croce. Signore, vieni in mio aiuto e guidami nel cammino. La tua voce, Signore, ha un'eco profonda nel mio cuore. Gesù, mio Signore e mio Dio, voglio diventare in tutto simile a te, voglio soffrire e morire con te, per raggiungere con te la gioia della risurrezione. Tu, quel gran Dio che l'universo adora, vivi in me giorno e notte. E sempre la tua voce mi implora e mi ripete: «Ho sete, ho sete di amore»! Anch'io voglio ripetere la tua divina preghiera: ho sete d'amore. Io ho sete d'amore! Sazia la mia speranza, accresci in me, o Signore, il tuo ardore divino. Ho sete d'amore! Quale sofferenza, mio Dio, e come grande! Come vorrei volare da te! Il tuo amore, o Gesù, è il mio solo martirio; perché più brucia d'amore, più desidera amarti l'anima mia. Gesù, fa' che io muoia d'amore per te! (Santa Teresa di Gesù Bambino)